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Pesci
transgenici: un rapporto di Greenpeace mette in luce i rischi (03/02/2000)
Roma,
22 gennaio 2000 - In occasione dell'apertura dei negoziati informali per
la definizione del testo del Protocllo sulla Biodiversità che si sta
svolgendo a Montreal, Greenpeace ha presentato un nuovo rapporto sul
rischio posto dall'allevamento dei pesci transgenici.
Secondo
alcuni ricercatori statunitensi l'immissione anche di un solo individuo
manipolato potrebbe portare al collasso popolazioni intere di pesce della
stessa specie. I pesci bioingegnerizzati, infatti, potrebbero accoppiarsi
con maggior successo, favoriti dalla taglia, ma il tasso di sopravvivenza
della progenie sembrerebbe essere molto basso. L'azione congiunta di
questi due fattori porterebbe al declino delle popolazioni naturali in
periodi relativamente brevi.
Le
uova di pesci transgenici sono disponibili per l'allevamento già da
quest'anno e, se le autorita' canadesi statunitensi, e cilene cui è stata
avanzata richiesta, concederanno i permessi, nel 2002 potranno essere
disponibili per il consumo umano.
"Nuotando
contro la corrente delle ragione" questo il titolo del rapporto,
illustra nei dettagli i risultati di una ricerca condotta dai ricercatori
della statunitense Pardue University che applicando modelli matematici,
hanno disegnato lo scenario sulla possibile contaminazione genetica di
popolazioni di pesci selvatici con pesci transgenici.
Sin dagli inizi degli anni '90, alcuni istituti di ricerca privati hanno
iniziato ad sperimentare tecniche di ingegneria geneitca sui pesci per
conferire alcune caratteristihe quali resistenza al freddo, resistenza ad
alcune patologie e quali indicatori di inquinamento marino. La maggior
parte dei fondi, tuttavia è stata spesa per aumentare le rese
quantitative dei pesci transgenici attraverso l'inserimento del frammento
di DNA che codifica per la produzione dell'ormone responsabile della
crescita dei tessuti.
I
pesci che sono stati trattati in questo modo si presentano dalle 4 alle 6
volte più grandi dei loro corrispettivi non manipolati e, a detta dei
ricercatori, con un risparmio complessivo di alimento pari al 26%
nell'intero ciclo vitale. Pesci che magiando meno sisviluppano più di
quelli normali.
Le
uova fecondate di questi pesci sono già commercializzabili a partire da
quest'anno, mentre, se le autorità canadesi, statunitensi e cilene che
hanno ricevuto la richiesta di commercializzazone da parte della Aqua
Bounty Farms, la maggiore produttrice di salmone transgenico, dovessero
concedere il permesso, entro il 2002 li potremmo trovare sui banchi dei
supermercati.
"Quello
che sembra essere sottovalutato è il rischio di fuga di pesci
bioingegnerizzati in ambiente e la possbilità che quetsi nuovi iorganismi
si incrocino con quelli selvatici. I ricercatori della Pardue University
hanno dimostrato che i pesci più grandi avrebbero maggiore probabilità
di riprodursi ma che la mortalità della progenie è molto più alta di
quela naturale. Ciò significa che anche un solo pesce trnsgenico può
portare alla scomparsa di intere popolazioni di pesci selvatici" ha
dichiarayto Fabrizio Fabbri di Greenpeace.
Ma
le aziende assicurano che possono prevedere ed evitare il rilascio
all'esterno dei pesci transgenici e che prima le autorità di controllo
sarebbero molto severe nel controllare le misure di sicurezza per impedire
contaminazione genetica.
Al
contrario, proprio ieri il gudice Luis Oberdorfer del Distretto federale
di
Washington ha riconosciuto la legittimità della denuncia presentata da
Greenpeace ed altre 70 parti civili contro l'Agenzia Ambientale
Statunitense per aver rilsciato il permesso di coltivazione del mais
transgenico senza che fossero garantite le misure di sicurezza necessarie
ad evitare danni ambientali e contaminazione genetica.
"La
produzione commerciale degli OGM siano essi piante o animali, deve essere
regolamentate applicando il principio precauzionale, come ha anche
roicordato il Consiglio Superiore di Sanità, e deve essere data facoltà
a cascun paese di rifiutare l'import di GMO per motivi precauzionale
sanitari ed ambientali. Queste sono due tra i punti più importanti in
discussione a Montreal che Greenpeace spera verrano chiramanete incluse
nel testo finale del Protocollo" ha concluso Fabrizio Fabbri.
Fonte:Greenpeace
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