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Il
formaggio di fossa: per sapere di cosa si parla (09/02/2000)
Dalla
rete volentieri citiamo:
Gli
umili natali non gli hanno impedito di far fortuna e oggi, smessi i
modesti panni paesani (ma senza aver perso il suo olezzo pungente),
frequenta prevalentemente ambienti di un certo tono e ristoranti
esclusivi.
A Bologna se lo contendono. A Milano è quasi un mito. Si sta parlando,
naturalmente, del "formaggio di fossa", nelle due sole versioni
"autografe": quella, più tradizionale e nota, di Sogliano e
quella, più recente, di Talamello.
Il
"formaggio di fossa" - com'è arcinoto - è formaggio
preferibilmente "misto", cioè di latte vaccino e di pecora,
stagionato per circa tre mesi nelle cosiddette "fosse". Le
quattro "fosse" principali di Sogliano sono antichi depositi
granari (d'età malatestiana, si pensa) scavati nel tufo. Sono di forma
ovale e sono alti tre metri e larghi due.
Le "fosse" di Talamello sono di dimensioni più ridotte e di
fattura più rozza.
Le
forme, chiuse in sacchi di tela bianca (si consigliano le vecchie federe
dei cuscini), sono sepolte alla fine d'agosto e riesumate alla fine di
novembre. A Sogliano il giorno canonico della riapertura delle fosse è il
24 novembre, vigilia della fiera di Santa Caterina.
Le fosse garantiscono una temperatura costante di 21 gradi, un'umidità
vicina al cento per cento e un'aerazione minima. Fermentando in queste
specialissime condizioni, il formaggio matura una pasta, un gusto e un
profumo del tutto particolari, con venature amarognole e fragranze di
sottobosco, di fungo, di tartufo. Per soprammercato acquista anche
un'elevata digeribilità.
Il
formaggio di fossa non ha la piatta uniformità del prodotto industriale:
il che, beninteso, ne accresce l'interesse gastronomico.
Quello di Talamello ha un sapore e un profumo meno intensi di quello di
Sogliano. Ma neppure il formaggio di Sogliano è tutto uguale. Al
contrario. La qualità del formaggio infossato, il grado di maturazione,
la profondità dello stivaggio e la fossa stessa producono un ampio
spettro di sapori e afrori, dal violento al delicato. Per i gusti più
disparati. Eppure è tutto autentico, inequivocabile "formaggio di
fossa": chi ha un minimo di naso e di palato lo distingue al volo.
Quando
e perchè nasce il formaggio di fossa? La documentazione storica,
purtroppo, non ci soccorre. Escluderemmo tranquillamente origini arcaiche
(la famigerata "notte dei tempi") e motivazioni rituali. Nessuna
persona ragionevole seppellisce il formaggio per compiere un cerimoniale
inumatorio. E' egualmente improbabile che, in origine, abbiano prevalso
quelle ragioni gastronomiche che avrebbero poi decretato la fortuna del
formaggio di fossa.
L'infossamento è innanzi tutto una tecnica di conservazione. I nostri
bisnonni di Sogliano e Talamello (una zona con venerande tradizioni di
allevamento) avranno dovuto fare i conti con una sovrapproduzione estiva
di formaggio, eccedente il consumo immediato. Di qui la necessità di
conservarlo per l'inverno, scongiurando un eccessivo rinsecchimento.
Avranno quindi pensato, ragionevolmente, di chiuderlo nelle fosse
granarie. Avranno così constatato che non solo si manteneva
perfettamente, ma guadagnava in bontà. Era la soluzione giusta.
La tecnica di infossamento è stata in seguito perfezionata e tramandata
fino a noi. Ma solo in tempi recenti (in questo secolo, diciamo) la ragion
gastronomica ha prevalso sulla ragion pratica . Buttare là delle date è
sicuramente un azzardo. Si può supporre - per analogie con le tecniche
casearie di altre località - che si infossi da circa trecento anni.
Mentre a Sogliano la tradizione non ha conosciuto lunghe interruzioni (il
peso del formaggio è tuttora misurato in libbre, anzichè in
chilogrammi), a Talamello è stata recuperata, sulla base dei ricordi dei
più vecchi, solo da qualche anno.
(fonte:
http://www.rimini.com/storia/fossa.htm)
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