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La sessuologia ha in sé contemporaneamente qualcosa di molto
antico e qualcosa di molto recente.
La riflessione sull'uomo e la sua sessualità sono molto antichi. La sessualità, come
mistero e come significato, ha pervaso tutte le religioni. I primi sessuologi sono
stati filosofi e non scienziati.
Antico è anche l'intervento dell'uomo sulla propria sessualità a fini
pratici. Il primo documento storico relativo alla contraccezione è un papiro egizio del 4000
a.C..
I cammellieri introducevano un sasso nell'utero delle cammelle e la scienza inventerà gli
IUD soltanto molti secoli dopo.
Recente è la sessuologia come scienza, e poiché la manifestazione più conosciuta della
sessualità è la procreazione, è logico che sia questo l'ambito nel quale nasce la sessuologia
scientifica dove vengono privilegiate le scienze mediche e biologiche.
Nell'800 il monaco agostiniano Mendel pone le leggi della genetica. Negli anni tra la fine
dell'800 e i primi del 900 sono sorti interrogativi su cosa fossero sia la sessualità sia
l'ambito di appartenenza scientifico di essa. Troviamo altri fondatori come i tedeschi
Kraft-Ebing e I.Bloch, lo svizzero Forel, l'austriaco Freud.
Kraft-Ebing, con il suo trattato del 1886 "Psicopatia
Sexualis", studia l'anormale sessuale psichico, Forel nel 1905 dà apporti sociologici
ed educativi, Bloch inserisce la sessuologia in discipline non mediche come l'etnologia
e l'antropologia e consacra il termine stesso di questa nuova
scienza:sessuologia,Freud rivoluziona e scandalizza dando una sessualità ai bambini.
Caratteristica della sessuologia è l'interdisciplinarietà,
per cui ogni procedimento di approccio a questa disciplina può essere molto diverso.
Ogni specialista e studioso espone le proprie conoscenze secondo criteri che sono propri
della scienza nella quale si è formato (urologo, andrologo, endocrinologo, ginecologo,
psicologo e sociologo) e il suo linguaggio deriva inevitabilmente dalla sua scienza.
Lo psicologo, che parla di impotenza maschile, associa a questo termine la rappresentazione
mentale di un soggetto che soffre, per la compromissione della sua virilità e per la
difficoltà del suo ruolo di uomo, sia per l'impossibilità di strutturare una relazione
sessuale soddisfacente sia per la ferita narcisistica con la quale si deve confrontare,
per i fantasmi di castrazione ecc.
Diversamente l'andrologo o l'urologo, trattando lo stesso tema, lo associano alla mancanza
di erezione, ai disturbi circolatori, endocrini, neurologici o agli ormoni.
La comprensione del linguaggio usato sarà tanto più
impossibile quanto più le scienze saranno lontane tra loro (ginecologia e sociologia,
anatomia e antropologia ecc.).
Lo stesso fenomeno sessuale viene letto con strumenti e metodi diversi, che non consentono
una immediata lettura unitaria, e in questo senso la sessuologia trova grandi difficoltà
a diventare una scienza e ci fa capire la variabilità e l'evoluzione delle varie terapie
sessuali proposte in sessuologia clinica.
L'interesse scientifico e quindi le proposte terapeutiche hanno privilegiato inizialmente
gli aspetti medico-biologici della sessualità rispetto a quelli psicologici e razionali.
Questo non vuol dire che la sessuologia abbia avuto con la medicina ufficiale un rapporto
facile. Lo stesso intervento medico- sessuologico è stato visto per lungo tempo con
sospetto e riservato alla funzione riproduttiva o a malattie veneree o a patologie
psichiatriche legate alla sessualità (perversioni, aberrazioni mentali sessuali,
pedofilie ecc.). A questa fase è poi subentrata gradatamente la fase psichiatrica
-psicodinamica in cui la problematica sessuale è stata letta prevalentemente in chiave
di conflittualità nevrotica. L'approccio terapeutico è così passato dalle mani del medico
a quelle dello psicoterapeuta - medico e non - con interventi di psicoterapia del profondo
tuttora presenti. Essendo l'impostazione psicoterapeutica di tipo analitico molto lunga,
e non con un "focus" ben preciso c'era la necessità di un approccio più veloce
e focalizzato.
In senso terapeutico a questo punto l'obiettivo è stato posto non tanto sui processi
endopsichici pulsionali, quanto sui comportamenti e poiché la modifica di un comportamento
si ottiene in maniera più rapida di quello pulsionale, la terapia sessuologica comportamentale
ha creato molto interesse anche se accusata di operare solo a livello sintomatologico.
Contemporaneamente si era evidenziata la caratteristica relazionale della sessualità,
che si intrecciava con le componenti psicodinamiche, cognitive, interpersonali e sociali.
Di qui altri approcci terapeutici diversi come i
transazionali, i sistemici, ecc. Nell'ambito delle disfunzioni sessuali è stato evidenziato
come , a volte, originano e si evidenziano nel rapporto a due cioè nella coppia, ed era
quindi possibile una teoria secondo cui un disturbo nella coppia fosse sempre un disturbo
della coppia e come tale utilmente affrontabile. Si è quindi giunti a elaborare schemi
operativi di terapie sessuali di coppia: terapie brevi, comportamentali, relazionali,
integrate.
Ultimamente c'è un rinnovato interesse per un approccio medico e biologico a causa dei
nuovi studi sulla "biochimica dell'amore" e sono poi possibili nuove applicazioni tecnologiche
genitali (tecniche farmacologiche, meccaniche, chirurgiche).
Oggi ci troviamo di fronte a una fase interdisciplinare integrativa in cui l'approccio
terapeutico tende a essere plurispecialistico, ma anche a superare la dicotomia tra
bio- sessuologia e psico-sessuologia per considerare la sessualità e i suoi problemi
come eventi psicosomatici inseriti nella globalità della persona.
Dobbiamo convincerci che non esiste "la" terapia della sessualità valida in tutti
i casi e per tutti i problemi: è fondamentale il primo rapporto di contatto e
informazione con l'eventuale problema non tanto dallo specialista sessuologo che,
di solito, è l'ultimo anello della catena dei vari passaggi che fa il paziente,
quanto da parte di operatori sanitari, sociali, psicologici, ecc..
La sessualità è una delle forme e modalità della comunicazione interpersonale.
Ma come si fa a comunicare sulla sessualità? Indubbiamente è necessario farlo in
modo chiaro ed esplicito.
Apprendiamo precocemente che "non sta bene" parlare troppo scopertamente di sé e
ancora di più del "SE'" sessuale. Il pudore o la vergogna ci portano
a nascondere il sesso. E' molto difficile superare le barriere personali per passare
dal "fuori" al "dentro" scoprendo sentimenti e ancora di più la sessualità emozionale.
La sessualità non è solo una serie di dati, d'organi e apparati biologici ma è soprattutto
un'importante esperienza soggettiva. Importante perché è unica ed è molto difficile
raccontarla ad altri.
Il colloquio sessuologico parte da una situazione paradossale come se il sessuologo
e il paziente si dicessero reciprocamente:"noi siamo qui insieme appositamente per
dire e ascoltare tutto ciò di cui non sappiamo, non possiamo e, forse, nemmeno
vogliamo parlare e che, in ogni caso anche se lo volessimo fare resterebbe in gran
parte nell'impossibilità di essere detto" perché non si tratta di un soggetto
logico ma di un'esperienza intima tutta chiusa nel privato personale. Il primo
passo d'ogni intervento sessuologico dovrebbe essere quello di imparare a
comunicare sulla sessualità. Comunicare non è soltanto"dire" qualcosa a qualcuno
ma anche stabilire con qualcuno un reciproco scambio su canali e livelli comuni.
In questo senso l'operatore sessuologico deve essere consapevole che lui stesso
non è estraneo, non è" neutrale" nello svolgimento dell'intervista ma è comunque
coinvolto.
La formazione scientifica ci ha abituati al rapporto con operatori che si distanziano
tecnicamente e spesso freddamente dalla materia oggettiva del loro intervento.
Lo stesso mondo sanitario mentre da un lato fa appello all'umanità del medico,
dall'altra si è dotato di segni e simboli ben evidenti di tale distanza: dal lessico
solo per iniziati della terminologia medica, all'uso di barriere quali guanti,
camici ecc. .Sembra che maggiore è la distanza e maggiore è la garanzia che si tratti
di cosa scientifica e vale a dire "seria". Nei processi di comunicazione non ci si può
troppo distanziare perché la comunicazione si interrompe, né troppo avvicinare perché
la comunicazione diventa confusa, c'è la paura della troppa vicinanza, del processo
di fusione.
L'operatore è coinvolto nell'intervista sessuologica e per questa ragione è necessario
che abbia un profondo e serio training di formazione.
Tutti noi sappiamo che la comunicazione non consiste solo in ciò che si dice ma anche
ciò che non si dice con
le parole ma con atteggiamenti, espressioni, mimica, gestualità, cioè con la comunicazione
non verbale e questo
è importante perché l'impatto interattivo che ne deriva è, sul piano emotivo, più
subconscio che conscio. Tutto
questo rende l'operatore in ogni caso "attivo" nella conduzione del colloquio, sia che
se ne renda conto o no,
tanto più che l'operatore stesso, sia che sia uomo o donna ha lui stesso un sesso.
Master e Johnson (1970)
cercarono di neutralizzare l'effetto della sessualità personale dei terapeuti ideando
un modello di intervento
dove gli incontri erano alternati e incrociati tra coppie-pazienti e coppie-terapeuti.
Sono convinta che
questo non sia particolarmente importante, quello che invece è indispensabile da parte
dei sessuologi
è una buona dose di autocoscienza.
(Dott.ssa
Serenella Salomoni)
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