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Il mal di schiena

 

Ecco le cause del male

Numerose sono le cause del mal di schiena. Generalmente si classificano in due grandi gruppi: cause derivanti dalla struttura ossea e cause muscolari. Questa divisione non corrisponde in realtà ad una vera differenza perché a problemi ossei conseguono problemi muscolari (spesso questi ultimi più importanti dei primi) e, viceversa, disequilibri con dolori muscolari possono a lungo andare creare complicazioni ossee. Vi sono inoltre altre cause di solito non riconosciute dalla medicina ufficiale e cioè quelle che vengono individuate dalle cosiddette medicine alternative (o "parallele"). Queste ultime verranno spiegate più avanti quando illustreremo il modo incui viene curato il mal di schiena dalla medicina tradizionale cinese e dalla chiropratica.

Cause ossee

Regina delle cause ossee è sicuramente l’artrosi (già ampiamente descritta negli articoli apparsi sui numeri 20 e 21 del 1994 di Gente), malattia spesso erroneamente riferita all’invecchiamento del corpo ma che in realtà può colpire l’essere umano pressoché in tutte le età. E’ questa una degenerazione delle articolazioni caratterizzata da usura, diminuzione del liquido posto tra i capi articolari, contratture muscolari intorno ai tratti interessati conseguenti al dolore, blocco dei movimenti. I tratti della colonna più colpiti sono quelli cervicale e lombare e tipico è il dolore acuto alla mattina quando ci si mette in movimento e che poi recede con l’attività per ripresentarsi alla sera.

Altra causa di questo gruppo è l’ernia al disco. Come detto, le vertebre sono separate una dall’altra dai dischi intervertebrali, formazioni di consistenza acquosa - gelatinosa che funzionano da ammortizzatori dei grandi pesi che la spina dorsale deve sopportare camminando, stando in posizione eretta o facendo dei movimenti. Poiché il disco tende a scivolare in tutte le direzioni in funzione degli spostamenti vertebrali, la natura ha provveduto a mantenerlo nella sua sede anatomica grazie a strutture legamentose e ha garantito robustezza all’insieme di una vertebra con l’altra e di tutta l’intera colonna.

Per cause non ancora chiarite, però, può accadere che i legamenti subiscano dei cedimenti tali per cui non riescono a svolgere al meglio la loro funzione di contenimento permettendo così ai dischi di scivolare fuori dal loro posto (ernia) talvolta anche sotto l’impulso di sollecitazioni di solito considerate lievi (alzarsi da una poltrona, sollevare una valigia).

L’ernia si definisce "contenuta" nell’iniziale cedimento dei legamenti. Si considera "protrusa" quando, pur essendo riuscita a far breccia sui legamenti, non si allontana dalla sua sede. E’ "espulsa" quando il disco è fuoriuscito e si distacca dallo spazio tra le due vertebre.

In genere l’ernia discale colpisce prevalentemente il sesso maschile nell’età compresa tra i 35 e i 50 anni (in età successiva l’invecchiamento generale del corpo causa una perdita della consistenza acquosa - gelatinosa dei dischi, cui consegue la diminuzione dello "scivolamento"). E’ più frequente a livello lombare (ultime vertebre), mentre è rara a livello dorsale e cervicale. Inoltre rappresenta la causa più comune di lombosciatalgia e di nevralgia cervico - bracciale, cioè dolore a livello lombare e cervicale con irritazione più o meno grave dei nervi che fuoriescono dalle vertebre in quelle sedi (lo sciatico per le gambe, il brachiale per gli arti superiori).

Cause muscolari

La compresenza di rigidità ed elasticità caratteristiche della colonna vertebrale è dovuta non solo alla struttura ossea (mobile e dura nel tempo stesso), ma anche ad un complesso muscolare che va dal capo al bacino comprendendo anche spalle, torace e fianchi. Per chiarire meglio, si può paragonare il dorso del corpo ad una barca a vela vista da dietro in cui la colonna è "l’albero" inserito nella "chiglia" (il bacino), con i "tiranti" (sartie) rappresentati dai muscoli a sostegno delle "vele" date dall’intera superficie della schiena. La rigidità è garantita dai tiranti muscolari, simmetrici a destra e a sinistra, che, come le sartie della nave, hanno il compito di ancorare la colonna al bacino. L’elasticità dipende dal fatto che i muscoli possono, oltre a "contrarsi" anche rilasciarsi, insieme alla particolare struttura di tutta la spina dorsale fatta, come abbiamo visto, di parti ossee mobili una sull’altra.

L’equilibrio descritto tra rigidità ed elasticità permette alla colonna vertebrale, come all’albero della nave, di piegarsi molto senza spezzarsi mai. Quando c’è mal di schiena allora, escluse le cause ossee principali come artrosi ed ernia al disco, occorre considerare l’insieme muscolare per individuare il disequilibrio che ha causato il dolore. Il mal di schiena, nella maggioranza dei casi, è provocato dall’abitudine ad assumere le posture (posizioni del corpo) scorrette che sono colpevoli di queste disarmonie. Tornando per chiarezza al paragone con la barca a vela, si pensi ad un carico "stivato" in modo errato, per esempio tutto su un lato: la conseguenza è che la chiglia (il bacino) e tutto il veliero (la schiena) si inclineranno da quella parte. Affinché l’albero svetti ancora perpendicolarmente (cioè si continui a stare eretti) sarà necessario inclinarlo dall’altra parte. Quest’ultimo lavoro, che i muscoli "tiranti" fanno di continuo nelle variazioni delle posizioni corporee quotidiane, diventa dispendioso e faticoso quando una postura piuttosto che un’altra viene mantenuta troppo nel tempo o, peggio, quando certe attività, lavorative e no, vengono eseguite in modo scorretto.

Ecco allora il dolore, vero e proprio segnale di allarme che la schiena svolge con fatica il proprio lavoro. Stiratrici, dattilografe, operatori al computer, centralinisti, dentisti, commesse, camionisti, commessi viaggiatori, traslocatori sono tutti lavoratori a rischio di mal di schiena di tipo muscolare. Senza necessariamente cambiar lavoro, si può prevenire e curare questo disturbo a volte invalidante. Vi sono tuttavia altre situazioni che predispongono al mal di schiena; sono di tipo muscolare e non trascurabili come incidenza. Vediamone alcune.

Scoliosi

E’ un problema di tipo osseo soprattutto quando i gradi della scoliosi sono al di sopra dei venti. Sotto tale valore (scoliosi lievi) la colonna può, nonostante la sua deviazione, restare elastica a scapito però della parte muscolare della schiena. Questa per assicurare la robustezza del dorso "compensa" le seppur lievi curve scoliotiche e, dunque, subisce un carico di lavoro che a lungo andare si può esprimere come mal di schiena.

Dismetrie arti inferiori

Per ragioni non ancora chiarite durante la crescita corporea un arto inferiore può svilupparsi in lunghezza meno dell’altro. Questa situazione, diventata stabile in età adulta, può restare nei limiti del "fisiologico" quando la differenza è sotto i tre millimetri. Quando però questa misura è superata possono esistere dei problemi di tipo compensatorio a livello della schiena, anche qui sovraffaticata da lavoro supplementare.

Per comprendere meglio si pensi a un’automobile che, per esempio, ha i pneumatici a destra più sgonfi di quelli dell’altro lato. Il guidatore non se ne accorge, perché la differenza è lieve. A lungo andare dopo curve, frenate, accelerazioni, le gomme si consumano più a destra e così pure le sospensioni. Alla fine la soluzione del problema non consiste più solo nel "gonfiare le gomme" (nell’essere umano basta una semplice soletta interna alle scarpe) ma nel cambiarle, purtroppo insieme alle sospensioni.

Traumi

Cadute a terra durante sport o attività lavorative (con gli sci, dalle scale) oppure i colpi di frusta causati da incidenti automobilistici, sono le cause più comuni di mal di schiena. Dopo tali traumi accade che la muscolatura vertebrale si irrigidisca come per meglio proteggere il tratto di colonna che ha subìto "l’insulto". Se questo è stato particolarmente violento e non è stato curato adeguatamente, le contratture muscolari permangono cronicamente per lungo tempo e la conseguenza può essere il mal di schiena. Il dolore è in genere localizzato oppure si manifesta in altre zone lontane perché i collegamenti dei muscoli del dorso sono tali da far attuare compensi non fisiologici in parti anche distanti dalla zona colpita.

( Dr. Antonio Turetta )

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(del Dott. Turetta)
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