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Sono 62 le nazioni che hanno firmato mercoledì il Protocollo di Cartagena sulla Bio-sicurezza a Nairobi. Accusato, da alcuni rappresentanti delle nazioni partecipanti, il Convegno sulla Diversità Biologica organizzato dalle Nazioni Unite per il suo tacito accostamento al Miami Group che raccoglie i maggiori esportatori di OGM di Stati Uniti, Canada, Australia e Argentina, quest'ultima l'unica a firmare il Protocollo. L'accordo stabilisce: l'obbligo di etichettare come geneticamente modificati tutti i prodotti che contengono o sono stati preparati con OGM, l'obbligo da parte degli esportatori di informare in anticipo se i prodotti contengono OGM e il diritto da parte degli importatori di rifiutare tali prodotti. Ci vorranno ancora anni prima di eliminare la passività di alcune nazioni alle forti pressioni delle grandi compagnie produttrici ed esportatrici.
Se alcuni casi sono stati portati alla luce in Europa (vedi Francia, Belgio, Inghilterra, Germania e Svezia) esistono poche possibilità di scoprirne in Africa, informa Klaus Toepfer, Direttore Esecutivo del Programma per l'Ambiente delle Nazioni Unite.
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