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Come
comportarsi ai primi sintomi
Cosa
fare
Prestare
molta attenzione alle seguenti caratteristiche, qualità, modalità,
localizzazioni del dolore:
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quando è insorto;
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dove è iniziato e come si irradia;
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se è collegabile a cibi, clima, movimenti, emozioni;
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come è stata la sua evoluzione, per esempio, subito forte oppure via via ingravescente;
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se ci sono altri sintomi più o meno concomitanti quali: altri dolori, nausea, sudorazione, vertigini, pallore, stanchezza;
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se c'è differenza di intensità tra movimento e riposo;
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se la pressione sulla parte dolente peggiora o migliora l'intensità;
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se il caldo oppure il freddo sono calmanti o riacutizzanti;
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se disturba il sonno o no;
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se in passato c'è già stato un dolore analogo e come è regredito.
Tutte queste informazioni sono molto preziose per il medico perché possa orientare al meglio la diagnosi. Rivolgersi principalmente al medico di famiglia o a un internista senza precipitarsi subito da uno specialista. Questo perché i dolori, ad esempio della colonna vertebrale, non sempre sono causati da un danno dell'organo sottostante la zona sofferente e di conseguenza si rischia di perdere tempo prezioso.
Cosa
non fare
Non ricorrere subito ai farmaci analgesici o antinfiammatori perché, se assunti in modo inadeguato, i loro effetti collaterali possono essere più dannosi di quelli terapeutici (vale la pena comunque di consultare almeno il farmacista). E' possibile invece ricorrervi se il dolore è lieve o è "conosciuto".
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Non resistere stoicamente al dolore perché si può perdere tempo prezioso, da un lato, e, dall'altro, può aggravarsi anche durante le normali attività della vita quotidiana.
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Non drammatizzare il dolore perché l'agitazione psichica, l'ansia, la depressione, influiscono negativamente sulla sua intensità e durata.
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Se si riscontra che l'attività fisica in genere, oppure qualche movimento in particolare, aggravano o riacutizzano il dolore, interrompere ciò che si sta facendo. Nonostante l'ovvietà di questo avvertimento non sono rari, ad esempio, golfisti o tennisti che vogliono terminare o iniziare una partita nonostante un dolore al gomito!
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Non fare mai "autodiagnosi" perché si possono fare gravi errori. Il consiglio paradossalmente è valido anche per gli operatori sanitari poiché è necessaria, per orientare una valida diagnosi, una grande quota di neutralità e obiettività.
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Non rivolgersi a terapeuti non laureati in Medicina.
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Non usare con disinvoltura prodotti erboristici da ingerire perché anche con queste sostanze naturali vi possono essere effetti collaterali spiacevoli (ad esempio, l'artiglio del diavolo, pianta molto utile per i dolori reumatici ma che, se usata non correttamente, può causare seri disturbi gastrici).
Per l'utilizzo di "caldo" o "freddo" da applicare sulle parti dolenti non riferirsi a schemi preordinati, ma sulle sensazioni del momento (in alcuni casi di "colpo della strega", per esempio, che in genere ha sollievo con il ghiaccio, può invece essere necessaria l'applicazione di calore).
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