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Mucca
pazza, un anno dopo
(14/01/2002)
Ringraziamo
le mucche pazze che hanno permesso di sollevare il problema della
qualità della carne che mangiamo. Abbiamo scoperto che erano
troppo spesso nutrite contro natura, imbottite di antibiotici, che
la crescita è forse ancora più rapida del naturale, che, con
qualche aiuto chimico, producono fino a tre o quattro volte la
quantità di latte che produrrebbero senza farmaci.
Ancora. Nonostante la legge imponga la "Carta d'identità"
con le indicazioni di dove e quando è nata la bestia, dove è
stata allevata e dove macellata, la mancanza di un'anagrafe bovina
funzionante c'impedisce di sapere veramente cosa stiamo mangiando,
se è veramente e certamente sana oppure no. Sì, perché dobbiamo
ricordare che la storia dei 12, 18 e 24 mesi di età della bestia,
che dovrebbe garantirci dall'immunità dalla malattia della BSE,
è, in realtà, una bufala, in quanto la più o meno giovane età
è importante solo ai fini di rilevare la presenza della malattia
tramite i test, ma è ininfluente ai fini della presenza della
malattia stessa. E' un problema di sensibilità dei test stessi,
che non rilevano la presenza del prione prima di un certo stadio
di sviluppo dell'infezione, indipendentemente dalla presenza
o meno della stessa.
Ai fini della sicurezza, poi, ricordiamoci che i controlli
funzionano in alcune zone bene ed in altre no, con tutto ciò che
ne consegue.
Carne
sicura quindi? Non proprio, ma sicuramente un po' migliore di
prima, e di questo dobbiamo ringraziare mucca pazza.
Quanto al rischio per il contagio umano è troppo presto per
esprimersi: anche gli scienziati sanno che i lunghi tempi di
incubazione non permettono previsioni. In ogni caso oggi è,
probabilmente, molto più difficile infettarsi rispetto un anno fa
e quindi, personalmente, continuo a mangiare carne e...a sperare. |