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Omocisteina, folato e memoria negli anziani in uno studio USA (25/05/2001)

Sulla rivista "Stroke" uno studio del dr. Niklas Jonsson dell'Umea University
in Svezia sul rapporto tra ictus e statine
(25/05/2001)

Cos'è il "patch" (24/05/2001)

Dagli USA nuovo farmaco contro il disturbo da deficit di attenzione ed iperattività
(24/05/2001)

Dall'Università di Firenze novità sull'emicrania (23/05/2001)

Dall'Ospedale Meyer
di Firenze buone notizie sulla congiuntivite simil-allergica
(23/05/2001)

Recettore Cd30 e leucemia
(22/05/2001)

Dagli Usa un prodotto per ridurre il numero
dei cicli mestruali
(22/05/2001)

La retrodifferenziazione: cellule staminali ottenute da cellule adulte (21/05/2001)

Cellulari pericolosi:
due studi evidenziano la necessità di proseguire le indagini
(21/05/2001)

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Dall'Università di Firenze novità sull'emicrania (23/05/2001)

Nei confronti dell'emicrania si sono alternati negli anni innumerevoli studi allo scopo di definirne le misteriose cause e tutt'oggi ricerche scientifiche sono orientate ad analizzare questo disturbo che colpisce ben il 12 per cento della popolazione adulta.
Una novità arriva da una di queste ricerche condotta da un gruppo di farmacologi dell'Università di Firenze; secondo i risultati emersi, la responsabilità delle cefalee è da attribuirsi al malfunzionamento della proteina Gi che funziona come filtro impedendo a determinati stimoli di essere recepiti come dolore; sembrerebbe infatti che nei soggetti sofferenti di emicrania e cefalea questa proteina non funzioni al massimo delle sue prestazioni facendo sì che anche gli stimoli più deboli producano dolore. L'origine della malattia potrebbe dunque avere una componente genetica anche se è bene chiarire che il ruolo della proteina Gi non è determinante in tutti i tipi dei cefalea ed emicrania: i ricercatori sono riusciti a rilevarne la causa nella cefalea a grappolo, tipicamente maschile, e nell'emicrania.
In funzione dei risultati ottenuti ora i ricercatori, coordinati dal dr. Alessandro Bertolini, stanno studiando dei farmaci in grado di svolgere il lavoro che la proteina Gi non è in grado di compiere anche se i tempi si profilano piuttosto lunghi. Nel frattempo, però, è stato messo a punto un test diagnostico che valuta la funzionalità della proteina incriminata.

 

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