Freddo, buio, neve, immobilità, nero declino, letargo, attesa, rintanarsi, rinchiudersi: che cos’hanno in comune tutte queste parole?  Un riferimento all’inverno. Questa stagione, ultima del grande ciclo dell’universo umano cui poi seguirà la “rinascita” primaverile, è alle porte e la natura, attraverso la “preparazione” autunnale, inizia a modificarsi. Infatti le giornate si accorciano ulteriormente, la temperatura si abbassa, gli alberi si spogliano delle foglie e degli ultimi frutti, molti animali cercano una tana per il letargo o da riempire di cibo. Anche l’uomo, nonostante sembri aver perduto l’antica sintonia con i ritmi delle stagioni, comincia a predisporsi alla grande variazione climatica (ma anche esistenziale) che l’inverno comporta.

Ecco allora che veicoli tipicamente estivi come bicicletta e motocicli vengono riposti in luoghi riparati, le caldaie per il riscaldamento vengono controllate e riavviate; il guardaroba invernale è inventariato e arricchito per sostituirlo poi a quello estivo negli armadi; terrazze e balconi vengono spogliati di piante e fiori e le abitazioni assumono sempre più una caratterizzazione “intima”, visto che si “starà più in casa” e che “uscire” sarà più raro.

Se da un lato però la fredda e buia stagione è spesso accettata come inevitabile, dall’altro è molte volte vissuta con la paura (in alcuni casi eccessiva) delle malattie cosiddette da raffreddamento. Vediamo allora quali sono queste malattie tipicamente invernali, come si presentano, come si curano con la medicina ufficiale, con quella “naturale” e com’è possibile attuare per loro un’efficace prevenzione. Parliamo ora del raffreddore e parleremo poi dell’influenza, del mal di gola, delle bronchiti.

Raffreddore: ecco i rimedi

Il responsabile del comune raffreddore è un virus, ovvero un germe microscopico (rinovirus), estremamente contagioso. E’ questa una malattia che si presenta dapprima con secchezza e prurito nasale accompagnato molte volte da starnuti e, non di rado, dalla sensazione di “respirare aria fredda” con il naso; subentra poi un malessere di solito generale (in alcuni casi con febbre non elevata), mal di testa, naso chiuso ma ancora “secco”, stanchezza; infine inizia la fase che ogni persona identifica con il raffreddore, cioè il “naso che cola” (rinorrea). La secrezione è chiara, continua e gli occhi spesso sono arrossati con la respirazione nasale completamente abolita. In genere la rinorrea tende a durare dai tre ai cinque giorni e la malattia è efficacemente debellata dalle difese interne proprie di ogni individuo (sistema immunitario).

Sebbene non esistano cura specifiche per il raffreddore la medicina ufficiale consiglia, soprattutto nelle prime fasi (starnuti e prurito), l’uso di acido acetilsalicilico (o farmaci da lui derivati) per diminuire lo stato infiammatorio delle mucose nasali e sconsiglia o, meglio, raccomanda di limitare l’uso di spray nasali perché danno un breve beneficio, ma possono aumentare la pressione arteriosa. Le complicazioni della malattia possono essere la sinusite, ricadute frequenti fino ad un franco raffreddore cronico, riniti allergiche (prima non presenti) in primavera e nel lattante (a causa dell’ingestione del muco nasale) per fortuna rare gastroenteriti.

I farmaci utili

L’influenza ricompare puntualmente ogni anno nonostante le vaccinazioni. A differenza di tutti gli altri virus, quello dell’influenza, infatti, è capace di modificarsi periodicamente eludendo così le difese immunitarie (cioè gli anticorpi che si sono formati nell’organismo durante precedenti contagi o in seguito a vaccinazione). Il contagio avviene attraverso goccioline di saliva emesse con la tosse, gli starnuti o semplicemente parlando. Essere “contagiati” però non significa necessariamente sviluppare in seguito la malattia perché, nonostante il virus sia molto forte, il corpo umano spesso riesce a debellarla senza che si siano presentati i sintomi.

L’influenza si manifesta soprattutto quando c’è una debilitazione sia fisica sia psichica (quest’ultimo dato è confermato da numerose ricerche) tale per cui il sistema immunitario si indebolisce e non può arrestare con efficacia la crescita del virus all’interno dell’organismo. Allora, dopo un’incubazione variabile da uno a tre giorni, inizia bruscamente la febbre (38-39 gradi) con mal di testa, brividi, inappetenza, stitichezza o talvolta nei bambini diarrea, dolori addominali e muscolari diffusi con la sensazione di “corpo bastonato”, insonnia, stanchezza. La fase descritta di solito dura due o tre giorni; poi possono comparire tosse, raffreddore, dolore sternale, mal di gola e nel complesso la malattia dura circa una settimana per regredire infine talora spontaneamente, senza alcun aiuto farmacologico.

Occorre precisare che gli antibiotici sono del tutto inutili contro l’influenza perché inattivi contro i virus, mentre sono di discreta utilità l’acido acetilsalicilico e i suoi derivati. La cura migliore è soprattutto il riposo per dare al corpo la possibilità di concentrare le proprie energie nella lotta contro il virus.

La dieta dovrà essere leggera, prevalentemente liquida e ricca di vitamine naturali. Il vaccino è indicato nelle persone considerate “a rischio”, cioè negli individui particolarmente deboli, per esempio i bambini e gli anziani, che potrebbero sviluppare polmoniti o broncopolmoniti. La prima dose di vaccino si assume a ottobre ripetendola dopo quattro oppure otto settimane, dà una protezione del 60-70 % e va ripetuta ogni anno proprio per la variabilità del virus influenzale.

Come guarire il mal di gola

Con il termine “mal di gola” si intende genericamente una infiammazione di tutta la gola, ma in realtà occorre distinguerne due tipi: la laringite e la faringite (o faringotonsillite).

La laringite è una infiammazione di quel tratto della gola (laringe) dove transita l’aria che si respira e dove sono situate le corde vocali. La malattia in inverno è molto comune ed è causata dall’esposizione al freddo, dagli abusi vocali, da polveri irritanti (inquinamento), dal fumo, da raffreddori e sinusiti ripetute. I sintomi si presentano con diminuzione della voce ingravescente (disfonia), sensazione di bruciore in gola, tosse dapprima secca poi catarrale. La terapia medica in genere è a base di impacchi tiepidi, riposo con la voce, cibi freddi, farmaci balsamici e in alcuni casi cortisonici ed antistaminici.

La faringite è invece un’infiammazione che colpisce quella zona della gola subito dietro il cavo orale là dove sono situate le tonsille. Queste si distinguono in palatine, cioè quelle visibili aprendo la bocca ed in adenoidee situate superiormente alle precedenti quasi dietro le cavità nasali. Tutte le tonsille sono formate di tessuto linfatico, cioè “ripiene” di particolari cellule del sistema immunitario (i linfociti) atti a proteggere il corpo dai possibili germi presenti nell’aria respirata. Si comprende dunque quanto siano importanti questi piccoli organi nella loro funzione di “guardiani” alle porte di entrata dell’aria (naso e bocca) nel corpo umano e quanto occorre preservarle.

L’intervento chirurgico di tonsillectonia e di adenoidectomia infatti (pratica che esiste da ben 250 anni e che è stato ed è uno degli interventi chirurgici più praticati in assoluto) è da più parti messo in discussione perché il grado di beneficio nei confronti delle infezioni della gola non è stato ancora provato; attualmente le posizioni di medici e chirurghi verso questo problema si sono ammorbidite e l’atteggiamento conservativo sta prevalendo su quello demolitivo.

In genere le faringotonsilliti sono più frequenti nell’infanzia che nell’età adulta, perché con il tempo le tonsille tendono a rimpicciolirsi diminuendo così la loro “reattività” ai germi, ma non è raro che si ripresentino in quest’età proprio nel periodo invernale e soprattutto dopo indebolimenti fisici dati da influenza o raffreddori ripetuti. I sintomi sono bruciori in gola, diminuzione dell’appetito anche per la difficoltà a deglutire, febbre di identità variabile (più alta nei bambini), collo dolente alla palpazione per ingrossamento delle ghiandole sottocutanee. La terapia di solito è effettuata con antibiotici.

Così si cura la bronchite

Carenza di umidificazione degli ambienti, diminuzione delle difese immunitarie (anche per tonsillectomia), influenze ripetute o trascurate, fumo, inquinamento, irritazioni da gas tossici, per esempio l’ammoniaca, sono le possibili cause della diminuzione delle difese naturali che possiede l’albero bronchiale nei confronti di virus e batteri. Questi, passata la gola, possono annidarsi nel tessuto dei bronchi (cioè i canali dove passa l’aria prima di arrivare ai polmoni) e provocare la bronchite acuta.

La malattia è caratterizzata soprattutto dalla tosse, che può essere scuotente, catarrosa, “cavernosa”, con dolore retrosternale, dà luogo a febbre (anche non elevata) e alla sensazione di respirare poco e male. La terapia si attua con antibiotici, con accurata umidificazione dell’ambiente, con farmaci espettoranti, riposo, dieta liquida (l’acqua a livello polmonare favorisce l’espettorazione). La tosse possibilmente non va sedata perché è il meccanismo con cui i bronchi cercano di “buttare fuori” il muco infetto.


La medicina naturale

Vediamo adesso in questo capitolo e in quelli che seguono come prevenire le “malattie dell’inverno”. Se si considera salute quello “stato” in cui vi è un equilibrio interiore sia psichico sia corporeo e un’ulteriore armonia con le “forze” naturali che circondano continuamente l’uomo, allora si comprende come anche di fronte a virus e batteri altamente contagiosi, quali quelli del raffreddore e dell’influenza, l’organismo può non ammalarsi. La stessa biologia conferma quanto sopra detto: “Nessun terreno organico può essere invaso da un germe cosiddetto infettivo se possiede, al completo e ben funzionanti, le capacità di difesa che madre natura gli ha fornito”.

La medicina naturale, di cui fanno parte “altre” medicine come quella tradizionale cinese oppure quella omeopatica, si pone sempre il problema di essere in equilibrio (sia interno sia esterno al corpo), di mantenerlo e, per “curare”, di ripristinarlo quando viene a mancare. L’omeopatia, l’agopuntura e la fitoterapia (cioè la cura con le erbe) consigliano di affrontare l’inverno con equilibrio: vediamo quindi come curano le malattie infettive caratteristiche di questa stagione.


I rimedi dell’omeopatia

Per questo tipo di medicina il modo migliore per affrontare il freddo invernale è quello di prendere un “rimedio” (così si chiamano i farmaci omeopatici) che corrisponde alla propria costituzione psicofisica. Con l’aiuto di un medico omeopata, dopo una particolareggiata anamnesi in cui vengono analizzate tutte le caratteristiche fisiche, psichiche, alimentari e le abitudini del paziente, si focalizza un rimedio che corrisponda il più possibile alla costituzione o tipologia psicofisica dell’individuo. Con questo rimedio, assunto una volta al mese, è come se il corpo ritrovasse e ricaricasse via via le proprie energie rinforzando così i meccanismi di difesa.

Tuttavia, anche chi non conosce la tipologia cui appartiene può ottenere una vera e propria “vaccinazione” omeopatica contro le malattie dell’inverno utilizzando un rimedio prescritto ormai da decenni per la prevenzione delle malattie da freddo (soprattutto influenza e raffreddore). Questo preparato è composto da fegato e cuore d’anatra lasciati a essiccare a 40 gradi e poi trattati secondo le regole della farmacologia omeopatica per essere infine ingeriti una volta alla settimana per tutto l’inverno. Lo stesso farmaco è indicato anche per i primi sintomi di influenza assumendolo con altri rimedi come belladonna, bryonia, gelsimium (secondo il prevalere di un sintomo piuttosto che di un altro) giornalmente ogni otto ore per ottenere o l’arresto della malattia o un decorso più rapido.


Medicina cinese

Particolarmente attenta alle “energie” stagionali, questa antica medicina cerca sempre, nei suoi interventi, di mantenere l’uomo in equilibrio con la natura. Se la primavera rappresenta la generazione e la rinascita, l’estate rappresenta l’energia della creazione rigogliosa e lussureggiante, la tarda estate il momento della trasformazione, l’autunno e l’inverno esprimono la raccolta e la concentrazione di questa energia, alla cui conservazione è deputata la stagione più fredda in preparazione della successiva primavera.

Secondo la medicina cinese, soprattutto in autunno occorre potenziare la capacità del corpo di “tesaurizzare” le energie delle altre stagioni attraverso due organi che “rappresentano” nel corpo questa parte terminale dell’anno solare: i polmoni e i reni. I primi, con naso, gola, bronchi, sono il primo baluardo difensivo contro il freddo; i secondi aiutano il sistema immunitario a mantenere l’integrità del corpo umano attraverso una difesa considerata più profonda. Per prevenire le malattie invernali (e per curarle al loro iniziale presentarsi) il medico esperto di medicina cinese tonifica ed insegna a tonificare anche senza il suo diretto intervento le energie renali e polmonari attraverso la dietetica, la moxa (particolare erba da scaldare e da avvicinare ai punti di agopuntura), i massaggi, le correzioni degli stili di vita sbagliati, l’agopuntura, i farmaci composti da erbe (da qualche anno importati in Italia direttamente dalla Cina).


Che cos’è la fitoterapia

L’uso delle piante officinali può essere un ottimo mezzo per rinforzare l’organismo e metterlo nelle migliori condizioni per affrontare l’inverno. Una pianta importante nella prevenzione è l’echinacea, di cui recentemente è stata dimostrata la sua notevole capacità di potenziamento immunitario. Altra pianta utile nella prevenzione e nella cura è l’idraste, inserita di recente tra i cosiddetti antibiotici naturali insieme all’astragalo, caratterizzato anche dalla capacità tonificante in generale. E ancora: l’inula, dotata di proprietà espettoranti e antitosse; l’erisimo o “erba cornacchia”, specifica per laringiti e faringiti; la farfara sedativa della tosse; il tasso barbasso utile nelle tracheobronchiti acute; il ribes nigrum, antinfiammatorio generale e utile nelle allergie respiratorie.


Ritmi di vita più dolci

Durante l’inverno, mentre la natura dorme, l’uomo continua invece le proprie attività senza sosta. Tuttavia anche per lui l’inverno è una stagione in cui tutte le funzioni vitali tendono a rallentare: il cuore batte più lentamente, il respiro è più lento e superficiale, il sonno più profondo, il metabolismo rallentato.

Così l’istinto di tornare alla propria casa, al calore ed al rifugio delle mura domestiche è maggiore come se “naturalmente” ci fosse in ogni persona una forza che porta al recupero di ciò che l’inverno rappresentava per le civiltà contadine (da cui tutti discendiamo): il tempo del focolare, il recupero dell’unità familiare, i racconti degli anziani. Purtroppo il modo di vivere dell’uomo cambia poco d’inverno rispetto alle altre stagioni, soggetto ai ritmi della metropoli, che procurano stress da città e le “malattie da freddo” di cui abbiamo parlato, secondo un’interpretazione psicologica indicata dall’Istituto Riza di medicina psicosomatica talora invece sembrano essere paradossalmente l’occasione per fermarsi, per essere amati e accuditi, per recuperare l’intimità domestica.

Perciò al di là della concitazione in cui l’uomo moderno è immerso, probabilmente la migliore preparazione all’inverno e alla difesa delle sue possibili malattie è quella di cercare di accettare di più lo stato di “letargo” che la stagione invernale ordina ai ritmi interiori del corpo e arrendersi ai bisogni che sembrano emergere in questo tempo come il desiderio di pigrizia, un maggior bisogno di dipendenza, di calore, di protezione, di rintanarsi, di rallentare il proprio stile di vita.

Venti regole d’oro da seguire d’inverno

I consigli utili per affrontare nel modo migliore i mali più comuni

E’ la qualità degli indumenti che crea “l’effetto caldo”, indossate quindi tessuti che permettono di trattenere il calore del corpo: a contatto con la pelle cotone e seta, e sopra lana.

Evitate indumenti attillati o comprimenti perché in inverno il sangue circola meno in superficie e più in profondità. Poiché questo è alla base della “sensazione di freddo” con indumenti larghi il sangue circola meglio a livello cutaneo.

Quando uscite di casa proteggetevi, soprattutto in giornate fredde e ventose, con sciarpe di lana o anche di seta.

Meglio vestirsi “a stati” quando si esce, per liberarsi eventualmente di una parte degli abiti entrando in un luogo riscaldato.

Per la dieta privilegiate carciofi, porri, cipolle e cardi, che hanno proprietà depurative; frutta secca, castagne e patate perché toniche ed energetiche; verze, agrumi, broccoli, cavoli, spinaci, ricchi di acqua, fibre, vitamine e sali minerali. Ma non assumete troppe calorie perché d’inverno prevale “naturalmente” la sedentarietà sul movimento.

Per chi sa di essere “debole” dal punto di vista respiratorio sono indicati aglio e cipolle per il loro eccellente potere disinfettante, specie sull’apparato polmonare e gastrico, e regolarizzanti il ricambio idrico. Utile anche l’uso del peperoncino perché fornisce energia e porta calore.

La vitamina C protegge soprattutto dal raffreddore comune, dunque è utile assumerla quotidianamente ricordandosi però di diminuire l’apporto di zuccheri perché è dimostrato che competono con il potere della vitamina C.

L’integrazione di vitamina A ha dimostrato di esercitare una notevole azione immunostimolante e antinfezioni ed esercita una potente attività contro i virus.

D’inverno meglio un bagno caldo di una doccia perché, oltre a scaldare e rilassare di più, si possono sciogliere nell’acqua piante balsamiche utili all’apparato respiratorio e alla pelle come pino, lavanda, timo, eucalipto. Per un’azione antinfiammatoria si può aggiungere all’acqua del bagno un estratto di artiglio del diavolo, ottimo per i dolori artrosici.

Il cosiddetto “colpo d’aria” potrebbe mietere meno “vittime” se trovasse organismi allenati a convivere con il freddo. Per questo mantenere nell’abitazione una temperatura di 20 gradi, anche aprendo ogni tanto le finestre.

Umidificate gli ambienti. L’umidificazione migliora con essenze di timo, verbena, eucalipto.

Quando avete la febbre non uscite e prendetevi un giorno di riposo senza ricorrere subito alle medicine. In questo caso è utile l’essenza di cannella di Ceylon, che stimola la circolazione ed il respiro, favorisce l’abbassamento della febbre grazie all’aumento della sudorazione.

Durante il sonno profondo vengono liberate potenti sostanze immunostimolanti, dunque non va sottovalutata l’importanza del sonno e del riposo non solo durante un raffreddore o un’influenza, ma in tutto l’inverno.

Per il raffreddore si può bere succo di cipolla: è diuretico, antireumatico e antisettico per le vie respiratorie.

Durante l’influenza occorre seguire una dieta liquida con spremute, succhi di frutta e verdura.

Quando si sente un dolore retrosternale le vecchie “polentine” di farina di riso sul petto sono ancora miracolose.

Per un effetto antidolorifico ed antinfiammatorio del “mal di gola” si può ricorrere a gargarismi quotidiani con un decotto di equiseto, fiori d’arnica e fieno greco.

Nelle laringiti con abbassamento di voce, la pianta più impiegata è l’erìsimo usata in infusione come decotto.

Per prevenire e curare le malattie della gola è consigliabile assumere quotidianamente della tintura madre di propoli. Quando la gola brucia troppo questo rimedio è preparato anche con glicerina per non irritare la gola con la piccola quantità di alcool presente nelle tinture madri.

Nella bronchite, soprattutto con tosse, lo sciroppo di lumache è la più antica ricetta attualmente “riscoperta”.

Dott. Antonio Turetta

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