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Reiki
a cura di Tabish Griziotti Basevi


A metà tra fisico e spirituale

Il Reiki, per quelli che non l’hanno mai provato, è spesso qualcosa di relegato nel cantuccio delle favole e delle improbabili magie.
Accade altrettanto spesso che persone o istituzioni ci si scaglino contro per interessi corporativi o di settore o accade che importanti organizzazioni incarichino qualcuno di scrivere libelli o di fare interventi denigratori. Eppure se c’è qualcosa che non è nocivo, non è invasivo, non va contro le leggi e l’ordine costituito, non va contro nessuna religione perché non è una religione, non è settario e le sue associazioni non sono sette questo è proprio il Reiki.

Allora perché alcuni si accaniscono a denigrarlo?

La risposta è più semplice di quanto possa sembrare. Se ti fai l’autotrattamento con il Reiki una volta al giorno finisci per non ammalarti quasi mai e anche le poche volte che ti ammali in genere guarisci in metà tempo del normale e usi poche medicine. Che sia per questo? Probabilmente anche per questo.

Chi riceve l’attivazione Reiki comincia a sentirsi più responsabile di se stesso e della sua salute e quindi il suo rapporto con medici, medicine e Servizio Sanitario Nazionale cambia, vuole sapere, vuole conoscere tutto ciò che riguarda la sua salute e non accettando più a scatola chiusa ciò che gli viene detto diventa automaticamente un individuo scomodo! Che sia per questo? Probabilmente anche per questo.

Perché chi riceve l’attivazione Reiki comincia a porsi domande e ad ottenere risposte, entra in un processo di ricerca dentro se stesso e la realtà dell’Esistenza incomincia lentamente a farsi luce in lui e non è più disponibile a essere preso in giro da tutto e da tutti ma incomincia a pensare con la propria testa e a essere in grado di dire no? Che sia per questo? Probabilmente anche per questo.

Una volta qualcuno a bruciapelo mi chiese di dare una definizione degli effetti dell’attivazione di primo livello di Reiki e lì per lì risposi: “è il calcio di avvio della partita di pallone ...”.

Non so perché risposi così, fu istintivo. Solo dopo, ripensandoci, mi resi conto che era proprio così. Il primo livello di Reiki è il calcio di avvio dell’infinita partita della ricerca interiore. Alcuni la chiamano ricerca spirituale, altri in altri modi, a me piace considerarla un viaggio dentro se stessi, dove la meta non è importante ma quello che conta è essere in cammino.

A questo punto mi immagino che a chi è scettico e a chi legge per la prima volta del Reiki arrivino alla mente moltissime domande ... per favore con calma, non tutte le domande insieme, una alla volta ... .

Ma allora il Reiki è veramente la risoluzione di tutti i mali e di tutti i problemi?

Neanche per sogno! Ma, e un ma a questo punto ci sta proprio bene, può esserlo o, meglio, può diventarlo ma sempre indirettamente. Siamo solo noi gli artefici di tutto ciò che ci riguarda!

Il Reiki è un aiuto potente che serve, nel caso della malattia, a far uscire allo scoperto il problema che ha provocato la malattia stessa ma, siamo sempre e solo noi che possiamo risolverlo e liberarcene o reiterare il comportamento che ci ha messo nei guai con le conseguenze del caso.

Il Reiki porta allo scoperto gli altri nostri problemi, i comportamenti sbagliati nelle varie sfere del nostro pensare e agire ma non li risolve: siamo sempre e solo noi che possiamo risolverli o modificarli.

Il Reiki porta allo scoperto traumi anche infantili ormai dimenticati ma che non hanno mai cessato di operare a livello dei nostri vari corpi e che hanno influenzato e influenzano ancora i nostri comportamenti, le nostre scelte: ma siamo sempre e solo noi che possiamo guarire questi vecchi traumi.

Il Reiki aiuta e sostiene costantemente nel cammino della ricerca interiore, alla scoperta di se stessi: ma siamo sempre e solo noi che camminiamo, un passo dopo l’altro.

Il Reiki ci aiuta a non dirci più bugie ... e ce ne raccontiamo tante ... e anche per questo punto siamo sempre e soltanto noi che decidiamo di smettere o di continuare a raccontarcela.

Il Reiki ci aiuta a essere più centrati e attivi, perché più in armonia con tutto e tutti, e quindi ci aiuta a migliorare il nostro modo di vivere, di lavorare e, perché no, di divertirci e di relazionarci con gli altri. Ma, al solito, siamo sempre e soltanto noi che decidiamo se tutto ciò può accadere.

Va bene! Il Reiki farà anche tutte queste cose ma come fa a farle? In termini pratici, tecnici, scientifici ... insomma, come funziona?

Per funzionare, funziona ... eccome se funziona! Ma come funzioni dal punto di vista tecnico/pratico è facile e contemporaneamente difficile da spiegare perché ci sono più spiegazioni o, meglio, ci sono più modi di vedere e, quindi, c’è più di una risposta.

Intanto partiamo col dire che fino a non molti anni fa c’era un solo modo di vedere che io, per praticità, ho definito mistico. L’Energia Universale, con le iniziali maiuscole, è un bacino infinito a disposizione di chiunque riesca ad accedervi e con l’attivazione Reiki l’accesso è aperto. In questo bacino è presente l’Energia di tutto e di tutti, Maestri e non, ed è senza tempo né spazio. Questa è una visione accettata da quasi tutti coloro che praticano Reiki e questo accesso o collegamento con il bacino dell’Energia Universale è stato sempre considerato, con varie sfumature, qualcosa di spiritualmente elevato e per molti di sacro. La storia stessa di Usui che ci è stata tramandata è sicuramente mistica e quasi miracolistica, nel termine buono della parola.

Per contro in Giappone il Reiki è più una filosofia di vita attraverso la quale si perviene all’elevazione dell’individuo e, anche lì, sono molte le scuole e gli orientamenti.

In ogni caso tecnicamente questo modo di vedere il Reiki spiega che l’Energia Universale entra dal settimo chakra, si unisce nel chakra del cuore con l’energia dell’operatore e, quindi, attraverso le mani viene dispensata. Quando arriva alla persona trattata pulisce e armonizza l’individuo portando luce e guarigione in senso lato.

Un altro modo di vedere il Reiki è decisamente più occidentale, più scientifico. Per comodità lo chiameremo scientifico.

Questo modo di vedere parte dalla necessità di dare delle spiegazioni al passo con i tempi e che facciano uscire dal ghetto della pratica magica o pseudo tale il Reiki.

Siamo nell’era delle scoperte scientifiche più eccitanti che ci siano mai state e che si susseguono a ritmi vertiginosi e visto che il Reiki i risultati li ha dati e li dà non si vede perché non cercare di capire scientificamente come funziona e dare quindi delle spiegazioni che possibilmente si possano toccare con mano.

Cosa facile a dirsi ma difficilissima a farsi perché il mondo scientifico di queste cose pare non ne voglia sapere o se se ne sta occupando non lo viene a dire a noi comuni mortali.

Vi posso comunque dare una teoria che ho elaborato partendo dalla fisica moderna.

Tutto l’universo è composto da infinitesimali particelle, per ora sappiamo che sono stati scoperti i Quanta e magari adesso ne hanno scoperte ancora di più piccole, per cui anche noi, il nostro corpo fisico e i nostri corpi energetici sono, alla base fatti di particelle infinitesimali.

Il Reiki, in quanto energia, è anch’esso costituito di particelle infinitesimali. Ogni particella contiene tutte le informazioni esistenti e quando entra in contatto con un’altra o con altre particelle pare che si specializzi, ovvero diventi portatrice di un’unica informazione o di una serie di informazioni specializzate.

Quando l’operatore Reiki richiama e riceve l’Energia Universale essa arriva in forma neutra, ovvero tutte le sue particelle contengono tutte le informazioni. Quando quest’Energia si unisce a quella dell’operatore subisce già una prima trasformazione e le sue particelle si specializzano secondo l’utilizzo e la volontà dell’operatore stesso. Ecco perché nel Reiki si raccomanda all’operatore di essere solamente un canale il più anodino possibile.

Quando poi l’energia entra in contatto con quella del soggetto ricevente porta nei suoi campi energetici un’informazione primaria di armonia, in quanto neutra e quindi armonica essa stessa.

Il disagio, di qualsiasi tipo esso sia, dal fisico allo spirituale provoca nei vari campi aurici situazioni disarmoniche nelle quali l’energia è carente o non circola correttamente o ristagna.

A questo punto basta mettere insieme queste cose e avremo una visione del Reiki un po’ più scientifica.

Tutto ciò senza niente togliere a chiunque altro abbia una diversa idea e una diversa visione del Reiki.

Dato il poco tempo/spazio che abbiamo non mi è possibile per ora approfondire. In ogni caso ho messo in pratica questa mia teoria e ne ho potuto constatarne gli effetti in modo tangibile, tanto da creare una tecnica applicativa del Reiki che ho chiamato Reiki Aurico proprio per il fatto che il Reiki viene portato direttamente nei campi aurici della persona trattata.

Reiki: a metà, quindi, tra fisico e spirituale; a metà tra benefici effetti fisici e spirituali, a metà tra il mistico e lo scientifico, a metà tra oriente e occidente.

 

 

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