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Le
etichette giapponesi sui cibi GM frenano gli U.S.A. (11/09/1999)
Secondo
i commercianti di cereali le nuove norme, più restrittive, approvate dal
governo giapponese sono state emanate solo per tranquillizzare i
consumatori, ma non disturberanno i commerci.
Secondo le nuove norme diventerà obbligatorio, per i fornitori, dare
prove del fatto che i cibi geneticamente modificati rispondono agli
standard governativi. L'importazioni di cibi contenenti GMO non
autorizzati sarà vietata a partire dall'aprile 2001. I commercianti
cercano di rassicurare i consumatori affermando che i produttori di
sementi hanno collaborato con il governo giapponese.
Il Giappone è il più grande importatore di prodotti agricoli del mondo,
e dipende pesantemente dagli USA, maggiore produttore di GMO: il governo
dovrà quindi tranquillizzare l'opinione pubblica, ma senza disturbare il
commercio con gli USA. I commercianti si interrogano anche
sull'applicabilità dei nuovi divieti, in quanto il governo non ha loro
indicato come identificare i prodotti GM vietati. In realtà, potrebbe
trattarsi di un'ottima occasione per imporre una maggior chiarezza a tutta
la catena alimentare a monte, anche se sembra che si tratti solo di una
normativa di facciata in realtà inapplicabile. Sarebbe infatti
impossibile per i controllori governativi scovare sementi GM se mischiate
con quelle tradizionali.
Non ci sono dati ufficiali sulla percentuale di GMO importati in Giappone
anche se il fatto che gli USA rappresentano l'80% delle importazioni di
soia ed il 90% di quelle di cereali può dare un'idea indicativa.
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