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La
terapia
dell’artrosi in generale mira ad arrestare (oppure a rallentare) e a far
regredire il corso della malattia o perlomeno a ridurre oppure eliminare i
disturbi da essa provocati.
E’ possibile classificare i trattamenti anti artrosi in tre gruppi:
farmacologico, ortopedico, fisiatrico.
Trattamento
farmacologico
La
terapia con l’utilizzo dei farmaci è essenzialmente sintomatica perché
una terapia "causale", cioè mirata a proteggere e riparare le
cartilagini articolari; a tutt’oggi non è purtroppo disponibile.I
sintomi da diminuire oppure eliminre con i farmaci sono il dolore e
l’infiammazione e dunque si utilizzano analgesici ed antinfiammatori.
Tra i primi il più utilizzato è il paracetamolo che possiede scarsa
tossicità ma efficacia limitata; nei secondi spicca l’acido
acetilsalicilico che sicuramente ha una potente attività antinfiammatoria
ma alta tossicità a livello dello stomaco (gastrite o recidive di
ulcera), del sangue (diminuisce la capacità di coagulazione e dunque può
provocare emorragie), del polmone (in chi è predisposto può scatenare un
attacco asmatico). Attualmente si prescrivono molti tipi di derivati di
quest’ultimo farmaco (si può dire che ogni anno le Case farmaceutiche
ne propongono uno nuovo) arricchiti di fattori protettivi oppure
modificati proprio per diminuire la loro tossicità soprattutto gastrica.
Purtroppo in generale si può affermare che esiste un parallelismo diretto
tra attività antinfiammatoriadi qualsiasi farmaco ed effetti collaterali,
nel senso che più un farmaco è efficace tanto più sono frequenti gli
effetti indesiderati da esso provocati. D’altro canto ogni medico sa che
deve sempre tener conto (in "scienza e coscienza") nella
prescrizione di un farmaco del cosiddetto rapporto costi-benefici e dunque
che quando la situazione infiammatoria (e il dolore) può aggravare
l’artrosi quei farmaci "devono" essere utilizzati. Altri
farmaci prescritti in chi presenta artrosi sono i miorilassanti ed i
cortisonici. I primi, come dice il loro nome, servono essenzialmente a
rilassare i muscoli e vengono utilizzati perché intorno alle
articolazioni colpite c’è sempre una componente di contrattura
muscolare che accresce l’impotenza funzionale e la reazione dolorosa. Il
cortisone invece viene somministrato in casi selezionati oculatamente per
la sua alta tossicità, dal medico stesso localmente. Cioè il medico
pratica una infiltrazione nelle articolazioni in presenza di una grave
infiammazione accompagnata da un forte dolore.
Trattamento
ortopedico
Come
già detto in precedenza, lo specialista ortopedico è un medico chirurgo
ed in presenza di artrosi di dedica alla diagnosi ed alla terapia dei
danni anatomici muscolari ed articolari. La terapia ortopedica ha due
campi di intervento, quello incruento (detto di ortesi) e quello cruento
(cioè interventi chirurgici).
Terapia
incruenta: questo tipo di cura si basa sull’impiego di apparecchi
per proteggere, correggere, far riposare le articolazioni con artrosi.
Ecco allora che possono essere utili tutori di vario materiale per le
articolazioni periferiche, corsetti (o "minerve") per la colonna
vertebrale, apparecchi gessati quando occorre garantire l’assoluto
riposo articolare, scarpe ortopediche per riequilibrare i pesi del corpo
sui piedi, eccetera. Anche l’applicazione delle cosiddette
"trazioni" è un’indicazione ortopedica, queste servono ad
allontanare lentamente i capi articolari, affinché vi sia usura,
rilasciando contemporaneamente i muscoli vicini. Le trazioni vengono
applicate con un sistema di pesi e carrucole e si possono effettuare in
centri specializzati oppure, in alcuni casi, addirittura a domicilio.
Terapia
cruenta: può essere profilattica, cioè quando si interviene
chirurgicamente per correggere quelle incongruenze tra i capi articolari
che possono produrre nel tempo un’artrosi. Fanno parte di questa terapia
la chirurgia dell’alluce valgo, delle gravi scoliosi, delle deformità
del ginocchio non più correggibili in altro modo (ginocchia valghe oppure
a X, ginocchia vare o a "cavallerizzo") eccetera. La terapia
cruenta ortopedica comprende anche gli interventi chirurgici detti
curativi, cioè miranti ad eliminare il dolore e, possibilmente, a
recuperare totalmente la funzionalità articolare. Attualmente la
chirurgia ortopedica è orientata in prevalenza verso questi ultimi tipi
di intervento, specializzandosi sempre più nella sostituzione di parti
ossee ed articolari con materiali compatibili con il corpo umano
(protesi).
Il
concetto di "riabilitazione": sta via via diventando sempre
meno "idea" e sempre più "cultura" tanto che, sia nei
nuovi ordinamenti sanitari che fra la gente, viene considerato un
necessario ed irrinunciabile completamento della cura di molte malattie.
Per riabilitazione si intende in primo luogo la valutazione del danno dato
dalla malattia nell’apparato colpito, delle condizioni preesistenti che
possono averla causata, del danno dato che la malattia può causare anche
in parti del corpo lontane dall’apparato colpito, di quali sono le
situazioni che possono peggiorarla anche indirettamente; in secondo luogo
la riabilitazione comporta un’analisi dei dati e, in funzione anche
delle personalità e del "ruolo sociale" della persona,
l’impostazione di un programma riabilitativo mirato ad impedire
l’aggravamento oppure le recidive, a migliorare o a recuperare le
funzioni dei distretti corporei ammalati (reintegrandole via via nelle
attività quotidiane), a correggere il più possibile i fattori di
rischio, a migliorare la qualità della vita del paziente anche quando
permane (come nell’artrosi) il danno dato dalla malattia. Da ormai più
di vent’anni esiste tra le specialità internistiche la figura del
fisiatra, cioè quel medico che si occupa di riabilitazione delle persone
affette da malattie neurologiche (come le paralisi cerebrali infantili, le
paresi eccetera), da malattie internistiche (come i cardiopatici), da
malattie dell’apparato muscolo-scheletrico-articolare (come, appunto,
l’artrosi ma anche l’artrite reumatoide, il mal di schiena eccetera).
Nella cura rieducativa dell’artrosi lo specialista ha "molte frecce
per il suo arco", due soprattutto: la terapia fisica e la
fisioterapia. La prima è propriamente una terapia con mezzi fisici ed è
applicata con particolari apparecchi da operatori che seguono le
indicazioni del fisiatra; la seconda è un vasto campo di tecniche
corporee utilizzate dal terapista della riabilitazione, figura
professionale che lavora in stretta collaborazione con il medico
riabilitatore. Vediamo volutamente a grandi linee quali sono le principali
terapie fisiche e fisioterapiche.
Terapia fisica
In
generale i mezzi fisici impiegati nella pratica clinica sono l’acqua, la
luce, il calore e l’elettricità. Applicati al corpo, tutti hanno
effetti antidolorifici, di rilasciamento muscolare ed infine
antinfiammatori diretti sulle articolazioni attraverso lo stimolo ad un
maggiore afflusso di sangue (con conseguente maggior apporto di ossigeno).
E’ estremamente importante precisare quanto segue:
deve
essere valutato per ogni mezzo fisico il momento, l’intensità e la
durata di applicazione in funzione delle varie fasi della malattia
artrosica e far comunque seguire al loro utilizzo tecniche di
fisioterapia;
tutte
le energie con mezzi fisici hanno delle controindicazioni (come ad esempio
il diabete, la gravidanza, l’osteoporosi avanzata, gli stati febbrili,
gli stati infiammatori acuti, alcune cardiopatie, l’ipertiroidismo,
malattie della pelle generalizzate, eccetera) che devono essere
attentamente considerate di volta in volta dal fisiatra;
la
somministrazione di una energia fisica provoca reazioni di difesa da parte
dell’organismo e questo viene considerato un segnale di significato
terapeutico, cioè il corpo (l’apparato, il distretto eccetera)
attraverso una "crisi reattiva" viene stimolato ad agire
terapeuticamente sulla malattia (la spiegazione biologica e fisica di
questo effetto esula per la sua complessità da questo contesto);
Vediamo
ora quali sono questi mezzi fisici
Ultrasuoni:
sono vibrazioni sonore a frequenza così elevata da non risultare
percepibili dall’orecchio umano. Hanno varie intensità di emissione
regolabili a seconda della profondità delle articolazioni da raggiungere;
sono applicabili attraverso "testine" da porre sulla cute e da
muovere circolarmente senza soffermarsi su un punto preciso. L’effetto
principale terapeutico è produrre calore (non doloroso) in profondità in
modo che l’articolazione venga "nutrita" meglio dal sangue.
Controindicazioni: l’osteoporosi, gli stati infiammatori acuti, presenza
di ematomi.
Laser:
in questi ultimi anni si sta diffondendo moltissimo in medicina l’uso
della "luce visibile" emessa da apparecchi chiamati laser. Nella
cura dell’artrosi viene impiegato un laser non chirurgico applicando in
vari punti cutanei (dai due ai sei minuti per punto) e variando
l’intensità a seconda della profondità da raggiungere. L’effetto
principale del laser è quello anti dolore ed in molti casi i punti sulla
pelle corrispondono a quelli utilizzati in agopuntura;
Marconi
e radarterapia: sono apparecchi che utilizzano correnti alternate a
frequenze elevatissime con grande capacità di penetrazione nei tessuti
del corpo dove inducono un intenso effetto calorico (antinfiammatorio). La
Marconiterapia viene applicata per mezzo di spirali rivestite di gomma
(solenoidi) e la seduta dura non più di quindici minuti; la radarterapia
(caratterizzata da frequenze ancora più elevate) si avvale di diffusori
con diversa forma in rapporto con le parti da trattare. Entrambe queste
terapie vengono utilizzate oltre che per l’artrosi anche per l’asma
bronchiale, le sinusiti croniche, le paralisi facciali;
Magnetoterapia:
fin dall’antichità sono noti gli effetti dei magneti naturali ed
altrettanto antichi sono i tentativi di usarli in medicina. E’ solamente
però da circa vent’anni che si sono intrapresi studi sistematici dei
fenomeni legati all’interazione tra i campi magnetici ed il corpo umano.
La magnetoterapia è una particolare terapia fisica che utilizza
apparecchiature (ne esistono numerosi tipi) generanti campi magnetici a
bassa intensità. I meccanismi reali dell’effetto terapeutico (anti
dolore, antinfiammatorio, rilassanti i muscoli) non sono ancora del tutto
chiari e attualmente in fisiatria sono impiegati in alcune forme
artrosiche e nella cura dell’osteoporosi.
Prevenire con la
fisioterapia
Per
fisioterapia si intende l’insieme delle forme di attivazione muscolare e
degli esercizi articolari (semplici e complessi) diretti a migliorare,
riequilibrare, l’aspetto posturale (cioè le posizioni del corpo
soprattutto da seduti e in piedi) e quello dinamico (cioè il corpo in
movimento). I vari sinonimi ancora oggi purtroppo in uso, come
"ginnastica correttiva" eccetera, sono imprecisi e limitativi
perché la fisioterapia è una vera e propria terapia indispensabile alla
cura riabilitativa. Peraltro se da un lato esistono tecniche rieducative
dall’altro il terapista della riabilitazione, unica figura professionale
esperta nell’applicazione fisioterapica, è sempre più teso ad uscire
dagli schematismi (a volte fanatismi) di una tecnica piuttosto che di
un’altra e a considerare l’individuo più che un ammalato una
"persona" con le sue emozioni, il suo lavoro, il suo ambiente
sociale, le sue aspirazioni, eccetera. Ecco dunque che, nella fisioterapia
anti artrosi (ma la considerazione è valida in qualunque malattia che
necessita di rieducazione) l’effetto fisioterapico non è solo nello
specifico anti dolore e correttivo di "anomale posizioni", ma
anche conoscenza del proprio corpo e di come attraverso i movimenti di
questo molte volte si esprimono i vari aspetti della propria personalità
Prevenzione
dell’artrosi: in medicina prevenire significa attuare provvedimenti
mirati ad impedire l’insorgenza di una malattia (prevenzione primaria)
oppure limitare i danni da essa derivabili (prevenzione secondaria). Nella
malattia artrosica la prevenzione primaria si identifica nella correzione
dei fattori predisponenti. Vediamo quelli più importanti:
Età:
non è vero che a causa dell’invecchiamento tutte le persone sono
destinate ad avere l’artrosi. E’ però vero che chi si dimentica di
avere un corpo "nato per muoversi" nei suoi più ampi aspetti,
può notevolmente rischiare, invecchiando, di avere l’artrosi. Dunque è
necessario dedicare con costanza del tempo ad una attività fisica tenendo
conto che "non è mai troppo tardi" e che questo è possibile ad
ogni età. Tutte le articolazioni rimangono vitali ed elastiche proprio
grazie al movimento.
Ereditarietà:
non si può fare nulla contro la predisposizione ereditaria all’artrosi
se non avere più attenzione di altri alla correzione dei fattori di
rischio qui presentati.
Obesità:
dimagrire ha due riferimenti: diminuire l’apporto calorico nella dieta
ed incrementare l’attività fisica per far consumare meglio gli eccessi
calorici. Occorre ricordare che un giusto peso corporeo previene in parte
le malattie cardiovascolari e soprattutto l’artrosi delle anche e delle
ginocchia.
All’insorgere
della menopausa: è necessario tenere sotto controllo i dosaggi
ormonali. In alcuni casi, non solo per prevenire l’osteoporosi ma anche
l’artrosi, potrebbe essere necessario assumere per qualche tempo ormoni
estrogeni.
Ambiente:
in alcuni lavori che si sanno predisponenti l’artrosi, è necessario
modificare sia i ritmi che le posizioni del corpo soprattutto facendole
variare. Esiste una scienza medica chiamata "ergonomia" che
studia e risolve i problemi inerenti il rapporto ambiente di
lavoro-lavoratore: molto spesso bastano pochi semplici accorgimenti per
mantenere alta la produttività con minore sforzo corporeo.
Fattori
locali: ginocchia, valghe o vare, scoliosi, piedi piatti, displasia
delle anche eccetera, sono tutte situazioni abnormi che vanno
diagnosticate fin dall’infanzia e modificate. Vi sono peraltro
atteggiamenti corporei scorretti non sostenuti così chiaramente da una
causa precisa ma da posizioni abitudinarie via via apprese negli anni. In
questo caso occorre "l’analisi posturale" fatta dal fisiatra
oppure anche dal chiropratico (specializzato nell’idividuare e nel
correggere questi squilibri) per individuare dove nasce il disequilibrio
per studiare insieme alla persona i modi per riapprendere un’armonia
posturale anti artrosi.
Cura dell’artrosi in
medicina naturale
Infiammazione
articolare, dolore, limitazione ai movimenti, contratture muscolari...
possono trovare tutti grande giovamento nell’ambito delle medicine
cosiddette alternative, o naturali. Vediamo come l’oligoterapia, la
fitoterapia e l’agopuntura affrontano la malattia artrosica.
Oligoterapia
Agli
inizi degli anni Settanta il medico francese Jacques Ménétrier fonda la
"medicina funzionale". Questa studia le funzioni organiche nei
confronti dell’aggressione sia esterna che interna e le molteplici
modificazioni psicofisiche che possono derivarne. Il concetto di base è
molto semplice: qualsiasi virus o batterio, qualsiasi agente esterno
(anche traumatico), qualsiasi agente interno (in prevalenza psichico) non
dà malattia in presenza di un "terreno" organico in equilibrio
e dunque in buona capacità difensiva. Purtroppo le cattive abitudini di
vita, l’inquinamento, lo stress, le carenze alimenatri eccetera, tutti
caratterizzanti l’uomo moderno, portano ad un impoverimento del
"terreno" corpo. La medicina funzionale individua dei terreni
particolari chiamati "diatesi" dove sono rappresentati sintomi
fisici e psichici caratteristici. La terapia, una volta individuata la
diatesi di appartenenza delle persone, si basa sulla somministrazione di
oligoelementi (oligoterapia), cioè "sali metallici semplici"
che vanno ad aiutare le cellule del corpo a ritrovare l’equilibrio e a
produrre migliore energia difensiva. L’artrosi viene rilevata nella
diatesi detta distonica o neuroartritica che può essere qualificata anche
da: turbe digestive ed intestinali, premenopausa, assenze mestruali,
stanchezza soprattutto mattutina, sonno breve e difficoltoso, memoria con
difficoltà temporanea, ansietà, nervosismo, palpitazioni, turbe
circolatorie... eccetera. Ebbene, l’artrosi viene curata da un lato
riequilibrando il terreno con manganese-cobalto e dall’altro agendo su
vari sintomi con altri oligoelementi.
Agopuntura
Uno
dei campi in cui l’agopuntura viene meglio tollerata dalla medicina
ufficiale è quello della "terapia del dolore" tant’è che
questa metodica della medicina tradizionale cinese viene inserita da più
parti fra la terapia fisica per l’artrosi. Con l’agopuntura si possono
dunque togliere o diminuire il dolore artrosico e le contratture muscolari
intorno all’articolazione soprattutto quando la si utilizza in questo
senso esclusivamente sintomatico. Occorre però precisare che nella
medicina cinese l’artrosi viene diagnosticata e curata non solo cercando
di eliminare i sintomi, ma anche individuando precise cause e conseguenti
trattamenti con agopuntura, farmaci composti da erbe, correzioni
alimentari, miranti tutti a riequilibrare l’intero organismo. In
agopuntura si classifica l’artrosi fondamentalmente in tre tipi:
Artrosi
migrante: la causa è il "vento" e le articolazioni più
interessate sono i polsi, i gomiti, le anche, le ginocchia. Il dolore è
migrante, cioè si sposta da un’articolazione all’altra, c’è
limitazione funzionale e talvolta febbre; i dolori possono peggiorare sia
con il caldo che con il freddo; i muscoli intorno non sono particolarmente
contratti.
Artrosi
dolorosa: la causa è il freddo e i dolori articolari sono a
localizzazione ben precisa ed intensi. Questi migliorano con il caldo e si
aggravano con il freddo, sono più lievi durante il giorno e dopo aver
mobilizzato l’articolazione, sono più forti ai primi movimenti
mattutini e dopo il riposo; la persona riferisce spesso di avvertire
freddo ed i segni di infiammazione locale sono quasi assenti.
Artrosi
fissa: la causa è l’umidità e l’artrosi è localizzata con
pesantezza, gonfiore alle articolazioni colpite; vi è intorpidimento
muscolare con "formicolii cutanei"; le stagioni umide o la
pioggia aggravano i sintomi.
Cura
con le erbe
Tre
sono le erbe anti artrosi
Artiglio
del diavolo, pianta erbacea che cresce sui terreni argillosi e sabbiosi, e
che è dotata di attività antidolorifica ed antinfiammatoria insieme. La
pianta induce anche una diminuzione del colesterolo e dell’acido urico.
Olmaria,
o "regina dei prati", pianta erbacea perenne molto utile per
ridurre l’infiammazione articolare e gli eventuali versamenti. Ha
un’azione anche diuretica sudorifera e calmante la febbre.
Ribes
nero, pianta che nel 1700 veniva considerata una sorta di panacea
universale tanta che dai medici del tempo veniva prescritta per guarire le
febbri, la peste, l’ittero, la calcolosi e le piaghe. In realtà viene
attualmente impiegata per le sue proprietà diuretiche ed antireumatiche.
Il ribes nero viene chiamato anche "perla della fitoterapia" per
la sua fondamentale attività antinfiammatoria nell’artrosi, ma anche
nelle infiammazioni respiratorie, digestive ed urinarie.
Conclusioni
Uno
dei grandi problemi con cui il medico deve quotidianamente lottare è il
senso di incurabilità e rassegnazione che spesso viene vissuto dalle
persone colpite da una malattia cronico-degenerativa. La malattia
artrosica viene considerata come una sorta di "croce" e contro
cui non si può fare nulla. Tutto ciò non è vero: l’artrosi si può
curare, si può limitare, si può arrestare. Infine, cosa importante da
ribadire, si può imparare a vivere nel miglior modo possibile senza
dolore e riducendo le limitazioni ed i movimenti, nonostante la presenza
della malattia, perché come si è visto sono molteplici gli interventi
anti artrosi. Questi devono essere valutati caso per caso senza però
"innamoramenti" verso una terapia piuttosto che un’altra (sia
da parte del medico che da parte dell’individuo con artrosi) ma, anzi,
è opportuno integrare più vie terapeutiche finalizzate insieme alla
cura, alla prevenzione, alla riabilitazione.
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