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Settecento metri davanti alla pianura.
Guardare questo spettacolo suggeriva una visione dallalto delle cose, una visione
dinsieme, ed allo stesso tempo faceva sentire piccoli davanti a quella vastità, un
granello delluniverso, intimamente parte di esso.
In quella casa cera
un camino con davanti una comoda divana (al femminile, si, perché era molto più di un
divano, era quasi un posto magico) ed alla sera, specie in autunno, veniva consumato il
rito della cassetta.
Era nato per caso: come
spesso avviene con i camini, qualcuno, vedendo il fuoco languire, gli aveva buttato sopra
una di quelle cassette della frutta, in legno leggero. Ma questa volta tutti erano rimasti
in silenzio affascinati dallo spettacolo. La cassetta aveva, per un attimo, coperto la
fiamma. Poi, piano piano da qualche parte si era visto uscire il fuoco, che cresceva,
sempre di più, prendeva forza, irruente, inarrestabile, e quando era padrone della scena,
la manteneva. Per un po''. Poi, qua e là si cominciano ad intravedere dei punti dove la
fiamma calava: era sempre stupendo, ma il declino era iniziato. E continuava, con
cedimenti sempre più numerosi, ed in qualche punto la fiamma aveva già esaurito la sua
corsa e si era spenta. Poi, gradatamente, tutta la fiamma si spegneva lasciando posto alla
brace, caldissima, in grado di accendere nuove cassette, se messe a contatto. Meno
appariscente, meno dispersiva, ma con un calore più concentrato, più intenso, più
profondo. Così proseguiva, riducendosi sempre più fino ad esaurirsi.
La prima volta erano tutti
rimasti in silenzio, un po' pensierosi, emozionati, con uno strano nodo in gola ed
un bisogno di vita dentro. Cera chi si era allontanato dal gruppo di qualche passo e
fissava la pianura raccolto in sé stesso, chi reagiva esorcizzando la troppo forte
emozione con unesortazione a fare qualcosa insieme cercando di coinvolgere gli altri
nel programmare una serata divertente, viva e allegra, e chi si scrollava di dosso quelle
strane sensazioni rimandando ad altro momento le meditazioni. Ognuno aveva reagito a modo
suo, ma, in qualche modo, tutti avevano coscienza di aver partecipato a qualcosa di molto
speciale: il ciclo della vita.
Perché proprio quella
volta tutti fossero rimasti colpiti, ed avessero colto in un atto in fondo banale, come il
buttare una cassetta sul fuoco, un pensiero così profondo ed assoluto, fondamentale,
questo non si sa, ma così fu.
In seguito
lesperienza venne ripetuta, questa volta con la coscienza di quello che si stava
vivendo e tutto veniva vissuto sempre più serenamente, con più forza. Era come se
gradatamente si assimilasse questa legge universale del ciclo della vita, se ne prendesse
confidenza, senza averne più paura, comunque avendone sempre meno.
Quello che era stato
vissuto davanti al camino lo si ritrovava nella vita, nei rapporti umani, nelle attività,
negli entusiasmi per le cose, per le idee, per le persone, e dato che la vita è forse il
valore più importate (di questo ne riparleremo in altre pagine), questa
esperienza stava chiarendo molti pezzi della vita di ciascuno.
Sì, cominciavo a guardare le cose anche da un altro punto di vista, e a capire qualcosa
di più.
Si iniziava a capire, ad
esempio, che la vita ha un suo ciclo, e che ogni fase di questo ha le sue caratteristiche,
positive e negative; che ogni fase è evoluzione delle precedenti; che possiamo fare poco
o nulla per modificarle; che essere in sintonia ed armonia con quella in corso richiede
elasticità e ci fa vivere meglio perché ci permette di coglierne di più i lati
positivi; che, in questa continua evoluzione, la vita continua e dalla vita viene la vita,
e dalla fine della vita viene ancora altra vita; e quando la vita sembra finita, quello
che resta è ancora base indispensabile per altra vita; e che in tutto ciò è,
a volte, più
importante come rispetto a cosa viviamo e quindi siamo
noi a decidere la qualità della nostra vita. Ciò vuol dire che, oltre
ad operare per costruire e cambiare la nostra vita, e questo è fondamentale, possiamo
e dobbiamo imparare molto su come viverla.
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