In Occidente la stitichezza, da recenti dati
dellOrganizzazione Mondiale della Sanità, affligge più del 50% delle donne e più
del 35% degli uomini con una spesa annuale collettiva che supera i 25.000 miliardi in
lassativi; il disturbo è presente nel 20% della popolazione dei Paesi a elevato sviluppo
tecnologico tra i 20 e i 40 anni di età, si raddoppia tra i 40 e i 60 anni, si triplica
in età superiori.
Che cosa si intende per stitichezza? Si definisce stitichezza
o costipazione la difficoltà ad evacuare oppure una defecazione irregolare e troppo
infrequente. Normalmente levacuazione si differenzia da individuo a individuo e può
avere luogo una o due volte al giorno oppure a intervalli anche di due o tre giorni
purché sia caratterizzata da una ritmica frequenza. Quando questa viene meno si può
parlare di stitichezza, detta acuta allorché è limitata ad un breve periodo, non
superiore alle tre settimane, cronica quando perdura per più di un mese. I sintomi che
possono accompagnare la stitichezza sono: mal di testa, inappetenza, lingua secca e
biancastra, vertigini, malessere generale con facile irritabilità, distensione addominale
con senso di peso, difficoltà di respiro.
In medicina si distinguono una "stitichezza
organica", che è rara, data da malattie ben individuabili come lappendicite,
la diverticolite, le aderenze post operatorie post infiammatorie, poliposi o tumori
intestinali, ulcera gastroduodenale, alcune malattie ginecologiche, ecc.; una
"stitichezza secondaria" conseguente allassunzione di sostanze
farmacologiche quali la belladonna, ansiolitici oppure induttori del sonno, diuretici, il
calcio e, non ultimi, i lassativi utilizzati scorrettamente e per lungo tempo; una
"stitichezza funzionale" che è la più frequente e che è dovuta ad abitudini
alimentari inadeguate, a turbamenti emotivi, a sedentarietà, a fattori tossici.
Prima di addentrarci nellanalisi delle cause e delle
terapie della stitichezza più comune, quella funzionale, è necessario esporre brevemente
come funziona lapparato digerente del corpo umano.
Lapparato, o tubo, digerente è formato da bocca,
stomaco, intestino tenue, lungo 20 metri, intestino crasso, lungo 2 metri e ano o retto.
La bocca tritura con la masticazione il cibo e lo diluisce con
lacqua della saliva, trasformandolo in un bolo facile da deglutire; lesofago
spinge il bolo verso lo stomaco dove si diluisce ulteriormente grazie ai succhi gastrici,
fino a diventare liquido (chimo), qui inizia lassorbimento di alcune sostanze come
la vitamina B12; lintestino tenue raccoglie il chimo nel suo tratto iniziale
(duodeno) completa la digestione arricchendo il cibo di enzimi provenienti dal fegato e
dal pancreas atti a sciogliere ulteriormente i grassi, gli zuccheri e le proteine; quindi,
sempre nel tenue, durante il lungo tragitto successivo tutti gli elementi nutritivi, ormai
ridotti a dimensioni elementari (aminoacidi, zuccheri), vengono assorbiti per essere
portati al fegato dove subiscono ulteriori trasformazioni prima di entrare nel sangue ed
infine arrivare a tutte le cellule del corpo. Nellintestino crasso o colon il chimo,
divenuto ora "chilo" (una poltiglia molto liquida contenente materiali di
rifiuto, acqua, vitamine e sali) subisce da un lato lassorbimento dellacqua
con gli ultimi elementi nutritivi, e dallaltro la trasformazione via via in feci
solide; lampolla rettale infine raccoglie le feci e a seconda della dilatazione che
subisce provoca lo stimolo alla defecazione.