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Chi è il Dr. Antonio Turetta

 

Cambio di stagione e stanchezza (1-2-3)

In questa nostra civiltà produttiva ed efficiente il sintomo "stanchezza", o astenia, non ha mai trovato un’adeguata attenzione, sebbene sia uno dei più frequenti disagi lamentati dai pazienti. Non esiste infatti una ben chiara "sindrome astenica" riconosciuta, cioè un insieme di sintomi e segni per cui si possa inquadrare la stanchezza come una vera e propria malattia. L’astenia infatti è un sintomo, talvolta unico e debilitante, che si presenta o come segnale di allarme di alcune malattie, oppure a sé stante, senza riferimento a una chiara causa organica. Tralasciando volutamente di descrivere la stanchezza derivante da varie malattie come le anemie, le epatiti virali, eccetera, affronteremo invece questo sintomo nei casi in cui non deriva da lesioni di organi o apparati del corpo. E questi rappresentano l’80% dell’origine dell’astenia.

Prima causa: la pressione

Si sente spesso parlare di ipertensione (pressione arteriosa alta) piuttosto che di ipotensione (pressione arteriosa bassa) per le temibili conseguenze che la prima può dare, e poco invece della seconda, perché considerata innocua. Eppure chi soffre di pressione bassa sa bene quanto sia debilitante questo "stato" accompagnato dalla pressoché continua sensazione di non avere energia sufficiente per affrontare la vita quotidiana.

La pressione arteriosa viene considerata bassa quando spesso non supera i 90-100 di massima e i 50 di minima: non è pericolosa per la vita e non provoca danni organici; in genere tende ad abbassarsi ulteriormente in estate, mentre invece si alza nella stagione invernale. Nelle persone particolarmente sensibili può abbassarsi velocemente quando si passa dalla posizione seduta oppure sdraiata, a quella eretta e in rari casi provocare addirittura uno svenimento.

I sintomi della pressione bassa sono: stanchezza cronica, soprattutto fisica, con sensazioni di inefficienza corporea accompagnata talvolta da tachicardia, ronzii alle orecchie, vertigini occasionali, sonnolenza soprattutto dopo i pasti, debolezza muscolare, mal di testa.

La terapia della stanchezza provocata dalla pressione bassa, nella medicina ufficiale si basa su alcuni farmaci capaci di alzare la pressione ma che vanno utilizzati per brevi periodi perché possono causare spiacevoli effetti collaterali.

Se la colpa è lo "stress"

Lo stress è una reazione fisiologica legata all’ambiente in cui vive l’uomo e che è prodotta da una gamma estremamente ampia di stimoli denominati stressor (e cioè gli agenti stressanti).

Non è una vera e propria condizione di malattia, bensì una reazione normale del corpo, con l’utile fine di mantenersi in equilibrio nonostante le variazioni ambientali. Questa reazione può tuttavia divenire nociva se gli stressor agiscono con particolare intensità e per periodi di tempo sufficientemente lunghi tanto da dare nel corpo umano le seguenti fasi (successive tra loro):

  • la fase di allarme, nella quale si manifestano modificazioni biochimiche e ormonali, cioè aumenta una disponibilità energetica circolante nel sangue pronta all’utilizzo (per esempio composti energetici come il colesterolo, gli zuccheri);

  • la fase di resistenza, nella quale l’organismo umano si organizza in uno stato di perenne difesa, cioè l’energia viene continuamente prodotta senza essere adeguatamente utilizzata (molti rialzi del tasso di colesterolo nel sangue senza cause dirette di tipo alimentare appartengono appunto a questa fase);

  • la fase di esaurimento, in cui si verifica il "crollo" delle difese e dunque l’incapacità del corpo di adattarsi agli stimoli. Questa è l’ultima fase che può portare anche in breve tempo al cosiddetto "stato patologico da stress" che si manifesta attraverso stanchezza generalizzata, pesantezza spesso dolorosa agli arti, insonnia con sonnolenza durante la giornata, diminuita forza muscolare, inappetenza, facilità a contrarre infezioni virali (come raffreddore, influenza, herpes), stati depressivi variabili, ansia, irritabilità, mal di testa, tachicardia, sudorazioni improvvise, svogliatezza davanti a qualsiasi attività sia mentale, sia fisica.

La risposta che la medicina tradizionale dà a questa reazione negativa di non adattamento va dal bonario e generico "ha bisogno di riposo" a periodiche "cure ricostituenti" oppure a farmaci "psicotropi" (ansiolitici, antidepressivi) prescritti spesso da specialisti in neurologia e psichiatria.

Problemi psicologici

Fino a non molti anni fa, di fronte a "stanchezze" generalizzate, caratterizzate soprattutto da stati psicologici di affaticamento, si usava il termine "neurastenia", oppure, in casi perduranti da molto tempo e connotati da sensazione di "vuoto mentale", era comune quello di "esaurimento nervoso". Attualmente questi termini sono in disuso nella medicina perché sono stati compiuti grandi progressi per quanto riguarda la diagnosi, la classificazione e la terapia dei vari disturbi psicologici. Uno su tutti, la sindrome ansiosa, è spesso caratterizzata da momenti di grande stanchezza. E’ questo un disagio psicologico caratterizzato dall’angoscia spesso accompagnato da diversi sintomi, con differenti livelli di intensità e distinta in attacchi di panico, o ansia acuta, e in ansia generalizzata.

Quest’ultima è uno stato di tensione diffusa e persistente, caratterizzata da un malessere generale i cui sintomi sono: importante sensazione di stanchezza con facile affaticabilità alternata al contrario da tensione motoria con tremori e incapacità di rilassarsi; stanchezza mentale con "testa vuota" o "leggera", intervallata a paura, rimuginazioni, iperattenzione, distrazione, difficoltà di concentrazione e memoria, impazienza e irritabilità. Questi sintomi sono spesso accompagnati da altri caratteristici della sindrome ansiosa, come tachicardia, vertigini, bocca secca, sudorazione aumentata, formicolio alle mani e ai piedi, difficoltà digestive, un nodo in gola. La cura di questo tipo di stanchezza, per la medicina tradizionale, è quella mirata a correggere lo stato ansioso con ansiolitici, cioè farmaci antiansia, insieme con "tonici" neuromuscolari e con farmaci che migliorano la circolazione sanguigna cerebrale.

L’insonnia sporadica è un disturbo occasionale transitorio e di solito è legata a situazioni momentanee e soprattutto di tipo ansioso (ad esempio, eventi dell’indomani che destano preoccupazioni). L’insonnia cronica è invece un disturbo persistente nel tempo e che riduce notevolmente il benessere e le prestazioni della persona.

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