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Un
buon segno (20/11/2000)
Questa
mattina una piccola buona notizia. Sull'inserto
"CorrierEconomia" del Corriere della Sera, a pagina 9, si
ipotizza che la spinta da parte dei consumatori verso cibi più naturali e
sicuri possa condizionare l'attuale struttura del comparto agricolo.
Testualmente: "Ma, tra il Parlamento europeo e la Commissione di
Romano Prodi, trapela che l'irritazione dei cittadini potrebbe anche iniziare
a far ragionare sulla necessità di rivedere il modo attuale di fare
business nel settore agroalimentare. La paura del morbo della mucca pazza
può infatti provocare il declino del cibo prodotto su larga scala con
principi industriali...Questo scenario annuncia tempi incerti per le
multinazionali e i gruppi alimentari che perseguono solo l'indiscriminato
incremento del fatturato e degli utili di breve termine."
La globalizzazione voluta dai grandi gruppi non è solo globalizzazione
dei mercati, ma anche maggiore circolazione delle informazioni (le notizie
che fanno notizia, vanno sfruttate ed amplificate, secondo la regola). E
tutto ciò, per una volta, si è rivoltato contro il "Grande
Mercato" che l'ha generato.
E siccome i grandi capitali sono fatti di piccoli acquisti dei
consumatori, lo scenario sta cambiando in modo forse imprevisto: i
consumatori cominciano a far valere il loro potere. Potrebbe essere solo
l'inizio di una profonda trasformazione.
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