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Più allergie alimentari per i bimbi di città (15/09/2014)

I bambini di città soffrono più facilmente degli altri di asma e di allergie legate all'ambiente, ma anche di allergie alimentari.

Per comprendere meglio il fenomeno possiamo guardare a quei paesi che sono più avanti di noi nel processo di industrializzazione del cibo e dell'inurbamento della popolazione.
E' uno studio del Johns Hopkins Children’s Center, pubblicato sul Journal of Allergy and Clinical Immunology, che ha verificato la fragilità dei bambini di quattro grandi città U.S.: almeno 1 su 10 soffre di allergie alimentari, ma la percentuale è sicuramente maggiore dato che i criteri con i quali è stata costruita tengono conto solo delle 3 allergie alimentari più comuni.

 

Robert Wood, M.D., responsabile dell'immunologia e dell'allergia al Johns Hopkins, invita a considerare questi risultati come un campanello di allarme perché si identifichino le cause ed i meccanismi che portano a percentuali così alte.
Secondo le ultime stime dei National Institutes of Health il 3% degli adulti ed il 6% dei bambini negli U.S. hanno una o più allergie alimentari.

Robert Wood nota che negli ultimi 20 anni la crescita delle allergie è stata costante e gli esperti stanno cercando di identificare chi è più soggetto e perché.

Per questo studio i ricercatori hanno seguito 516 bambini di città dalla nascita fino all'età di 5 anni, residenti a Baltimora, Boston, New York City e St. Louis.
Ogni anno, per 5 anni, gli studiosi hanno misurato l'esposizione dei bambini agli allergeni presenti negli ambienti chiusi, hanno eseguito esami fisici, tenuto traccia delle diete ed aggiornato la storia sanitaria di ognuno. I ricercatori hanno analizzato campioni di sangue a 1, 2, 3 e 5 anni per misurare la presenza di di specifici anticorpi di immunoglobulina-E (IgE) relativi al latte, alle uova ed alle arachidi. Gli anticorpi IgE relativi alle proteine alimentari sono sostanze chimiche immunitarie rilasciate dal corpo che segnalano la presenza di allergie alimentari.

Basandosi sui risultati dei test i ricercatori hanno classificato i bambini come allergici, potenzialmente allergici, sensibili a determinate sostanze o non sensibili. La sensibilità di una persona ad una certa sostanza ci dice che questa svilupperà più facilmente sintomi allergici, ma non è sufficiente per diagnosticare un'allergia vera e propria, che deve essere accompagnata da sintomi clinici.
In questo studio gli studiosi hanno considerato come allergici solo i bambini che mostravano sia sintomi clinici che alti livelli di IgE, ma questo criterio ha evidentemente abbassato la percentuale finale.

Nell'insieme più del 55% dei bambini dello studio è stato classificato come sensibile a latte, uova o arachidi.
Il 10% di questi è rientrato nell'allergia alimentare conclamata.
L'allergia più diffusa è stata quella alle arachidi 6%, seguita dalle uova 4,3% e dal latte 2,7%.
Un ulteriore 17% è stato classificato come potenzialmente allergico: si tratta di un sottogruppo con anticorpi IgE molto alti ma senza una chiara storia di reazioni allergiche ai tre alimenti.
Il 29% è stato classificato come sensibile ma tollerante, un gruppo che ha incluso quelli con elevati anticorpi IgE ed una storia nota di consumo di cibi allergenici, ma che erano in grado di tolleranti senza sintomi.
Contrariamente a quanto ampiamente dimostrato da numerosi altri studi i bambini allattati al seno sono risultati più a rischio di allergie alimentari ed i bambini che vivevano nelle case a più alta presenza di endotossine rilasciate da determinati batteri sono risultati meno sensibili al problema delle allergie alimentari, confermando questa volta quanto già noto.

Infine i bambini con allergie alimentari hanno mostrato di soffrire maggiormente di allergie ambientali e di eczema.

Ulteriori dettagli sulle strutture che hanno partecipato a titolo diverso allo studio vedi la pagina in inglese relativa a questo articolo.

Per saperne di più sulle allergie...

Per saperne di più
Susan V. Lynch, Robert A. Wood, Homer Boushey, Leonard B. Bacharier, Gordon R. Bloomberg, Meyer Kattan, George T. O’Connor, Megan T. Sandel, Agustin Calatroni, Elizabeth Matsui, Christine C. Johnson, Henry Lynn, Cynthia M. Visness, Katy F. Jaffee, Peter J. Gergen, Diane R. Gold, Rosalind J. Wright, Kei Fujimura, Marcus Rauch, William W. Busse, James E. Gern. Effects of early-life exposure to allergens and bacteria on recurrent wheeze and atopy in urban children. Journal of Allergy and Clinical Immunology, 2014;
DOI: 10.1016/j.jaci.2014.04.018

Marco Dal Negro

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