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Allattamento al seno: i risultati di un'indagine (23/02/2007)


 

Gli specialisti lo ripetono da anni: allattare al seno il proprio bambino è il miglior modo per aiutarlo a crescere in salute. Ma come si comportano le mamme italiane a questo proposito? Secondo l’indagine di Demoskopea, promossa da Medela* e condotta su 500 mamme con figli da 0 a 14 anni, l’83% ha allattato al seno. Di queste, il 68% dichiara di averlo fatto per 6 mesi o più. Le mamme sono infatti ben consapevoli dell’importanza dell’allattamento al seno: il 67% lo considera il mezzo più naturale e insostituibile per nutrire il proprio figlio; il 78%, conosce l’azione protettiva del latte materno contro germi e infezioni batteriche.
“Il latte materno – spiega il dottor Riccardo Davanzo, Pediatra della Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale, IRCCS Burlo Garofolo di Trieste - protegge biologicamente il neonato fornendo, nei primi sei mesi di vita, tutti i nutrienti necessari. 

Si pensi che, a livello mondiale, il 22% di tutte le morti neonatali (nel periodo che va dal parto al 28° giorno di vita) si potrebbe prevenire grazie a un allattamento al seno esclusivo avviato entro la prima ora di vita. L'effetto protettivo dell'allattamento sulla mortalità infantile viene documentato anche per i Paesi Industrializzati: secondo uno studio condotto negli Stati Uniti1 i bambini allattati al seno anche in maniera non esclusiva presentano un rischio di morte nel periodo postneonatale (quindi dal 2° al 12° mese di vita) ridotto del 21 % rispetto a quelli mai allattati al seno”.Un altro effetto estremamente importante dell’allattamento al seno riguarda la prevenzione dell’obesità. 

“L'ultimo di una serie di studi viene da Harvard, USA2 - spiega Davanzo - e riporta un rischio ridotto del 34% di sovrappeso/obesità per chi è stato allattato esclusivamente al seno rispetto a chi è stato allattato solo con latte artificiale. Si ipotizza che l'effetto protettivo derivi dall’equilibrio endocrino che il latte materno può generare: è noto infatti, per esempio, che l'insulina viene attivata di meno dal latte materno rispetto a quello artificiale. Il latte materno sembra controllare anche la produzione di grelina, un ormone rilasciato dallo stomaco che entra in circolo e che genera aumento dell’appetito, peso e adiposità. Secondo le evidenze, questa sostanza viene attivata di meno dal latte materno rispetto ad altre alimentazioni infantili, come il latte artificiale 3.” 

Secondo l’indagine Demoskopea, inoltre, il 69% delle mamme che smettono di allattare prima dei sei mesi lo fanno per la mancanza di latte. “Una motivazione frequente che porta a interrompere l’allattamento è la scarsa produzione di latte. - spiega la dottoressa Laura Antinucci Psicologa e Consulente Professionale in Allattamento Materno IBCLC - Tuttavia sarebbe anzitutto necessario verificare se tale mancanza sia effettiva o solo un comprensibile timore della mamma. Nel caso sia reale, potrebbe essere risolvibile con il supporto di specialisti che possono consigliare le tecniche per stimolare la produzione di latte. Ciò non sempre si verifica anche per la mancanza, ad esempio, di un’assistenza domiciliare strutturata per le puerpere .”Per stimolare la produzione è utile aumentare la frequenza delle poppate e attaccare al seno il bambino, ogni volta manifesti il desiderio: la produzione di latte, aumenta in risposta alla ‘richiesta’ ed è dunque importante intensificare l’attività per stimolare la produzione. È poi fondamentale modificare eventuali posizioni scorrette del bimbo durante la poppata per garantire una presa corretta e stimolare al meglio l’offerta di latte.

Quando non sia possibile attaccare più spesso il bambino al seno (per esempio, quando la mamma rientra al lavoro), la spremitura manuale o tramite tiralatte permette di stimolare la produzione e conservare scorte di latte materno in frigorifero o in freezer.
Secondo l’indagine, la maggior parte delle mamme conosce questi dispositivi (97%) e più della metà li ha utilizzati (57%). E sanno anche in quali casi farlo: per stimolare la produzione di latte (il 27%), in caso di ingorgo, cioè la congestione dovuta all’ostruzione o non completo svuotamento di uno o più canali lattiferi (41%). Il 30% delle mamme collega l’utilizzo dei tiralatte alla possibilità di delegare la nutrizione del figlio a altri, fatto molto o abbastanza importante per il 75% delle intervistate, e che permette di rientrare al lavoro (66%) e di coinvolgere il padre nella nutrizione del bambino (82%).

“Generalmente - spiega la dottoressa Antinucci - la donna che rientra al lavoro pensa che sarà opportuno interrompere l’allattamento in previsione di una separazione regolare e prolungata dal proprio figlio durante la giornata. In realtà, per preservare la produzione di latte e il rapporto di intimità con il figlio, è possibile utilizzare il tiralatte.L’OMS raccomanda alle mamme di allattare al seno in maniera esclusiva (senza aggiungere liquidi come acqua, camomilla o latte artificiale e pappe) per almeno i primi sei mesi di vita e in maniera non esclusiva successivamente allo svezzamento. Ma le mamme italiane seguono l’indicazione di non fare ‘aggiunte’ per esempio di latte artificiale, oppure di camomilla, prima dei sei mesi?

“Benché la maggior parte delle mamme dichiarino di allattare al seno, - commenta Davanzo- attualmente, in Italia, non è noto esattamente quante seguano l’indicazione dell’OMS di farlo in maniera esclusiva per i primi sei mesi. È però importante seguire questa indicazione perché esiste un rapporto dose-effetto fra latte materno e beneficio. Per le mamme che, per diversi motivi, allattano in modo non esclusivo per i primi 6 mesi, i benefici dell’allattamento al seno non si perdono completamente, ma si diluiscono.”

 


L'armadietto omeopatico casalingo
(del Dott. Turetta)
Quali sono i problemi o le disfunzioni che possono giovarsi di un intervento omeopatico d'urgenza e, di conseguenza, come dovrebbe essere un ideale armadietto medicinale omeopatico casalingo.


 

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