Prostate Gray’s Anatomy

Secondo un nuovo studio presentato da Hashim Ahmed, titolare della cattedra di urologia all’Imperial College London e membro del NCRI’s Prostate Cancer Clinical Studies Group, molti pazienti ritengono fondamentale vivere a lungo ma ritengono importante anche la qualità della vita. Di fronte ad una diagnosi di tumore alla prostata non sono pochi gli uomini pronti a preferire una vita migliore ad una più lunga.

Il cancro alla prostata è il primo tumore più diagnosticato nella popolazione maschile (19%), spesso ha un decorso lento che permette una sopravvivenza nel 92% dei casi a 5 anni e nel 90% dei casi a 10 anni, talvolta senza essere curato, ma solo attentamente monitorato.

La normali terapie, chirurgica, farmacologica e radioterapica causano spesso incontinenza urinaria, perdita della funzionalità sessuale (impotenza) ed altri problemi nel lungo termine. Informazioni approfondite alla pagina: Per saperne di più sulla prostata Link…

Per alcuni pazienti sono necessarie settimane o mesi per riprendersi dopo le terapie, mentre altri dovranno sottoporsi ad ulteriori cicli.

Quando viene diagnosticato un cancro alla prostata il paziente deve scegliere tra la cosidetta sorveglianza attiva, che prevede controlli periodici, e le terapie: l’intervento chirurgico e/o la radioterapia e la terapia ormonale, cioè la soppressione degli ormoni maschili.

Diversi studi mostrano che con tumore alla prostata a basso rischio le terapie non fanno vivere più a lungo mentre se il rischio è alto c’è un 5% di sopravvivenza in più a 10 anni.
Nel caso di rischio medio non ci sono certezze riguardo alla sopravvivenza a 10 anni.

Gli uomini che hanno scelto di sottoporsi alle terapie vanno incontro ad effetti collaterali, quali l’incontinenza urinaria, che richiede l’uso quotidiano di pannoloni o di una sacchetta che raccoglie l’urina, la perdita della funzione erettile (impotenza), nonostante i farmaci come il Viagra, e per alcuni sarà necessario un ulteriore trattamento.

La quantità di pazienti inutilmente sottoposti ad intervento chirurgico e a terapie devastanti è stata tale da stimolare reazioni energiche perfino all’interno della classe medica.

Una diagnosi su tre non richiede l’intervento o le terapie specifiche, sostiene la Fondazione Umberto Veronesi.

Ma perchè così tanti uomini sono stati sottoposti ad interventi chirurgici e terapie?

Va premesso che troppo spesso a decidere non è il paziente che giustamente pensa di non saperne abbastanza per prendere una decisione di questa portata, ma è il medico che invece sa, e decide in base alle proprie convinzioni, esigenze e desideri, che non sono necessariamente quelle del paziente, anzi spesso sono in conflitto con questi.

Il modo in cui il medico informa il paziente, propone le diverse opzioni, presenta pro e contro ne condiziona e dirige la scelta, rendendolo in qualche modo corresponsabile, volente o nolente.

Tanti uomini sono stati sottoposti ad interventi chirurgici e terapie inutili sostanzialmente per 3 motivi: eccesso di falsi positivi indicati dai risultati delle analisi, eccesso di zelo e paure dei medici.

Riguardo ai falsi positivi trovate a fondo pagina alcuni link illuminanti.

Qui un estratto dal sito della Fondazione Umberto Veronesi:

La diffusione del dosaggio dell’antigene prostatico specifico (Psa) – indicato di norma dallo specialista o dal medico di base dopo i cinquant’anni o anche prima, se si soffre di disturbi urinari o se c’è familiarità diretta per questo tumore – e l’aumento del numero delle biopsie diagnostiche, sono corresponsabili della crescita delle diagnosi di carcinoma prima dell’insorgenza dei sintomi clinici.

Questo ha portato a individuare anche molti casi non significativi: come i tumori indolenti e di piccole dimensioni, la maggior parte dei quali è oggetto di trattamenti inappropriati perché non necessari dal punto di vista oncologico.

Ecco perché la comunità degli urologi sempre più spesso parla di sovra-diagnosi e sovra-trattamento della malattia.

Per quanto riguarda la paura si va quella onesta di chi vuole realmente aiutare il paziente a quella più prosaica di che si tutela in ogni modo dalla possibilità di essere citato per danni.

Per poter decidere, un uomo cui è stato diagnosticato un cancro alla prostata, dovrebbe essere informato in modo completo, prima di tutto.

Propongo di leggere l’equilibrata esposizione dei rischi immediati presente sempre sul sito della Fondazione Umbreto Veronesi, ricordando che (come potete vedere scorrendo gli articoli alla pagina: Per saperne di più sulla prostata Link…) le diverse terapie comportano anche altre possibili conseguenze delle quali è giusto che il paziente sia informato.

Perchè la vita che seguirà la vivrà il paziente, non il medico.

La disfunzione erettile (comunemente chiamata impotenza) è uno dei possibili effetti collaterali dell’intervento di rimozione di un tumore della prostata. Intorno alla ghiandola, infatti, scorrono due fasci di nervi che raggiungono il pene e controllano l’erezione. Quando è possibile, il team medico può scegliere una strategia chirurgica meno invasiva, per risparmiare uno o entrambi i fasci nervosi e salvaguardare la possibilità di avere un’erezione (è quella che viene definita tecnica nerve sparing).

Ciò tuttavia non sempre si può fare: il tumore può essere infatti particolarmente esteso o essere situato vicino ai fasci nervosi.
In questi casi è necessaria un’asportazione più radicale. È bene tenere presente che il rischio di disfunzione erettile è sempre alto dopo un intervento di prostatectomia. E anche nel caso di chirurgia nerve sparing, non si ha la certezza di conservare la capacità sessuale. Oltre che dal tipo di intervento, le probabilità di mantenere l’erezione sono influenzate dall’età, dalla funzione erettile che si aveva prima dell’intervento, dalla presenza di altre malattie concomitanti.

Anche l’esperienza del medico conta: chirurghi più esperti tendono ad avere tassi di successo maggiore. La disfunzione erettile è un possibile effetto collaterale anche della terapia ormonale e della radioterapia, anche se in quest’ultimo caso tende a insorgere mesi dopo la fine del trattamento.

Il nuovo studio del Professor Hashim Ahmed da cui siamo partiti ha considerato 634 uomini ai quali era appena stato diagnosticato un cancro alla postata negli ospedali del Regno Unito.

Ai pazienti è stata solo comunicata la propria diagnosi con alcune informazioni generali.

Il 74% aveva un tumore di rischio basso o medio mentre per il 26% era alto.

Agli uomini sono stati presentati due diverse ipotetiche opzioni terapeutiche, diverse per quanto riguarda il loro probabile impatto su sopravvivenza, incontinenza, impotenza, tempi di recupero e possibilità di aver bisogno di ulteriori trattamenti.

Ai pazienti è stato chiesto di dire quale opzione avrebbero scelto e questo processo è stato proposto più volte, variando l’impatto sulla sopravvivenza e sugli effetti secondari.

Basandosi sulle scelte fatte i ricercatori hanno potuto valutare quanto ogni fattore era mediamente impertante.

La sopravvivenza è risultata il fattore più importante, seguita dell’evitare l’incontinenza, non avere bisogno di altre cure ed infine di potere mantenere un’erezione, ma con la disponibilità a scambiare delle voci. Vediamo in che misura.

Gli uomini erano nell’insieme disposti a rinunciare a una possibilità di sopravvivenza migliorata dello 0,68% se ciò significava che potevano ottenere un miglioramento dell’1% nella possibilità di mantenere la funzione urinaria.

Erano anche disposti a rinunciare allo 0,41% di possibilità di sopravvivenza in cambio di un miglioramento dell’1% delle possibilità di non aver bisogno di ulteriori cure.

Per avere l’1% di possibilità di raggiungere l’erezione, erano disposti a rinunciare a una probabilità dello 0,28% di migliorare la sopravvivenza.

Secondo il Professor Ahmed è chiaro che la motivazione più importante dei pazienti è la sopravvivenza, ma questa ricerca mostra che la situazione è molto più sfumata e che le persone sono disposte a sacrificare quantità di vita a favore della qualità.

Per saperne di più sulla prostata
Link…

Vedi anche
Studio IARC: si allarga il problema delle sovradiagnosi di tumore (23/08/2016)
Link…

Cancro alla prostata: operare subito o tenere sotto stretto controllo ? (31/03/2014)
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Cancro alla prostata, un nuovo test diagnostico potrebbe sostituire quello del PSA
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Increased Plasmatic Levels of PSA-Expressing Exosomes Distinguish Prostate Cancer Patients from Benign Prostatic Hyperplasia: A Prospective Study
Link…

New England Journal of Medicine
Radical Prostatectomy versus Watchful Waiting in Early Prostate Cancer (2014)
Link…

Per saperne di più
Annals of Family Medicine
Patients’ Survival Expectations With and Without Their Chosen Treatment for Prostate Cancer
Link…

Minestero della Salute
I numeri del cancro in Italia 2019, il rapporto Aiom-Airtum
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I 5 TUMORI PIÙ FREQUENTI IN ITALIANEL 2019
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Tumore della prostata: sorveglianza attiva per un paziente su tre
Link…

Tumore della prostata, quando basta la sorveglianza attiva
Link…

NCRI – National Cancer Research Institute
Link…

European Urology Association
EAU19: Clinicians overestimate prostate cancer mortality and treatment benefits
Link…

Predict prostate
Link…

Imperial College London
Link…

University of Glasgow
Link…

Who needs prostate cancer treatment?
Link…

Marco Dal Negro

This post is also available in: enInglese

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