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Con la primavera arrivano le allergie e l'asma:
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Le parole che hanno attinenza con la respirazione sono tutte legate al concetto di "vivere". Anche in latino era ammesso il significato delle parole "respiro" e "anima" (ciò che alita, soffia, spira), da cui deriva infine la parola "animale" che significa "l’essere dotato di respiro". E’ in questo modo che si differenzia il mondo animato da quello inanimato, cioè viene definito "vivo" qualunque essere od organismo dotato di funzione respiratoria. Quanto detto è una premessa necessaria per comprendere il dramma vissuto dalle persone sofferenti di asma, perché questa malattia durante gli attacchi "toglie l’aria" a tal punto che l’ammalato spesso ha paura di morire.

Il respirare dunque coincide con la vita mentre l’asma è una malattia che limita di molto la qualità del vivere perché a volte diviene una vera e propria condanna a essere "sospesi a un filo d’aria". Però prima di affrontare l’asma, malattia che colpisce circa tre milioni di italiani, occorre brevemente descrivere che cosa vuol dire respirare affinché si comprenda quanto questa funzione vitale sia indispensabile e, nel contempo, imparare a rispettare l’aria che circonda ogni elemento della natura.

Per la medicina respirare vuol dire far giungere l’ossigeno presente nell’aria a tutte le cellule del corpo dove la sostanza diviene il "combustibile" necessario per le trasformazioni chimiche vitali ("respirazione cellulare").

Ne consegue la produzione di anidride carbonica, considerata "gas di scarico", che viene quindi allontanata dalle cellule per essere immessa in seguito, come vedremo, nell’aria esterna all’organismo. Perché tutto ciò avvenga sono necessarie due funzioni in stretta dipendenza fra loro: la circolazione del sangue, attivata dal ritmico contrarsi e dilatarsi del cuore, e la "respirazione polmonare". Quest’ultima è caratterizzata da due strutture: le vie aeree superiori (naso - faringe - laringe - trachea) e le vie aeree inferiori (nel senso di profonde) cioè i bronchi e i polmoni.


Come l’ossigeno giunge alle cellule

L’aria entra nel naso (filtro per i corpi estranei, impurità e con l’importante funzione di riscaldarla e umidificarla) quindi transita nella faringe (cavità posta dietro il naso e la gola, dove le ghiandole adenoidi e tonsille funzionano da barriere di difesa immunitaria) poi passa per la laringe (situata internamente al cosiddetto "pomo d’Adamo" e in cui vi sono le corde vocali) per scendere infine nella trachea e nei bronchi fino al vero e proprio tessuto polmonare. In questo luogo, formato da circa trecento milioni di piccoli "palloncini" chiamati alveoli, avvengono i cosiddetti scambi gassosi, cioè l’ossigeno (presente nell’aria in una percentuale del 21 per cento) passa nel sangue del circolo polmonare scambiandosi con l’anidride carbonica, il gas di scarico che, percorrendo a ritroso lo stesso tragitto dell’aria, verrà infine espulsa all’esterno.

Nel sangue l’ossigeno si lega ai globuli rossi, liberati dall’anidride carbonica che trasportavano, e ceduto alle cellule di tutto il corpo grazie appunto alla circolazione sanguigna "generale" azionata dalla forza di contrazione del cuore.


Ecco come lavorano i polmoni

L’entrata e l’uscita di aria, ossigenata o carica di anidride carbonica, sono garantite però dalle due azioni principali dell’apparato polmonare, cioè rispettivamente l’inspirazione e l’espirazione. Queste sono possibili grazie alla conformazione della struttura muscolo - scheletrica contenente i polmoni (denominata cassa toracica) che, comportandosi come un mantice, quando si espande favorisce il risucchio di aria mentre quando si riduce la espelle all’esterno.

L’inspirazione
La forza di espansione (inspirazione) del "mantice" è costituita dal lavoro attivo dei muscoli posti fra le coste (intercostali) e dal diaframma (muscolo a forma di cupola situato sotto i polmoni). Mentre i primi dilatano il torace, il secondo, abbassandosi e appiattendosi, favorisce ancora di più l’entrata dell’aria dal naso e la sua distribuzione a tutto il tessuto polmonare.

L’espirazione
L’espirazione invece avviene di solito passivamente perché i polmoni tendono a svuotarsi spontaneamente grazie alla loro notevole elasticità.

Per comprendere meglio che cosa accade nella malattia asmatica vediamo come avviene il controllo della respirazione. L’essere umano respira 25.920 volte al giorno e di solito senza saperlo (controllo involontario). Se però una persona "ci pensa" può controllare la frequenza e la profondità del proprio respiro (controllo volontario). Inoltre può trattenerlo per breve tempo fino a che un meccanismo più forte della volontà riprende il comando obbligandolo a respirare.

Dunque il controllo del respiro è contemporaneamente volontario ed involontario. Quest’ultimo avviene tramite il sistema nervoso, cioè i muscoli respiratori si attivano perché ricevono impulsi nervosi ad intervalli regolari da un "centro respiratorio" situato nel cervello.


Che cos’è l’asma

Questo "centro" è influenzato soprattutto da due fattori: la quantità di anidride carbonica e di ossigeno presenti nel sangue: se la prima aumenta, per esempio durante l’esercizio muscolare, il "centro respiratorio" rende più frequente la respirazione per eliminarla più velocemente; se il secondo è carente, per esempio in ambienti dove è minore la sua percentuale nell’aria, il "centro" aumenta sia la profondità sia il ritmo del respiro.

Vi sono poi altri fattori che influenzano il centro respiratorio e sono: fattori fisiologici, quali il sonno (il respiro rallentato), la digestione e il clima caldo (respiro più superficiale), il freddo (respiro più lento e profondo), oppure fattori psicologici, come la paura (respiro rapido e affannoso), l’ansia (respiro superficiale e rapido).

La più recente definizione di asma è: "Affezione caratterizzata da attacchi acuti di respiro corto indotti da agenti diversi o da attività fisica, accompagnata da segni clinici di ostruzione bronchiale totalmente o parzialmente reversibile tra un attacco e l’altro".

In altre parole si tratta di una difficoltà respiratoria che insorge improvvisamente, via via diventando più grave, e direttamente causata dalla restrizione dei bronchi ("spasmo bronchiale"). La sua caratteristica non è tanto quella di impedire l’entrata dell’aria nei polmoni, quanto quella di rendere molto difficoltosa la sua fuoriuscita.

L’incidenza dell’asma, pur con sensibili variazioni in relazione all’età, alle categorie professionali, alle diverse aree geografiche, raggiunge percentuali che in Italia vanno, a secondo di diverse stime, dal 2,5 al 7 per cento della popolazione (circa tre milioni di persone). In particolare: la percentuale è più elevata nelle medie - grandi città ed è ridotta nelle aree agricole; si manifesta a qualsiasi età ma è più frequente nei bambini sotto i dieci anni con una preferenza del sesso maschile (dopo la pubertà più colpite sono le donne); tra i 30 e i 40 anni si può manifestare indifferentemente in entrambi i sessi e al di sopra dei 45 anni è molto raro riscontrarla come malattia a sé stante (in questo caso la malattia tende invece a sovrapporsi ad altre patologie polmonari, come, per esempio, la bronchite cronica di frequente causata dal fumo di sigarette).

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