Prostate Gray’s Anatomy

Nel più ampio studio finora realizzato è stato dimostrato che, in pazienti a basso rischio, la somministrazione di testosterone rallenta la recidiva del cancro alla prostata (European Association of Urology).

Uno studio appena presentato allo European Association of Urology Congress di Barcelona delimita i casi nei quali è opportuno seguire i protocolli standard per quanto riguarda le terapie ormonali nel cancro della prostata.

Ciò che ieri era un protocollo certo oggi non lo è più, si è visto che ci sono casi per i quali valgono regole opposte a quelle fin qui ritenute fondamentali.
Per fortuna la scienza avanza.

Per molto tempo i dottori hanno ritenuto che il testosterone promuovesse il cancro alla prostata.

Il lavoro di Huggins ed Hodges del 1941 fece prendere a Huggins il Premio Nobel della medicina nel 1966 per aver descritto l’importanza fondamentale della riduzione del testosterone nel cancro della prostata.

Da allora l’uso di farmaci in grado di ridurre i livelli di testosterone è diventato l’opzione standard per molti pazienti.

Ma tra la fine degli anni 90 e gli anni 2000 i medici hanno scoperto che pur non morendo di cancro alla prostata, gli uomini sottoposti a trattamento di deprivazione androgenica di lungo termine morivano comunque prematuramente per malattie cardiache.

Era come se le terapie di deprivazione androgenica curassero si il cancro alla prostata, ma che i livelli estremamente bassi di testosterone acuissero in modo significativo le complicazioni metaboliche quali alti livelli di zuccheri nel sangue, diabete, colesterolo alto, grasso viscerale in vita, per non parlare dei danni alla vita di coppia.

Tutto ciò ha portato alcuni medici ad ipotizzare la somministrazione di testosterone dopo l’intervento chirurgico o la radioterapia ad alcuni uomini a basso rischio.

A partire dal 2008 un gruppo di medici sotto la direzione del Professor Professor Thomas Ahlering, della University of California, Irvine, ha cominciato a selezionare con cautela dei pazienti ai quali somministrare una terapia di ripristino del testosterone.

il gruppo ha lavorato con 834 pazienti che stavano per sottoporsi a prostatctomia radicale.

Sono stati trattati 152 pazienti a basso rischio senza problemi con la terapia di rimpiazzo del testosterone.

Dopo un tempo medio di 3,1 anni dall’intervento chirurgico, attraverso i livelli di PSA, i medici hanno verificato possibili recidive nei pazienti trovando che si erano verificate nel 5% degli uomini trattati con il testosterone contro il 15% dei pazienti non trattati.

Complessivamente, depurando i dati relativi alle differenze tra i gruppi, a 3 anni risultava una riduzione a circa un terzo.

Oltre a ciò, anche non curando il cancro il testosterone ne aveva rallentato la crescita regalando un anno e mezzo in più prima che ne fossero trovate nuove tracce.

Se aggiungiamo tutto ciò ai noti benefici che il testosterone porta alla massa muscolare, ad un colesterolo più basso ed ai livelli dei trigliceridi, il risultato è stato entusiasmante.

Ora sarà necessario verificare quanto emerso su di una platea più numerosa in modo da affinare i parametri da seguire per la selezione dei pazienti che potranno fruire di questa opzione.

Per informazioni sulla terapia ormonale standard nel cancro alla prostata
Link…

Per saperne di più
eau – European Association of Urology
Link…

The 34th Annual EAU Congress
Link…

Marco Dal negro

This post is also available in: enInglese

Recommend to friends
  • gplus
  • pinterest

About the Author

Nota bene: Nelle diverse lingue i contenuti possono cambiare anche nella sostanza