Combattere
le vertigini ed eliminare i problemi che provocano (1-2-3)
La
diagnosi del medico
Il
"medico di famiglia" (termine sostitutivo di "medico della
mutua") è la persona cui occorre sempre rivolgersi ai primi sintomi
di vertigine perché molte volte le cause sono tempestivamente
identificabili e così la conseguente terapia. Spesso il medico può
richiedere la consulenza di uno specialista, un otorinolaringoiatra per i
problemi inerenti le labirintiti, un fisiatra per quelli legati al colpo
di frusta o all’artrosi cervicale, un neurologo per la sindrome di
Menière, un medico - psicologo per i problemi di tipo menieriforme
conseguenti s stress psicofisici o a sindromi ansiose. Di solito gli esami
clinici cui è sottoposta una persona che soffre di vertigini sono:
Radiografia
della colonna cervicale. E’ questa un’indagine radiologica
eseguita sul tratto cervicale della colonna vertebrale per individuare
eventuali processi artrosici o mal posizioni delle vertebre (per
esempio conseguenti il colpo di frusta). Molte volte nel
"vertiginoso" in cui si sospettano problemi della colonna
cervicale vengono effettuate anche "radiografie dinamiche",
cioè si "fotografano" con i raggi X le vertebre facendo
flettere alla persona il capo in avanti, poi verso il lato destro e
quello sinistro quindi in estensione verso l’alto. In questo modo si
possono svelare "schiacciamenti" e spostamenti vertebrali
che sono possibili cause, come già abbiamo descritto, di vertigini.
Eco
- Doppler. Per osservare la pervietà delle arterie vertebrali
(responsabili dell’irrorazione sanguigna degli organi dell’equilibrio)
viene utilizzato l’Eco Doppler. Questo strumento diagnostico che
sfrutta le onde sonore è simile a quello utilizzato per le ecografie
in gravidanza, permette di scoprire eventuali compressioni delle
arterie oppure "impedimenti" alla circolazione fluida del
sangue dati per esempio, in età avanzata, anche da
"placche" di arteriosclerosi (che sono anch’esse, quindi,
causa di vertigini).
Audiogramma.
Per quantificare deficit dell’udito anche minimi (importanti per
differenziare varie cause di vertigini) viene usato l’audiogramma. L’apparecchio
è un dispositivo elettronico che permette la somministrazione di
suoni, aventi specifiche frequenze e particolari intensità, in
entrambe le orecchie. La persona sotto esame dice di udire o meno
questi suoni. Il risultato di questa indagine è un grafico (il vero e
proprio audiogramma) da cui il medico trae importanti valutazioni,
come per esempio la differenziazione tra la malattia di Menière e le
più benigne sindromi menieriformi, oltre a deficit uditivi, acufeni.
Stimolazione
del "labirinto". Per scoprire se le vertigini in una
persona dipendono da disfunzioni specifiche dell’organo dell’equilibrio
esistono particolari esami che vanno a studiare la reattività diretta
del labirinto a diversi stimoli. La prova più semplice di
stimolazione labirintica è una rapida rotazione, seguita da un
arresto improvviso, eseguita facendo sedere la persona su di uno
sgabello rotante. Poiché vi sono numerose connessioni nervose tra il
"labirinto" e i muscoli che muovono gli occhi a destra e a
sinistra, è impossibile con questa manovra studiare i movimenti
oculari "oscillanti" (nistagmo) spesso presenti in molte
malattie che danno vertigini. Un’altra prova è quella
"calorica" che consiste nel provocare, in chi è malato,
vertigine e nistagmo irrorando il canale esterno dell’orecchio con
acqua a diverse temperature (dai 30 ai 44 gradi), individuando in
questo modo, a seconda delle varie inclinazioni della testa, le
specifiche zone malate del labirinto membranoso.
La medicina
ufficiale: come cura
Poiché
la vertigine, come si è descritto, è un sintomo causato da disfunzioni
dell’organo dell’equilibrio oppure di apparati a esso collegati, la
terapia dovrà essere necessariamente diversa da caso a caso. Esistono
comunque farmaci che agiscono direttamente sul "sintomo"
vertigine, da assumere però solo su prescrizione medica perché non privi
di effetti collaterali. Fra questi gli antistaminici sono sicuramente i
più utilizzati soprattutto nelle lievi vertigini accompagnate da vomito
(mal di mare o mal d’auto) oppure nelle sindromi menieriformi. In queste
ultime si impiegano anche tranquillanti (diazepam) con l’acido
nicotinico (noto come vitamina PP o niacina). Se invece le vertigini
derivano da labirintiti occorre assumere antibiotici o antivirali
associando antivertiginosi come la scopolamina (disponibile come cerotto
cutaneo) o la cinnarizina. Diversamente invece si affronta la malattia di
Menière dove la terapia farmacologica è lunga fino ad anche 6-8
settimane con un’efficacia che varia dal 60 all’80 per cento dei casi.
Nella prima e nella seconda fase si impiegano diuretici e una dieta priva
di sale (per diminuire l’endolinfa in eccesso nel labirinto membranoso)
unita ad antistaminici e ad alte dosi di vitamina PP (in passato la
carenza di vitamina PP nella dieta provocava la "pellagra").
Nella terza fase, oltre ai farmaci, nel 3-5 per cento dei casi si ricorre
all’intervento chirurgico (efficace per il 70 per cento delle volte)
dove si vanno ad "allargare" le strutture che contengono l’endolinfa.
In tutte e tre le fasi poi vengono insegnati particolari esercizi (di
Cawthorne - Cooksey detti "vestibolari") che insegnano a evitare
bruschi movimenti e ad avere consapevolezza delle posizioni del corpo con
le loro variazioni, imparando così a controllare l’equilibrio nelle
varie attività della vita quotidiana. Quando infine le vertigini sono
dovute al colpo di frusta o all’artrosi lo specialista a cui rivolgersi
è il fisiatra (oppure l’ortopedico nei casi chirurgici). Non
trascurando i farmaci è qui necessario però impostare vari interventi
terapeutici atti a "decontratturare" i muscoli del collo,
ripristinare una corretta mobilità della colonna cervicale, ridurre le
"compressioni" cervicali, impedire ulteriori blocchi muscolo -
scheletrici. Può essere allora indicata la rieducazione fisioterapica con
le metodiche di McKenzie, Menière o Bienfait, oppure la chiropratica per
"sbloccare" le piccole articolazioni vertebrali soprattutto in
conseguenza al colpo di frusta, la terapia fisica con trazioni, laser -
terapia.
Ecco le cure
"alternative"
Anche
per le medicine cosiddette alternative le vertigini sono un sintomo e non
una malattia. Vediamo allora come agopuntura, omeopatia e medicina
psicosomatica curano le vertigini cercando di riportare l’equilibrio non
solo nello specifico organo ma anche "globalmente" cioè in
tutto l’insieme psicologico e corporeo della persona sofferente.
Con
l’agopuntura è sicuramente possibile risolvere uno stato sintomatico
vertiginoso acuto utilizzando vari punti situati sulla sommità del capo,
dietro le orecchie e "sciogliendo" le contratture dei muscoli
del collo che quasi sempre sono contratti in queste situazioni. Per
attuare però una duratura cura è necessario che il medico individui le
cause dello squilibrio, psicologico e corporeo insieme, che provoca le
vertigini. Per farlo è necessario far riferimento al sapere della
medicina tradizionale cinese che spiega le vertigini nei seguenti modi:
Vuoto
dell’energia renale. Nella fisiologia della medicina cinese l’energia
renale è in relazione con le funzioni dell’udito e dell’equilibrio
(insieme al sistema osseo, nervoso, all’eliminazione e al
riassorbimento dell’acqua, ai capelli). Per cause congenite, fattori
psichici come la paura, l’angoscia, lo stato ansioso, per malattie
croniche debilitanti, per gli abusi sessuali, per gli sforzi mentali
prolungati, per eccessi di alimenti caldi e speziati l’energia
renale può consumarsi dando segni di "vuoto" dei reni. I
sintomi che si presentano sono: vertigini, acufeni (fischi delle
orecchie), diminuzione dell’udito, diminuzione della memoria con
mente confusa, sensazione di gola secca, palmi delle mani e palme dei
piedi molto calde, debolezza e dolori lombari, sudori notturni. Se il
vuoto renale permane e si aggrava, le vertigini diventano più
violente (sindrome di Menière) con grande stanchezza, piedi
ghiacciati, vomito, diarrea, palpitazioni.
Eccesso
di energia del fegato. Un’alimentazione troppo ricca di grassi,
dolci, spezie, alcol, gli stati psichici come la collera (trattenuta),
il risentimento, la frustrazione, l’irritazione secondaria a
problemi familiari - sentimentali, di lavoro, ritmi di vita stressanti
per i medici cinesi producono tutti un "surriscaldamento"
del fegato. Tutto ciò porta a liberare "calore - fuoco"
che, come in natura, sale verso l’alto dando i seguenti sintomi:
vertigini, fischi particolarmente acuti alle orecchie, sapore amaro in
bocca, sete, mal di testa alle tempie (pulsante), viso rosso, insonnia
o sonno disturbato da continui sogni, diminuzione dell’udito,
irritabilità, facili scatti di collera, stitichezza.
"Deficit"
dell’energia dello stomaco. La vita in ambienti umidi,
soprattutto in prossimità di fiumi e laghi, indossare abiti non
perfettamente asciutti, le attività lavorative che mettono in
continuo contatto con l’acqua, le preoccupazioni e gli eccessivi
lavori intellettuali, gli orari disordinati dei pasti quotidiani (in
particolare il "salto" o l’insufficiente pranzo)
indeboliscono l’energia dello stomaco e della milza (organi, per i
cinesi, tra loro associati). I sintomi di questo esaurimento
energetico sono: vertigini associate a offuscamenti visivi, sensazioni
di testa pesante e confusa, marcata stanchezza, distensione addominale
con inappetenza, diarrea cronica, aspetto emaciato e pallido, gambe e
caviglie gonfie, nausea, mancanza di desiderio di parlare.. La terapia
in queste situazioni energetiche provocanti vertigini (in alcuni casi
embricate tra loro) è il riequilibrio dei vari organi interessati con
agopuntura, diete personalizzate, erbe cinesi da assumere in capsule o
in forma di decotto, correzione dello stile di vita psicologico e
delle attività quotidiane.
Numerosi
sono i rimedi omeopatici efficaci per le vertigini. Anche in questo campo
medico alternativo però vi è la duplice possibilità di togliere il
sintomo vertigine e di curare ciò che l’ha causato. Occorre in quest’ultimo
senso un’attenta e particolareggiata indagine da parte del medico
omeopata sui molteplici aspetti psicologici e fisici che caratterizzano
una persona piuttosto che un’altra. In tal modo il medico svela la
cosiddetta "tipologia" di base che individua una persona da un’altra
che, per svariati motivi, può disequilibrarsi causando le vertigini.
Facciamo un esempio di una "tipologia" che a volte soffre di
crisi vertiginose, cioè il tipo Sulfur. E’ questa una persona
tipicamente "calda", cioè spesso ha caldo in testa e alle
piante dei piedi fino a sentirle talvolta "bruciare". Ama la
doccia che lo tonifica e non il bagno che lo indebolisce; ha una mente
ricca di idee e in continua attività; spesso ha momenti di depressione e
può essere facilmente irritabile; molte volte sembra un tipo sicuro di
sé anche se in realtà cerca "punti di appoggio", "punti
di riferimento" cui affidare le proprie incertezze e i propri dubbi.
Ebbene proprio quest’ultima caratteristica del tipo Sulfur è quella che
può causare vertigini, quando cioè vengono a mancare persone o
situazioni di "sostegno" cui la persona, quasi di nascosto si
riferisce. In questo caso allora il procedimento terapeutico omeopatico
sarà quello di somministrare appunto il "rimedio" Sulfur per
armonizzare l’intero organismo.
Medicina
psicosomatica
Secondo
la scuola di medicina psicosomatica Riza quelle persone che amano vivere
in una "dimensione esistenziale" in cui il "pensiero
razionale" governa ogni cosa corrono il rischio di attuare via via
nel tempo uno "stile di vita" tanto rigido da non permettersi
mai di uscire dai limiti del "mondo concreto", divenuto così
sempre più "unico vero appoggio sicuro". D’altro canto, come
in ogni essere umano, in queste persone esistono altri aspetti
"irrazionali" della personalità (come le emozioni, gli affetti,
gli istinti, la fantasia, i sogni) che, trovando sempre meno spazio per
esprimersi, cercano in qualche modo di comunicare al "mondo della
testa" la loro esistenza.
Se
si pensa, peraltro, a certi modi di descrivere le vertigini, come
sbandare, essere disorientati, vacillare, barcollare, essere storditi,
sentir girare la testa, si può notare che non solo richiamano tutti
situazioni fisiche ma anche di tipo psicologico dove è chiaro il
riferirsi a vissuti emotivi che possono allontanare la persona dai
rassicuranti confini del pensiero razionale. Studi psicologici della
personalità poi descrivono il "vertiginoso" come un individuo
che vive come in una sorta di ambivalenza fra il mondo dell’alto
(razionalità, etica, morale), e il mondo del basso (oscuro mondo degli
istinti, delle incontrollabili emozioni, del "vortice" della
passioni, temuto ma insieme desiderato, odiato e amato inconsciamente).
Per la medicina psicosomatica allora la vertigine sembrerebbe essere un
segnale d’allarme lanciato dalle parti personologiche irrazionali alla
mente razionale divenuta troppo rigida e, paradossalmente, anche l’occasione
perché l’individuo recuperi quelle parti psichiche di sé forse troppo
a lungo trascurate.