L’ipertensione
arteriosa è una tra le malattie più diffuse nei paesi industrializzati,
tant’è che si riscontra nel 20% della popolazione adulta ed è
considerata uno dei maggiori problemi clinici del Ventesimo secolo. Quest’ultima
constatazione deriva dal fatto che da un lato molte volte chi è iperteso
lo scopre occasionalmente in una visita medica senza sapere magari di
esserlo da tempo e dall’altro perché non sempre è facile per il medico
decidere quando occorre intervenire farmacologicamente e quali medicine
somministrare. Infatti sono molti i farmaci antiipertensivi, numerose le
possibili associazioni fra loro e, di grande importanza per l’adesione o
meno del malato alla terapia, frequenti gli effetti collaterali negativi
che questi possono dare.
Vedremo
allora in questo articolo come aiutare il malato di ipertensione arteriosa
anche con terapie naturali come l’omeopatia e l’agopuntura.
Che cos’è la pressione del sangue
Il
cuore è una pompa che spinge il sangue in un sistema di canali chiamati
vasi sanguigni. Questi sono condutture con pareti elastiche che si
dipanano in ogni distretto dell’organismo. Si chiama pressione la forza
con cui viene spinto il sangue attraverso i vasi.
La
pressione dipende dalla quantità di sangue che il cuore spinge quando
pompa e dalle resistenze che possono esserci al suo scorrere. Se
immaginiamo di spingere con l’aria dei polmoni del liquido lungo un
sottile tubo di gomma dalle pareti molto elastiche il soffiare equivale
alla contrazione della pompa - cuore (sistole) mentre il prendere fiato
corrisponde alla dilatazione cardiaca (diastole) e se poi misuriamo alla
periferia del tubo la forza massima con cui il liquido arriva (soffiare -
sistole) e quella minima quando rallenta (prendere fiato - diastole)
avremo appunto i valori di pressione massima e minima (sistolica -
diastolica) del sistema.
Che cos’è l’ipertensione
Immaginiamo
di schiacciare leggermente le pareti del tubo attraverso la sua parte
terminale restringendo così il suo calibro. La forza del soffiare che
dovremo esercitare per spostare il liquido dovrà essere più energica che
nella situazione senza restringimento. Immaginando invece che il tubo di
gomma per svariate ragioni divenga in molte sue parti più spesso e
rigido, il risultato sarà analogo a quanto detto sopra, cioè dovremo
aumentare ancora la forza del soffiare.
Ebbene,
le situazioni "negative" descritte si chiamano
"resistenze" alla normale forza necessaria a spingere un liquido
dentro un tubo e, riportando l’esempio al corpo umano, i medici hanno
stabilito che la pressione arteriosa dipende in gran parte, appunto, dalle
"resistenze" che la forza di scorrimento del sangue incontra o
no, sia nella situazione di spinta (pressione sistolica) sia in quella di
rallentamento (pressione diastolica).
Si
definisce ipertensione arteriosa uno stato costante e non occasionale in
cui la pressione arteriosa è elevata rispetto a standard fisiologici
considerati normali. Nello specifico si dice che una persona è ipertesa,
o ha la pressione alta, quando la pressione arteriosa minima (ipertensione
diastolica) supera "costantemente" il valore di 90 millimetri di
mercurio (unità di misura della pressione) o la pressione massima
(ipertensione sistolica) supera il valore di 140 millimetri di mercurio
(dopo i 60 anni di età si accettano valori leggermente più alti) in
maniera costante. Il fatto che sia costante è fondamentale perché sono
molte la variazioni che può subire la pressione arteriosa sia in alto sia
in basso. Infatti la pressione (prevalentemente la massima - sistolica)
aumenta con l’età probabilmente per l‘inevitabile maggiore rigidità
dei vasi arteriosi durante il fisiologico processo di invecchiamento; sia
la "massima" sia la "minima" sono più alte al mattino
appena svegli (come se il corpo richiedesse più forza del sangue per
riprendere meglio l’attività quotidiana), si riducono durante la
giornata per aumentare un poco verso la sera fino a nuovamente ridursi di
molto mentre si dorme; i valori infine si alzano in occasione di intensi
sforzi fisici ed intensi fattori emotivi.
Cause
I
medici distinguono due tipi di ipertensione arteriosa: una detta
"essenziale" e l’altra denominata "secondaria".
Quest’ultima viene definita così perché appunto secondaria a patologie
ben definite (per esempio le malattie renali) e rappresenta circa il 5 per
cento delle ipertensioni; l’essenziale, invece, rappresenta circa il 95
per cento delle ipertensioni, ed è indicata con questo termine perché
non se ne conoscono ancora a fondo le cause. Peraltro per quest’ultimo
tipo di ipertensione arteriosa sono due le ipotesi causali che godono di
maggior attenzione: l’alimentazione scorretta e lo stress psico -
emotivo.
Alimentazione
Le
persone che vivono in zone remote di paesi come la Cina, le Isole
Salomone, la Nuova Guinea, il Brasile, l’Africa, non presentano alcune
evidenza di ipertensione essenziale né mostrano significativi aumenti di
pressione con l’avanzare dell’età. A ulteriore riprova di questa
constatazione, quando membri della medesima razza appartenenti a queste
società migrano verso zone meno remote e adottano un tipo di
alimentazione più "civilizzata", l’incidenza dell’ipertensione
aumenta marcatamente. Sembra che, da un punto di vista alimentare, una
dieta con eccessivo consumo di cloruro di sodio (sale), caratteristica
della nostra società, insieme con una diminuita assunzione di potassio
comprometta i meccanismi di regolazione della pressione arteriosa
aumentando le "resistenze" all’afflusso del sangue e dando
luogo così, nei soggetti predisposti, all’ipertensione.
Tutto
ciò ha indotto i medici, supportati da numerosi studi clinici perduranti
ormai da più di trent’anni, a prescrivere in persone modicamente
ipertese diete con restrizione di cloruro di sodio e arricchimento di
cloruro di potassio con buoni risultati di abbassamento della pressione
arteriosa senza alcuna terapia farmacologica. Attenzione però: se ad un
individuo normo - teso (pressione normale) si prescrive lo stesso tipo di
dieta non si hanno prove valide che tutto ciò attui un’efficace
prevenzione dell’ipertensione essenziale perché questa insorge, come
abbiamo detto, in persone "predisposte".
E’
su questa predisposizione che la scienza medica orienta molte sue ricerche
soprattutto dal punto di vista genetico. Esisterebbe cioè nell’individuo
malato un "errore" del patrimonio genetico che lo caratterizza
inducendo una sorta di "debolezza" riguardo i meccanismi di
regolazione della pressione arteriosa.
Stress
Ai
giorni nostri si parla tanto di stress e ad ogni difficoltà quotidiana si
dà questo nome. Ebbene, in molti casi sembra che lo stress psico -
emotivo possa essere un fattore causale dell’ipertensione essenziale al
punto che da un lato si sono identificate situazioni emotive che sembrano
particolarmente pericolose (arrabbiature, performance intellettuali
continuative gravose di responsabilità, emozioni intense frustrate nel
loro manifestarsi) e dall’altro tipologie di personalità più
suscettibili di altre a subirne i danni. Queste personalità, derivate da
fattori di apprendimento familiare, sociale, religioso - morale o,
talvolta, da problematiche conflittuali inconsce, sono oggetti di studio
di una branca della medicina che diventa sempre più importante per l’individuazione
della cause, o concause, di svariate malattie: la medicina psicosomatica.
Vedremo poi quali importanti considerazioni propone questa medicina sull’ipertensione
arteriosa essenziale.
Conseguenze dell’ipertensione
E’
difficile che l’ipertensione dia inizialmente dei disturbi e spesso ci
si accorge di una pressione arteriosa superiore alla norma magari dopo
anni dalla sua insorgenza e talvolta occasionalmente. Solo in alcune
situazioni, infatti, la pressione alta dà segni di sé e cioè quando si
innalza di molto e rapidamente (crisi ipertensiva) per svariate ragioni
non sempre ben identificabili. In quest’ultimo caso i sintomi possono
essere: mal di testa improvviso (pulsante e interessante il capo
globalmente), sensazione di testa pesante, ronzii alle orecchie, vertigine
e, non raramente, perdita di sangue dal naso. Normalmente però non ci si
accorge di avere la pressione alta e i disturbi che provoca sono legati ai
danni indotti su alcuni organi, particolarmente sensibili, dal suo
perdurare come il cuore, i reni e il cervello.
A
livello del cuore un’elevata pressione arteriosa può provocare
alterazioni del ritmo cardiaco, dolori al petto (dati da un ridotto
apporto di sangue al muscolo cardiaco), sino a giungere ad una
condizione di insufficienza cardiaca che inizialmente si manifesta con
mancanza di respiro durante la notte (con necessità di mettersi
seduti per respirare meglio), oppure durante sforzi fisici, e con
comparsa di gonfiore alle gambe.
Sul
rene l’ipertensione può produrre una progressiva riduzione della
funzionalità renale con perdita di proteine nelle urine (i segni
possono essere gonfiori mattutini agli occhi e alle gambe) e riduzione
della quantità di urine fino ad avere, in casi molto seri,
insufficienza renale.
I
disturbi a carico del cervello, infine, possono manifestarsi o come eventi
acuti e drammatici di compromissione di alcune aree cerebrali (ictus)
oppure con una lenta e graduale perdita di alcune funzioni come la
memoria, l’attenzione, la concentrazione, l’orientamento spazio -
temporale.