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Orientarsi
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Una giornata a Parigi: etnie
Dopo i primi convenevoli alla stazione (si prevede un arrivo alla Gare de Lyon
(1) ci si incammina verso la
"coulée verte" (2), un passaggio, inaugurato qualche anno fa, che si sviluppa lungo un ex ponte ferroviario sopraelevato rispetto alla strada (Avenue Daumesnil) dove i più grandi paesaggisti de l'Ecole de Versailles e land artist hanno lavorato al progetto. Essendo recente rispetto alle architetture circostanti questa allée "buca" un palazzo permettendo ai passeggiatori di fare un percorso inaspettato all'interno di un edificio per poi ritrovarsi all'Opera Bastille.
Questo antico ponte ferroviario, in mattoni rossi è stato completamente recuperato infatti non solo la parte superiore che ospitava i binari è diventata una delle passeggiate più panoramiche di Parigi, ma anche la parte inferiore è stata ripensata. Infatti i grandi archi a tutto sesto in mattoni ora ospitano ateliers di artisti e gallerie d'arte molto prestigiose.
Camminando, camminando arriviamo nel
Marais (3), e ci dirigiamo verso rue des Rosiers che è la strada principale di uno dei quartieri ebraici parigini. La diaspora ebraica che giunse dalla Tunisia negli anni Venti si stabilì nel Marais dove costruì la sua ricchezza con le gioiellerie e a Belleville dove dovette condividere gli spazi con i compatrioti islamici, creando come vedremo più avanti un'impresa alimentare che dura fino ad oggi.
Arriviamo fino a rue du Temple, vicinissimo a rue des Rosiers per visitare il nuovissimo Musée d'Art et Histoire du judaisme, che ospita una bellissima mostra di Sophie Calle e Christian Boltanski. Insieme alle foto longilinee della Calle che immortalano le frontiere religiose, private e politiche di Gerusalemme, riposano su dei tavoli le testimonianze di israeliani e palestinesi che raccontano il loro rapporto con una parte della città: in che modo per un incidente o una passeggiata rituale, essi si sono appropriati dello spazio e l'hanno fatto loro. Christian Boltanski ha incollato nella bella corte interna delle enormi affiches con i nome degli inquilini che abitavano nel 1939 l'odierno museo e che sono stati deportati nei campi di concentramento.
Ci dirigiamo a questo punto verso l'altra zona ebraica di Parigi.
Belleville (4). È uno dei due quartieri multietnici della metropoli, dove la comunità ebraica, islamica, cinese, turca, africana e francese convivono insieme reiventandosi uno spazio di dialogo. Infatti non è difficile incontrare cinesi nei negozi africani e viceversa o arabi nelle drogherie sefardite... È un labirinto di stradine e case di al massimo due piani che si ritagliano degli spazi ristretti in mezzo ai nuovi grattacieli.
Odori e colori attirano l'attenzione e fanno entrare in questi negozi che possono vendere la chorba in scatola, i merguez surgelati oppure radici africane, o alghe cinesi e lattine di bibite improbabili ottenute da piante sconosciute,... Belleville è un "quartiere di strada", la gente infatti è difficilmente rinchiusa negli appartamenti, come avviene altrove, e mantiene questo rapporto con l'esterno organizzando in quasi tutto il periodo dell'anno feste, legate o a una cultura o semplicemente a dei repas de rue (cene di strada) dove gli abitanti portano fuori i loro tavoli e cenano con i propri vicini. Gli artisti che abitano il quartiere una volta l'anno, in maggio, organizzano "Belleville portes ouvertes" dove, forniti di una cartina, si può entrare in tutti gli ateliers della zona.
Prendendo il metro "aerien" ci dirigiamo verso la
Goutte d'Or (5) il secondo quartiere multietnico di Parigi. A differenza del precedente qui ci sono due culture predo-minanti: l'africana e la maghrebina. L'interesse verso questa zona risiede soprattutto nella popolazione che è riuscita ad affermarsi come presenza importante a Parigi per il commercio di stoffe (dagli splendidi wax africani, ai tessuti ricamati tunisini) e quindi ad avere un peso notevole per tutto quello che è moda, non a caso infatti le nuove tendenze si possono intravedere qui tra gli adolescenti che reinterpretano e reinventano la moda e la loro cultura (vd. Babousket nella scheda). Il comune di Parigi ha infatti deciso, è di pochi giorni fa, di trasformare a settembre di quest'anno, la rue des Gardes, nel cuore della Goutte d'Or, in rue de la Mode, dove accanto agli attuali negozi africani di stoffe risiederanno le nuove leve della moda francese...
Scendendo per boulevard
Strasbourg (6), sede indiscussa della coiffure africana, entriamo in un passage coperto che ospita solo ristoranti e commerci vari indiani e pakistani.
Attraversiamo tutta la città verso sud e arriviamo nel
13° arrondissement (7), la China Town di Parigi. Questo quartiere di torri fu ricostruito negli anni sessanta sopra le macerie del vecchio quartiere arabo che ospitò gli algerini dagli anni '20 per trent'anni. Per un volere comunale si attuò una vera e propria "pulizia etnica" tentando le allora innovative politiche di integrazione attraverso la dispersione delle enclaves attuando un'invisibilizzazione della cultura originaria e un'assimilazione totale alla cultura francese. Il vecchio quartiere fu dunque abbattuto ma gli occupanti maghrebini si ricrearono nel giro di pochissimo tempo un altro centro, la Goutte d'Or. I nuovi edifici, delle altissime torri, dovevano assicurare il trionfo della Repubblica sulla ghettizzazione.
Dopo pochi anni la comunità cinese occupò la maggior parte degli alloggi e dei commerci facendo diventare il XIII il quartiere cinese di Parigi. Le insegne, i menu dei ristoranti, la lingua usata per i messaggi negli altoparlanti dei supermercati non è il francese... Il luogo più importante è l'enorme ipermercato dei Fratelli Tang, che visiteremo, il quale si trova alla base di una di queste immense torri nel cui garage ospita l'unico tempio buddista a Parigi e al ventesimo piano un booling asiatico. I fratelli Tang sono i promotori del capodanno cinese che si svolge a febbraio per le strade del quartiere con una partecipazione per la sfilata di oltre 2000 persone. La visita del supermercato è d'obbligo per capire come funziona questo strano quartiere. Metrò - Gare de Lyon.
Per
gentile concessione dell'editore, tratto dalla pubblicazione
Swift, realizzata da "Ricerca & Sviluppo Mediaset", e-mail r&dmediaset@mediaset.it. Swift
"Da otto città nel mondo, (Hong Kong - New York -
Buenos Aires - Berlino - Londra - Parigi - San Francisco - Milano)
giovani osservatori ci raccontano quello che vedono, ci mostrano,
ci indicano, avvenimenti, luoghi, oggetti, che rappresentano,
simbolizzano il cambiamento, sociale, estetico.
Swift raccoglie queste indicazioni, e cerca di comprenderne le
salienze, le costanti, le similarità, di racchiudere in percorsi
di senso, mappe di "orientamento" che possono guidare il
lettore tra le molteplici sollecitazioni che il network di
osservatori, occhi che vedono per noi dagli angoli metropolitani
del pianeta, produce e ci trasmette." |