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FAO,
cibi geneticamente modificati ed Europa: superficialità, ignoranza o
malafede? (21/10/1999)
15
ottobre 1999
Il Dr. Hartwig de Haen, assistente del direttore generale del dipartimento
economico e sociale della FAO, ha dichiarato in un’intervista che le
nuove colture modificate geneticamente potrebbero costituire un alto
potenziale nella risoluzione del problema della fame del mondo. Almeno 800
milioni di persone nei paesi in via di sviluppo, secondo i dati del Dr. de
Haen, hanno infatti problemi legati ad insufficienza di cibo.
Anche il segretario all’agricoltura statunitense, Dan Glickman, concorda
nel proporre a tal fine il ruolo potenziale delle biotecnologie.
18
ottobre 1999
Il rappresentante della FAO, John Lupien, direttore della divisione cibo e
nutrizione dell’organizzazione internazionale, durante una serie di
conferenze sul tema organizzate a Melbourne affermava che le
preoccupazioni europee sulla pericolosità dei gibi GM sono più paura
dell'ignoto che paura di crescenti problemi sulla sicurezza del cibo
("...These worries are more a fear of the unknown, I would say, than
fear of increased problems with food safety..."). L’atteggiamento
dell’Europa sui cibi modificati sarebbe condizionata dai problemi della
mucca pazza e della diossina trovata in prodotti alimentari.
Secondo Lupien c'è carenza di informazione e scarsa reale conoscenza in
Europa in materia, ed è questa la cosa che più di tutto si deve
incrementare.
Questo atteggiamento si è tradotto nelle difficoltà incontrate dagli
Stati Uniti nell’esportare in Europa grano e soia prodotti in
coltivazioni modificate.
Lupien sottolinea che la FAO e l’Organizzazione Mondiale per la Sanità
non hanno riscontrato problemi di sicurezza per la salute nei loro studi
sugli alimenti GM; l’unico possibile rischio potrebbe essere che la
modificazione genetica porti con sé il rischio di allergenicità, il che
è per ora solo un’ipotesi, mai verificatasi, ed alla quale si presta la
massima attenzione.
21
ottobre 1999
Il nostro dubbio è: alla base di quanto detto sopra c'è
superficialità, ignoranza, malafede o un misto?.
Se non partiamo da qui, facciamo fatica a comprendere le affermazioni
appena citate.
Perchè l'ignoranza forse sta nel non conoscere gli studi (anche assai
seri) circa le conseguenze sugli organismi umani, animali e
vegetali. Nel non conoscere nemmeno grossolanamente le culture europee
(che sono tante e diverse ma sicuramente meno superficiali di quanto
qualche ignaro possa pensare).
Rifiutare cibo da chi non vuole dirci cosa contiene e nega l'esistenza
potenziale di pericoli non è, evidentemente, paura dell'ignoto, ma segno
di intelligenza: se i cibi GM sono tanto sani, perchè non segnalarli con
una etichetta bella grande affrontando senza tabù eventuali
pericoli e conseguenze di questo uso?
La
paura dell'ignoto è più caratteristica di culture ove la conoscenza è
molto frammentata, superficiale e senza quadri di riferimento generali e
dove c'è scarsa abitudine all'uso del proprio senso critico. Nella quasi
totale ignoranza, i popoli hanno paura. E' normale.
Ma il mondo è grande, e vario. Una conoscenza un po' più approfondita
delle culture europee (e non solo) certamente potrebbe aiutare a
comprendere meglio sia quanto stiamo dicendo, che l'atteggiamento così
cauto nei confronti dei cibi GM.
Anche l'Oriente e l'Australia sono sulla strada dell'Europa: è un fatto
che potrebbe far pensare!
Certi
mercati si conquistano in modo duraturo con la qualità e la trasparenza,
non con la prepotenza e trattando i clienti come se fossere bambini
stupidi e un po' capricciosi. I mercati lo stanno insegnando, che piaccia
o no.
La
modificazione genetica degli organismi in sè non è né buona né
cattiva: se ci sarà un approccio più onesto e rispettoso dei consumatori
potremo averne, tutti, dei grandi benefici.
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