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Fedeli a questo principio aureo, anche per questa nuova raccolta (l’ottava della serie) abbiamo voluto procedere per polarità.
Ed ecco allora “Eros & Ares”, quasi a voler simboleggiare le due qualità essenziali presenti in ogni essere umano.
Eros è, ovviamente, l’espressione dell’Amore incondizionato, che proprio per questo - come già annotava Esiodo - è dotato di un potere illimitato.
Ares, per contro, è il Signore della guerra, il principio di contraddizione nella sua forma più dura e pura. Per gli antichi Greci, Ares era un dio del quale occorreva diffidare sempre, e non a caso lo rappresentavano ovunque con espressioni infuriate, minacciose, feroci.
Ma non questo, ovviamente, dobbiamo attenderci dalle musiche presenti in questo nostro “Ares” - a cominciare dal meraviglioso “Canto dei Sanfedisti” di Ginevra Di Marco. Non epitomi di odio e di furore, dunque, ma, più semplicemente, reperti sonori magari più taglienti e acuminati di altri, eppure anche loro, grazie al fondamentale aiuto di “Eros”, capaci infine di portare alla luce un tratto morbidamente soave. E anche in questo caso è il Due che si ricompone nell’Uno, come dicevamo.
Gli
artisti
MARLENE
KUNTZ
Originari della provincia di Cuneo (chissà che ne penserebbe il nostro amatissimo Principe Antonio De Curtis...), i Marlene Kuntz hanno da poco superato i vent’anni di attività. La fondazione ufficiale risale infatti al 1987, quando il batterista Luca Bergia e il chitarrista Riccardo Tesio, dopo una lunga discussione notturna a casa di Luca, decidono di dar vita a una band nuova di zecca. Nel breve volgere di due anni, ai fondatori si aggiungono dapprima il bassista Franco Ballatore, e poi, via via, l’altro chitarrista Cristiano Godano e il cantante Alex Astegiano, entrambi provenienti dai Jack On
Fire!.
Narra la leggenda che sia stato proprio Alex a suggerire il nome della band, poco prima del concerto d’esordio a Cuneo, il 13 maggio 1989. Marlene si riferisce ovviamente a Marlene Dietrich, idolatrata da tutti i drudi della band. E Kuntz è il titolo di una canzone dei Butthole Surfers, il cui ritornello, in strettissimo slang americano, urlava “fighe, fighe, fighe”, l’altra sfrenata passione di Luca & soci. Vera o inventata che sia questa storia, è invece assolutamente vero il commento dettato dallo scrittore Enrico Brizzi alcuni anni più tardi: “I Marlene Kuntz non sono un gruppo di rock italiano, ma l’unico gruppo italiano di rock!”. Un gruppo che ha però nelle sue corde la deliziosa capacità di circuire anche tanghi e milonghe, come dimostra questa pregevolissima cover di una delle composizioni più intriganti di Paolo Conte: “Alle prese con una verde milonga” (da “Fingendo la poesia”, 28 maggio 2004).
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