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Stitichezza: come evitarla

 

Queste sono le cause

Vediamo ora quali sono le cause della stitichezza funzionale, che è, come abbiamo detto, la più frequente.

Alimentazione inadeguata
Circa un secolo fa la stitichezza era pressoché sconosciuta ed inizia a presentarsi come un problema via via più frequente parallelamente allo sviluppo tecnologico ed alle conseguenti modificazioni dello "stile di vita". In questo assume grande importanza l’alimentazione sia in senso qualitativo che quantitativo. Regole non scritte quali alzarsi da tavola ancora con un po’ di fame, alimentarsi tre volte al giorno, dedicare il giusto tempo soprattutto al pranzo sedendosi sempre, masticare a lungo, ecc. sono state pressoché nel tempo sempre più stravolte, fino a far dimenticare la "serena convivialità" dei tempi antichi quando mangiare era rispetto per se stessi e occasione di conversazione rilassata con gli altri. Basta entrare, durante la pausa di mezzogiorno, in un bar o in una paninoteca del centro di una grande città per rendersi conto di come tante persone vivano questi momenti come una continuazione del lavoro: telefonini che squillano, discussioni in piedi tra un boccone e l’altro dei problemi della giornata, irritazioni per i ritardi dei camerieri, che con i loro gesti automatici ricordano paradossalmente l’operaio alla catena di montaggio del film di Charlie Chaplin Tempi moderni... tutto ciò è nemico dell’intestino e la stitichezza è la principale conseguenza di ritmi corporei sovrastati da ritmi sociali purtroppo oggi considerati più importanti.

Dal punto di vista poi di contenuti, la differenza tra come ci si alimenta oggi e come ci si alimentava anche solo cinquant’anni fa è notevole: gli zuccheri sono aumentati fino a 10 volte; le proteine, soprattutto animali, di 8 volte; i grassi di 7 volte; la "fibra" si è invece ridotta di 5 volte. E’ soprattutto quest’ultimo dato che viene riconosciuto come la più importante causa di stitichezza.

La "fibra" è una componente dei vegetali che non viene assimilata dall’intestino, ma che esplica due importanti azioni: la prima, detta chimica, è quella di reagire con i germi (batteri non nocivi) che vivono normalmente nell’intestino producendo sostanze considerate "lassativi naturali"; la seconda, detta meccanica, è quella di imbibirsi durante il transito intestinale di acqua, aumentando così la morbidezza ed il volume delle feci, con conseguente stimolo alla defecazione.

Sedentarietà
Lungo tutto l’intestino esiste uno strato muscolare che con le sue ritmiche contrazioni fa progredire il cibo verso il basso, lo mescola più volte ed infine, dopo la trasformazione in feci, lo spinge verso l’esterno con l’atto della defecazione.

L’insieme dei movimenti muscolari dell’intestino viene chiamato "peristalsi" ed è stimolata dal sistema nervoso, dalle "fibre" contenute negli alimenti, dalla masticazione prolungata e da un buon tono della muscolatura addominale.

E’ stato dimostrato infatti che la vita sedentaria provoca stitichezza proprio per la diminuzione della forza dei muscoli addominali, i quali non riescono più così a stimolare la peristalsi, sia nel tratto iniziale dell’intestino, sia nella defecazione.

Tossicità
In tutto l’intestino, soprattutto nel colon, vive un’incredibile quantità di microrganismi in simbiosi con le cellule che lo tappezzano. Questi germi formano la normale "flora batterica intestinale" atta a produrre, interagendo anche con gli alimenti, vitamine ed altre sostanze molto utili al corpo.

Di fronte ad una stitichezza ostinata, magari preceduta o alternata a momentanei episodi di colite e accompagnata, a volte, da stanchezza, foruncolosi, anemia, allergie cutanee, la causa può essere individuata in una disbiosi, cioè una rottura dell’equilibrio tra flora batterica ed intestino. Tutto questo può essere dovuto soprattutto all’uso indiscriminato di antibiotici. Infatti questi potenti farmaci non agiscono solo sui batteri nocivi all’organismo, ma anche su quelli che vivono in equilibrio con l’intestino. Ecco perché è indispensabile, durante una terapia antibiotica (scelta oculatamente da un medico) assumere fermenti lattici vivi (anche attraverso lo yogurt) per mantenere ben funzionante la flora batterica intestinale ed evitare così non solo la stitichezza, ma anche possibili importanti carenze nutritive.

Tuttavia, non sono solo gli antibiotici a causare una situazione di disbiosi, ma anche corticosteroidi, immunosoppressori, in alcuni casi l’uso troppo prolungato della pillola anticoncezionale e, non ultimo, l’eccessivo uso di alimenti raffinati e denaturati come lo zucchero e la farina bianchi, alcuni coloranti e additivi alimentari.

Problemi psicologici
Molte scuole di psicologia hanno cercato di dare spiegazioni psicanalitiche e psicosomatiche della stitichezza. Al di là delle differenze interpretative caratterizzanti le varie correnti di pensiero numerosi sembrano convergere nel considerare lo "stitico" cronico come una persona connotata psicologicamente da un senso di sfiducia negli altri. La sfiducia sarebbe rivolta soprattutto nei confronti del nucleo famigliare o degli amici, con la convinzione di non essere amati oppure sufficientemente stimati insieme ad un grande pessimismo riguardo la sfera affettiva.

L’emotività di chi soffre di stitichezza cronica potrebbe essere così descritta: "Ormai vivo solo con me stesso e non posso aspettarmi niente di buono da quelli che vivono intorno a me; perciò è bene che io tenga per me ciò che ho". Vi sarebbe dunque una sorta di "avarizia" affettiva, caratterizzata dal "possesso" e dal "trattenere" le emozioni, ed il sintomo stitichezza parrebbe essere la sua rappresentazione corporea. Nello stitico, in conclusione, per molti autori c’è un ingorgo psicosomatico dove non si bloccherebbe solo la funzione intestinale, ma in contemporanea anche quella mentale.

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L'armadietto omeopatico casalingo
(del Dott. Turetta)
Quali sono i problemi o le disfunzioni che possono giovarsi di un intervento omeopatico d'urgenza e, di conseguenza, come dovrebbe essere un ideale armadietto medicinale omeopatico casalingo.


A cura di: Dott.ssa S.Cavalli, Dott. L. Colombo, Dott. U. Zuccardi Merli

 

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