|
Questo album arriva dopo un periodo di riposo. Che frutti sono stati raccolti?
Un anno di pausa è stato necessario per tutti, per ritrovare energia e stabilità. La musica del resto è una forma di comunicazione, è un insieme di sentimenti, dunque avevamo bisogno tutti di una ricarica dopo tanti anni di dischi e di tour. Inoltre il fatto che ci sia stato uno smembramento del gruppo molti equilibri dovevano essere ristabiliti. Tra l'altro il nostro è stato un successo inaspettato, che per certi versi ci ha spossato.
Musicalmente che cosa è cambiato?
Il nuovo stato d'animo sicuramente ha cambiato il nostro sound.
Siamo tornati alla vita normale, a fare cose semplici come andare al supermercato in tranquillità o finire in un imbottigliamento per le strade di Londra senza per questo doversi arrabbiare a morte perché si è in ritardo. E' importante nella vita condividere con gli altri anche questi momenti. Quando lavoravamo duro pensavo: sto facendo la mia musica. In realtà non era vero, solo con una interruzione abbiamo ritrovato la concentrazione, l'impegno, la dedizione che la musica richiede.
La vostra non è mai stata musica commerciale, ma ha fatto fatica a emergere in un mercato recettivo e tra un pubblico 'preparato' come quello inglese: come lo spieghi?
E' una cosa di cui mi sono reso conto facendo il dj. Ognuno di noi ascolta la musica diversamente. Molti infatti sono abituati a riconoscere brani che si ascoltano nei club, ma quando metto su un pezzo dei Faithless, magari quello più noto e radiofonico, lo sentono e lo riconoscono anche se rimixato. Quando invece incidiamo un album la gente si disorienta. Non tutti amano la musica come un musicista, e non tutti la recepiscono nello stesso modo. Riconosceresti subito un pezzo di James Brown, lo senti e ti metti a ballare: ma di norma ci vuole tempo , anche per le radio, ad esempio, perché passano i pezzi dopo un po' che sei conosciuto al grande pubblico.
Qual è il messaggio che più ti preme comunicare con 'Outrospective'?
Il disco è una sorta di viaggio, e quando si è dall'altra parte ormai è fatta: chi ascolta è in sintonia con il mio messaggio. Nei miei testi racconto, ad esempio, che non è importante la ricchezza, sarebbe, tra l'altro, abbastanza facile e alla fine noioso. Fondamentale - e più difficile - è conquistare la felicità: è tutt'altra cosa dagli aspetti materiali, dà sicurezze incrollabili.
Consideri un arricchimento per i Faithless la figura di Sister Bliss?
Assolutamente. E' una persona che si direbbe onesta nelle sue emozioni: quando suona, prova gli stessi sentimenti, mette davvero le proprie emozioni nella musica che crea.
Come avviene la scrittura dell'album?
Direi in tre passaggi diversi. Bliss e Rollo scrivono le melodie, poi le passano a me che lavoro ai testi. Poi tutto quanto torna a loro per la revisione finale.
Sunday 8 P.M. è stato definito un album depresso: condividi questo parere?
No, perché non era un disco depresso, piuttosto era malinconico. Comunque non si può paragonare a questo, si riferiva a un altro momento della nostra vita.
La malinconia sembra essere un sentimento che tuttavia vi appartiene...
I dolori e le tristezze permettono alle persone un'unione che si può trasformare in gioia. E questo può essere 'materiale' per la musica. E' vero però che il mondo diventa magico se è riflesso della serenità interiore di ognuno, malgrado esistano brutture e violenze. Tutti siamo abituati a crearci un proprio mondo, e ci si lamenta spesso per nulla, mentre tutto dipende da noi.
In che modo il buddismo fa parte dei dischi dei Faithless?
Sono buddista da otto anni, e forse è questo che ho portato nel gruppo, forse ancora di più che l'esperienza musicale. Alcune mie visioni della vita sicuramente si ritrovano nelle liriche: mi interessa essere felice, non una popstar. Ho imparato molto dal buddismo, spiega la vita e le sue semplici regole dall'inizio alla fine. Se le segui puoi essere felice. L'ambiente esterno è un specchio di quello che siamo noi.
La tua carriera dunque è cambiata, da otto anni ad oggi?
Sì. Me ne sono reso conto quando lavoravo tanto e nessuno mi pagava: Mi chiedevo perché. Ho riflettuto e una voce dentro mi ha detto: <Perché ti sottovaluti>. Allora ho capito che le direzioni possono essere cambiate, se crei le cause avrai certi effetti. Quando arrivavano proposte per me e il gruppo troppo basse, le rifiutavo, e così non ero più io a bussare ma a dire: merito di più tutto dipende da me, e la gente si accorgeva del cambiamento, Il buddismo è stato per me una sorta di illuminazione interiore, utile per combattere le energie negative
|