Per capirne di più sul rapporto reale tra vino e cancro è meglio approfondire ed aggiornarsi raccogliendo le informazioni disponibili.

Leggendo nel dettaglio le ricerche scientifiche si scopre che spesso propongono conclusioni generali partendo da dati particolari, che al massimo valgono per il gruppetto analizzato, quando non sono finanziate da qualche sponsor che ne detta gli obbiettivi.

Questo non aiuta né la comprensione della realtà né la reputazione della scienza, come si è ben visto sempre con la pandemia del Covid.

Se non bastasse, aggiornarsi è un onere che non tutti vogliono assumersi, a volte nemmeno le istituzioni internazionali di riferimento che anche questo dovrebbero fare, ma che spesso rimangono un po’indietro, come abbiamo visto con il Covid-19.

Gli ultimi due link in fondo a questo articolo sono dedicati proprio a questo problema.

Ma andiamo avanti.

Il Parlamento europeo ha approvato il nuovo piano di lotta contro il cancro nel quale si prevede, tra l’altro, di segnalare sulle etichette del vino il pericoloso legame tra consumo di vino e cancro.

Sarebbe meglio che i buoni propositi poggiassero su informazioni aggiornate per non rischiare di fare brutte figure scivolando nel ridicolo.

L’alcol è stato classificato come cancerogeno per l’uomo dalla IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) (Shi et al, 2017; IARC, 2011; Coglian et al, 2011).

Gli studi epidemiologici hanno mostrato che l’aumento relativo del rischio varia dal 5%-10% (fino a 1 drink o 10 grammi/giorno) al 40%-50% (3 o più drink/giorno) (Singletary et al, 1995; Watabiki et al, 2000).

Circa il 3,6% dei tumori umani (tra cui la bocca, il fegato, il seno e altri organi) in tutto il mondo deriva dal consumo cronico di alcol.

Nello studio “The influences of red wine in phenotypes of human cancer cells” i ricercatori hanno determinato gli effetti dei vini rossi sulla crescita cellulare, sulla formazione di colonie e sulla trascrizione del gene Pol III di diverse linee di cancro umano.

Studi in vivo e in vitro hanno dimostrato che l’etanolo diluito aumenta la trascrizione del gene RNA Pol III e promuove la proliferazione e la trasformazione cellulare, così come la formazione del tumore.

I risultati indicano che l’etanolo diluito promuove la proliferazione cellulare tumorale anche a bassa concentrazione (12,5 mM e 25 mM).

Al contrario, i vini rossi alla stessa concentrazione di etanolo riducono drasticamente i tassi di crescita cellulare.
L’inibizione della crescita cellulare e una significativa riduzione della trascrizione dei geni da parte dei vini rossi è dipendente dalla dose.

Il vino rosso inibisce anche la formazione di colonie di cellule umane di cancro al seno e di carcinoma esofageo.

I risultati del test di formazione delle colonie di agar morbido (SACF) indicano che i vini rossi reprimono notevolmente la formazione di colonie di cellule MCF-7 e KYSE-510.

I risultati degli studi indicano che mentre una bassa concentrazione (da 12.5mM a 25mM) di etanolo aumenta la proliferazione cellulare delle linee di cancro al seno e all’esofago, la sua concentrazione più alta (da 100mM a 200mM) diminuisce leggermente i tassi.

È interessante notare che gli effetti del vino invecchiato sui fenotipi delle cellule tumorali, sulla formazione di colonie e sulla trascrizione del gene Pol III delle cellule tumorali umane sono molto più forti di quelli indotti dal vino giovane.

Insieme, questi risultati suggeriscono che i vini rossi possono contenere alcuni componenti bioattivi, che sono in grado di inibire la crescita delle cellule tumorali umane e la formazione di colonie.

E’ il primo rapporto sugli effetti dei vini rossi nell’inibire la crescita cellulare di diverse linee tumorali umane: questi studi dimostrano che l’assunzione di quantità adeguate di vini rossi può svolgere un ruolo nella prevenzione dello sviluppo del cancro.

I risultati dello studio “Light alcohol drinking and cancer: a meta-analysis”, pubblicato sugli Annals of Oncology, concludono stimando in 5.000 morti per cancro orofaringeo, 24.000 per SCC esofageo e 5.000 per cancro al seno attribuibili al bere leggero nel 2004 in tutto il mondo. Nessuna associazione invece per i tumori del colon-retto, del fegato e della laringe.

I vini rossi si dividono in due tipi: vini invecchiati (rosso mattone) e vini giovani (viola intenso).

I fenoli dei vini rossi contengono due gruppi principali: flavonoidi e non-flavonoidi.

I principali composti flavonoidi presenti nel vino rosso includono diverse classi, come i flavanoli [(epi) catechina], i flavonoli (ad esempio, miricetina e quercetina) e gli antociani (ad esempio, malvidina-3-glucoside), mentre i composti non-flavonoidi presenti nel vino rosso comprendono acidi fenolici, fenoli e stilbeni.

Secondo Renaud ed altri il moderato consumo giornaliero di vino rosso è un fattore che contribuisce alla minore incidenza osservata di malattie coronariche (Renaud e Lorgeril, 1992).

Gli studi epidemiologici hanno indicato un’associazione positiva tra l’ingestione di vino rosso e la salute umana.

Studi di diverse popolazioni hanno rivelato che gli individui che consumano abitualmente quantità moderate di vino sperimentano una riduzione dal 20% al 30% della mortalità per tutte le cause, in particolare della mortalità cardiovascolare (German e Walzem, 2000; Ruf, 2003).

 

Prostate Gray’s Anatomy

Tuttavia, uno studio recente mostra che un forte consumo di birra ed eventuali superalcolici è associato a rischio di cancro alla prostata aggressivo, mentre nessuna relazione dose-dipendente è stata trovata per il vino rosso o bianco (Papa et al, 2017).

Alcuni studi hanno dimostrato che l’alimentazione con etanolo diluito nel topo ha promosso lo sviluppo del tumore al fegato (Zhong et al, 2011).

Mentre uno studio precedente ha indicato che tra i lavoratori incaricati di testare liquori e superalcolici per controllarne la qualità nel corso della produzione, non sono stati trovati più casi di fibrosi epatica, cirrosi e HCC rispetto a quelli relativi ad altri consumi di bevande (Wu et al, 2002).

Studi recenti hanno dimostrato che i liquori sono in grado di reprimere la crescita cellulare e la formazione di colonie di linee tumorali umane (Yi, et al, 2018).

Questi lavori implicano che i vini possono avere un ruolo nell’inibire lo sviluppo del cancro. Tuttavia, è noto che l’assunzione di alcol aumenta il rischio di tumori umani (Petri et al, 2004; Singletary e Gapstur, 2001; Chen et al, 2011; Seitz et al, 2012; Dermark-Wahenefien, 2013).

CONCLUSIONE: sembra proprio che 1 o 2 bicchieri di buon vino rosso al giorno, per persone mediamente in buona salute, faccia più bene che male, a patto di saltare completamente un giorno ogni 2 o 3.

Nella valutazione rischi/benefici alle condizioni appena elencate sfido chiunque a quantificare il beneficio sull’umore, la socialità, il modo di vedere la vita ed il rischio individuale legato al cancro.
La psicosomatica può sicuramente aiutarci a comprendere meglio l’insieme della questione.

Vedi anche:
Bere alcolici aumenta il rischio di cancro al seno (02/02/2016)
Link…

Il quartino di vino rosso influenza positivamente la flora batterica intestinale e non solo (21/11/2019)
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Uno o due bicchieri di buon vino bianco al giorno possono proteggere cuore e reni (18/05/2015)
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Dopo i 65 anni un bicchiere di vino può allungare la vita (09/01//2019)
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Per saperne di più
The influences of red wine in phenotypes of human cancer cells
Link…

A Perspective on Chemoprevention by Resveratrol in Head and Neck Squamous Cell Carcinoma
Link…

Study: How Red Wine Prevents Cancer
University of Colorado Cancer Center
Link…

Light alcohol drinking and cancer: a meta-analysis
Annals of Oncology
Link…

American Institute for Cancer Research
Mixed Messaging on Red Wine: Separating Myth from Fact
Link…

Ricercatori dell’Università di Milano smascherano cent’anni di fake results (22/11/2019)
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Messe in discussione le linee guida alimentari sui grassi in UK e USA (11/02/2015)
Link…

Marco Dal Negro
Antonio Turetta

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