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Reiki
a cura di Tabish
Griziotti Basevi
Il nostro essere: fisico, mente, psiche, emozioni, spirito e energia
(1 - 2)
Anno 2000 o 50/70000 o ...? Quanto è vecchia l'umanità sul pianeta?
Quanti sforzi per evolverci, contati in migliaia di anni prima di fare un piccolo passo. Quanta fatica e quanta sofferenza, quanta grandezza e quanta miseria in ogni piccolo passo evolutivo di ogni essere umano.
Quante volte è stato fatto un soffertissimo passo avanti e poi ne sono stati fatti due indietro, magari a causa di avverse condizioni naturali, di cataclismi, di grandi carestie e i nostri antenati hanno rialzato la testa e hanno ricominciato da capo con caparbietà e con tenacia.
Grazie ai loro sforzi noi oggi siamo qui e probabilmente ben pochi di noi hanno mai rivolto un pensiero riconoscente all'umanità che ci ha preceduto e che ha permesso a noi oggi di essere qui.
Oggi noi viviamo, soprattutto in occidente, piuttosto bene, tranne pochi abbiamo una casa, una macchina, la televisione, il frigorifero, la lavatrice, lo stereo e tantissime altre cose che ci fanno la vita comoda e, senza rendercene conto, viviamo in agi quali l'umanità che ci ha preceduto non avrebbe mai sognato potessero esistere ma ... ci lamentiamo.
Forse il progresso deriva anche dal non essere mai contenti e probabilmente anche questa è un'ipotesi da prendere in considerazione.
Però ci lamentiamo se ci viene un raffreddore, se con il nostro lui o la nostra lei abbiamo dei piccoli dissapori, se il nostro lavoro non è esattamente quello che avevamo sognato da bambini, se il viaggio in metrò o in treno o in auto per andare al lavoro è noioso, se al supermercato o all'ufficio postale dobbiamo fare un po' di coda, se dobbiamo andare a parlare a scadenza con le maestre o con i professori dei nostri figli, se la camicia non è stirata bene, se lo smalto per unghie non asciuga in un millesimo di secondo, se ... e la lista potrebbe essere infinita.
In realtà, nella stragrande maggioranza dei piccoli casi e anche dei grandi casi della vita siamo degli scontenti e quindi finiamo per vivere male, annoiati e, in fondo, incapaci di dare un senso alla nostra vita, di gioire costantemente e, in una parola, di essere veramente felici.
Perché siamo così? Ci sono tantissime spiegazioni scientifiche e ogni branca della scienza ha la sua; ci sono tantissime spiegazioni religiose e ogni religione ha la sua e, forse, tutti hanno ragione o, forse, tutti hanno torto perché nonostante tutte quelle spiegazioni il problema persiste.
Ma allora? Cosa fare e soprattutto come fare? Qual'è la vera ricetta della felicità? Ne esisterà una? O piuttosto non ne esisterà nessuna?
"Ecco delle belle domande!" Dirà qualcuno, "Ma chi mi darà le risposte?"
Questi sono in realtà interrogativi ai quali tantissimi filosofi e tantissimi pensatori hanno da sempre cercato di dare una risposta e qualcuno l'ha data la risposta, ma o non è stato ascoltato o, forse, la risposta non era quella giusta perché le cose non sono cambiate e noi siamo ancora qui a porci sempre le stesse domande.
Proviamo a dire allora che forse non esiste la ricetta della vera felicità o, meglio, proviamo a dire che forse non esiste una ricetta che vada bene per tutti e che ciascuno si deve singolarmente sforzare di cercare la propria individualissima strada per la felicità.
"Sì, anche ammettendo che sia così come si fa a cercarla: insomma, accidenti, chi mi dice da dove partire?" Dirà allora qualcuno.
"Partire? Ma per dove? La ricerca della felicità mica è un viaggio. Sarebbe troppo facile. Allora una mattina mi sveglio, prendo l'auto e parto. Ma dove vado?" direbbe qualcun altro.
"Già forse hai ragione" direbbe un terzo "Dove si va? Perché il problema è proprio quello di sapere, sempre che sia un viaggio, dove si va. Anche a me sembra che siano tutte stupidaggini, che non ci sia nessuna partenza e nessun viaggio e che la ricerca della felicità sia un'utopia. Tanto vale accontentarci di quello che abbiamo, in fondo alla nostra noia e alla nostra scontentezza siamo abituati, le conosciamo bene perché ci conviviamo da sempre e sono, almeno per me, meglio di una cosa ignota come la felicità, che potrebbe anche essere per quello che ne so, pericolosa. Io non parto, non vado da nessuna parte:"
Va bene! Evidentemente parlare di felicità è difficile mentre parlare di noia e di scontento è facile, questi li conosciamo bene tutti.
Ma esisterà veramente un viaggio da fare?
Beh, un viaggio esiste, anche se non è il solito viaggio e se non si può sapere se porterà o meno alla felicità. Però è un viaggio e come tutti i viaggi promette avventure.
E' il viaggio alla scoperta di noi stessi!
Un viaggio che si fa stando fermi, non ci sono spostamenti fisici ma è forse il più intrigante e avventuroso viaggio che si conosca e che, soprattutto, chiunque può fare.
Per questo viaggio non servono agenzie viaggi o mezzi di locomozione, non serve essere degli esploratori o avere chissà quale preparazione ma ci vuole solo la voglia, o il coraggio, di iniziarlo: il resto viene da sé.
Da dove si inizia?
Anche da qui e da ora aprendosi a ciò che non conosciamo, senza pregiudizi e preconcetti ma con la voglia di scoprire, di conoscere, di sapere e di sperimentare.
Il nostro corpo fisico lo conosciamo? E la nostra mente? E la nostra psiche? E le nostre emozioni? E la nostra parte spirituale? E la nostra parte o corpo energetico?
Quanti di noi possono dire di conoscersi veramente bene in tutte le proprie parti o corpi? Forse nessuno o pochissimi.
E allora forza, incominciamo il viaggio, non ci sono promesse di felicità ma di tanta avventura e di tante scoperte quello sì! E non è detto che lungo la strada non ci capiti anche di trovare la formula magica della nostra personale felicità e, mi raccomando, ricordiamoci di mettere in valigia ... lo spazzolino da denti.
(continua)
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