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Questa mattina una piccola buona notizia. Sull'inserto "CorrierEconomia" del Corriere della Sera, a pagina 9, si ipotizza che la spinta da parte dei consumatori verso cibi più naturali e sicuri possa condizionare l'attuale struttura del comparto agricolo.
Testualmente: "Ma, tra il Parlamento europeo e la Commissione di Romano Prodi, trapela che l'irritazione dei cittadini potrebbe anche iniziare a far ragionare sulla necessità di rivedere il modo attuale di fare business nel settore agroalimentare. La paura del morbo della mucca pazza può infatti provocare il declino del cibo prodotto su larga scala con principi industriali...Questo scenario annuncia tempi incerti per le multinazionali e i gruppi alimentari che perseguono solo l'indiscriminato incremento del fatturato e degli utili di breve termine."
La globalizzazione voluta dai grandi gruppi non è solo globalizzazione dei mercati, ma anche maggiore circolazione delle informazioni (le notizie che fanno notizia, vanno sfruttate ed amplificate, secondo la regola). E tutto ciò, per una volta, si è rivoltato contro il "Grande Mercato" che l'ha generato.
E siccome i grandi capitali sono fatti di piccoli acquisti dei consumatori, lo scenario sta cambiando in modo forse imprevisto: i consumatori cominciano a far valere il loro potere. Potrebbe essere solo l'inizio di una profonda trasformazione.
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