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La "morte in culla" (18/12/2000)
Negli ultimi anni si è diffusa nel mondo la "morte in culla", fenomeno che colpisce i bambini nel primo anno di vita ed ancora privo di spiegazioni mediche. Uno dei sospetti che medici e specialisti hanno avanzato per giustificare questo fenomeno è l'inalazione da parte del neonato, durante il sonno, di bolle di anidride carbonica accumulatesi nella culla. Di riflesso i genitori hanno reagito attuando la pratica del "back to sleep", ossia "schiena al sonno", proprio per evitare al bambino le sospette letali inalazioni.
Questa pratica ha ridotto i casi di morte in culla del 45 per cento, ma si è tuttavia resa responsabile di un altro problema: la nuca appiattita. Questa deformazione del cranio, chiamata plagiocefalia posizionale, seppur priva di pericoli può rendersi responsabile di un sospingimento in avanti e verso il basso delle orecchie, così da determinare una sporgenza evidente e spesso asimmetrica. I pediatri americani che si sono trovati fronte un numero considerevole di bambini affetti da questa patologia consigliano di far assumere al bambino la posizione "a pancia in giù" almeno durante la veglia.
E' a disposizione di quei bambini non tutelati preventivamente ed i cui genitori non hanno potuto evitare l'insorgere del problema, uno speciale casco denominato DOC Band (Dynamic Orthotic Cranialplasty) che, funzionando come una benda elastica, si adatta al cranio del bimbo esercitando una pressione sull'intera circonferenza del capo. Unico neo dell'innovativo strumento, da utilizzare per sei mesi, il costo piuttosto proibitivo: circa 6 milioni di lire.
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