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Il professor Jill Belch è stato il coordinatore di una ricerca scozzese che ha coinvolto 159 ragazzini compresi tra gli 11 ed i 14 anni e che ha dimostrato come l'interruzione precoce dell'allattamento al seno materno aumenti nel bambino il rischio di incorrere in malattie cardiovascolari e diabete nel corso della crescita. Con i dati emersi dallo studio i ricercatori hanno rilevato che alcuni bambini del campione esaminato mostravano meno fattori di rischio a livello cardiovascolare; per contro il 20 per cento mostrava livelli sopra la media di colesterolo e di zuccheri nel sangue.
Relazionando questi ultimi dati con l'alimentazione della prima infanzia, essi sono giunti alla conclusione che lo svezzamento precoce sarebbe il responsabile di maggiore rischio cardiovascolare: l'introduzione di cibo solido entro la quindicesima settimana di vita potrebbe esporre il bambino a spiacevoli conseguenze che possono manifestarsi già in età adolescenziale. I ricercatori affermano con una certa sicurezza questa ipotesi poichè hanno altresì riscontrato che i bambini allattati dal seno materno per più di quindici settimane presentavano una maggiore funzionalità circolatoria: è dunque possibile che esista una correlazione tra l'introduzione precoce di cibo solido ed una scarsa capacità di dilatazione da parte dei vasi sanguigni.
A conferma degli effetti benefici elargiti dal latte materno si pone inoltre uno studio canadese, pubblicato sill'American Journal of Clinical Nutrition, il quale dimostra come esso protegga dalle infezioni intestinali e dagli eczemi caratteristici dei primi anni di vita di quasi tutti i lattanti.
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