Binge eating

Le calorie non sono tutte uguali: mangiando pochi carboidrati se ne bruciano di più, almeno secondo lo studio realizzato dal Boston Children’s Hospital in partnership con la Framingham State University, il più vasto e prolungato finora realizzato.

Dopo una dieta, nell’arco di uno o due anni la maggior parte delle persone riprende il peso perduto, anche perché il corpo si adatta al reallentamento del metabolismo ed al minore cosumo di calorie.

Questo nuovo studio, meticoloso, ora ha dimostrato che mangiando meno carboidrati si bruciano più calorie.

I risultati sono stati pubblicati il 14 novembre 2018 sul BMJ.

Il nuovo studio non si è concentrato sulla perdita dei chili in eccesso ma piuttosto su ciò che rende difficile mantenere il minore peso: il meccanismo per il quale il corpo si adatta alla perdita di peso rallentando il metabolismo, fatto che si traduce in diminuzione delle calorie bruciate.

Lo studio, noto come il Framingham State Food Study, o (FS)2, ha tenuto sotto stretto controllo il cibo mangiato dai partecipanti, fornendo loro un servizio di pasti completo per 20 settimane.

I ricercatori hanno verificato nel tempo il peso dei partecipanti e misurato i livelli di insulina, gli ormoni legati al metabolismo ed il consumo totale di energia (calorie bruciate).

David Ludwig, MD, PhD, uno dei due principali autori dello studio assieme con Cara Ebbeling, PhD, sostiene che questo sia il più ampio e lungo studio di verifica del ‘Carbohydrate-Insulin Model’.

Ludwig e Ebbeling sono condirettori del New Balance Foundation Obesity Prevention Center della Boston Children’s Division of Endocrinology.

Secondo questo modello, i carboidrati lavorati che entrano nelle nostre diete in questa era a basso cotenuto di grassi, hanno fatto crescere i livelli di insulina, portando le cellule adipose ad accumulare una quantità eccessiva di calorie.

Per conoscere l’indice glicemico dei diversi cibi rimandiamo alla pagina del sito della SID Società Italiana di Diabetologia che se ne occupa (vedi sotto).

da: Società Italiana di Diabetologia

Con meno calorie per il resto del corpo la fame aumenta ed il metabolismo rallenta: una splendida ricetta per prendere peso.

Dopo una rigorosa selezione telefonica di 1.685 potenziali partecipanti, i ricercatori hanno arruolato 234 adulti sovrappeso di età compresa tra i 18 ed i 65 anni, con un indice di massa corporea uguale a o maggiore di 25, per un periodo inziale di dieta finalizzata alla perdita di peso, di 10 settimane.

Di questi, 164 hanno raggiunto l’obbiettivo di perdere tra il 10% ed il 14% del proprio peso, in modo da proseguire alla fase successiva, di mantenimento del peso.

Ludwig concorda con la teoria secondo la quale il consumo di alimenti ad alto indice glicemico (che innalzano lo zucchero nel sangue in modo rapido subito dopo l’assunzione) stimola dei cambiameni ormonali che incrementano la fame e portano ad un aumento del peso.

I pasti forniti dai ricercatori ai partecipanti allo studio hanno avuto tutti lo stesso apporto calorico quotidiano ed il 20% di proteine.

Ma un gruppo con il 20% di grassi ed il 60% di carboidrati, un altro con il 40% di grassi ed il 40% di carboidrati, ed un terzo gruppo con il 60% di grassi ed il 20% di carboidrati.

I carboidrati di tutti e tre i gruppi sono stati di alta qualità, conformi alle linee guida per ridurre al minimo gli zuccheri e utilizzando cereali interi piuttosto che molto lavorati.

Per tutti e tre i gruppi l’assunzione di calorie è stata dosata in modo da mantenere la perdita di peso evitando cambiamenti sensibili nel peso.

In questa fase l’obbiettivo è stato quello di confrontare il consumo energetico, cioè come i diversi gruppi bruciano le calorie per mantenere il peso costante.

Nel corso delle 20 settimane il consumo energetico totale è risultato significativamente maggiore nella dieta con pochi carboidrati rispetto a quella con molti.

A parità di peso medio i partecipanti che hanno consumato pochi carboidrati hanno bruciato ogni giorno circa 250 kilocalorie in più rispetto a quelli che hanno mangiato molti carboidrati.

Secondo Ebbeling la proiezione di questo stato di cose su 3 anni potrebbe portare ad una perdita di circa 9 kg senza modificare la quantità di calorie assunte.

Nelle persone con la maggiore produzione di insulina, poi, la differenza in consumo calorico tra dieta con poche e con tante calorie è risultata ancora maggiore, arrivando a circa 400 kilocalorie al giorno.

La grelina, ormone che si pensa riduca il consumo di calorie, nella dieta con pochi carboidrati è risultata significativamente più bassa rispetto alla dieta con molti carboidrati.

Questo studio non ha misurato la fame ed il senso di sazietà, ma i risultati di altri studi che lo hanno fatto indicano che con la dieta a basso contenuto di carboidrati anche la fame diminuisce.

Ludwig ed Ebbeling ora hanno lanciato un nuovo studio clinico, chiamato FB4, nel quale 125 adulti obesi vivono in un centro residenziale per 13 settimane.

I partecipanti sono divisi in modo casuale in tre gruppi.

Le rispettive diete sono: con pochissimi carboidrati, con molti carboidrati e pochi zuccheri o con molti carboidrati e molti zuccheri.

La quantità di calorie assunte è personalizzata in base al consumo energetico.

I risultati sono attesi nel 2021.

La lista dei coautori di questo studio è disponibile nella pagina in inglese di questo articolo.

Vedi anche
Limitare grassi o carboidrati fa perdere gli stessi chili
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Cibo, salute e informazione non corretta: quanto rischiamo?
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Per saperne di più
The bmj
Effects of a low carbohydrate diet on energy expenditure during weight loss maintenance: randomized trial
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Indice glicemico dei diversi cibi
SID Società Italiana di Diabetologia
Alimentazione e Diabete
Link…

The Boston Children’s Hospital
Link…

Marco Dal Negro

This post is also available in: enInglese

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