E' stato chiamato "chincona" in onore di Anna Osorio, moglie del vicerè Girolamo di Chincon, guarita dalla febbre terzana: è l'albero della china, originario dell'America Latina. Appartenente alla famiglia delle Rubiacee, se ne riconoscono svariate specie ma solo quella gialla, quella rossa e quella grigia si trovano in commercio.
Utilizzata, come detto, fin dall'antichità, oltre alle proprietà febbrifughe questa pianta possiede qualità antimalariche ed antiaritmiche e può altresì essere utilizzata per stimolare le funzioni epatiche, gastriche e digestive. In questo ultimo caso le sue proprietà amaro-toniche si sfruttano sotto forma di elisir: soluzione idroalcolica zuccherina ottenuta con la macerazione di parti di pianta a cui viene successivamente aggiunta una soluzione acquosa preventivamente mescolata a zucchero.
La china viene spesso associata al rabarbaro che, con le sue proprietà tonico-eupeptiche, favorisce la secrezione gastrica. Dell'albero della china si utilizza a scopo terapeutico la corteccia, mentre del rabarbaro si utilizzano le scorze dei frutti. Sebbene non siano stati riscontrati effetti collaterali degni di nota, il consulto con il farmacista o l'erborista risulterà utile al fine di definire corretta assunzione e giusti dosaggi.