La schiena: struttura e funzioni
I sintomi del male
Ecco le cause del male
Le regole per capire quando arriva
Quali sono i rimedi più efficaci
Le regole d’oro

Circa quindici milioni di italiani soffrono di mal di schiena in modo più o meno grave e, statisticamente, questa è la prima causa di assenteismo dal lavoro e la seconda di invalidità permanente.

Chi ne è colpito purtroppo molte volte affronta un itinerario diagnostico e terapeutico estremamente variegato, in una sorta di “ping-pong” specialistico che va dall’ortopedico al fisiatra, al neurologo. Tutto ciò avviene perché questa struttura meravigliosa (e complicata) che è la schiena umana può presentare numerosi disagi (o vere e proprie malattie) indagabili e curabili effettivamente da vari punti di vista a secondo del “pezzo” o del “settore” che si considera.

Ecco allora nascere equazioni quali osso-ortopedico, nervi-neurologo, stress-psichiatria (o psicosomatista), muscoli-fisioterapista, posizioni del corpo e riabilitazione-fisiatra, ernia del disco-chirurgo, malocclusioni dentali (importanti come vedremo)-dentista, “sblocchi”-chiropratico eccetera. Ebbene questi specialisti, medici e no, sono tutti terapeuti validi per risolvere i problemi di un “tratto” di schiena piuttosto che un altro, ma nello stesso momento possono essere di nuovo tutti inefficaci quando il paziente venga considerato per la sua malattia, da far rientrare in un sapere settoriale, piuttosto che un individuo da aiutare in modo globale a ritrovare la salute. Se questo è vero in tutte le malattie (e rispettive specializzazioni mediche) lo è ancora di più per quanto riguarda la schiena perché la sua struttura, con le relative funzioni, è influenzata e influenza altri apparati.

Vediamo allora di conoscere questa parte dell’organismo umano, quali sono le cause e i sintomi del mal di schiena e come si può curare, in che modo riconoscere segnali d’allarme, e infine come è possibile mantenerla “in buona salute” ed in armonia con gli organi del corpo.

La struttura della schiena

L’uso del pollice, la lateralizzazione corporea (cioè essere destrimani o mancini), comunicare attraverso la parola, numerose funzioni psichiche come la capacità di ragionare, di identificarsi, di inventare, di immaginare sono tutte caratterizzazioni dell’essere umano rispetto all’animale. Tuttavia all’elenco manca un’altra importante differenza e cioè la “stazione eretta”. Questa è stata la spinta fondamentale all’evoluzione umana perché la capacità di stare in piedi, e così di camminare, ha reso possibili lo sviluppo delle funzioni sopradescritte nell’arco di milioni di anni.

Ebbene, ciò che favorisce in modo determinante la stazione eretta è la colonna vertebrale, o spina dorsale, costituita da 33 ossa (vertebre) che si articolano una sull’altra: dall’alto in basso 7 sono le vertebre cervicali, 12 le toraciche (o dorsali), 5 quelle lombari, 5 le sacrali e 4 le coccigee. Mentre le ultime 9 nell’adulto sono in genere fuse tra loro, le altre 24 sono mobili e “ammortizzate” una con l’altra grazie a particolari formazioni cartilaginee chiamate dischi intervertebrali. Intorno alle vertebre vi sono robusti legamenti con forti e grandi masse muscolari tanto da formare un’ampia superficie che, dal collo al sacro, viene chiamata “schiena”. Importanti sono anche le cosiddette “curve” della spina dorsale, cioè la lordosi cervicale, la cifosi dorsale, la lordosi lombare, la cifosi sacrale, ben visibili con una radiografia dell’intera colonna (dal lato destro o sinistro) e con un esame clinico particolarmente attento alle posizioni che una persona assume quando è ferma in piedi oppure mentre cammina. Queste quattro curve alternate sono le principali responsabili dell’elasticità e della solidità della colonna, infatti recenti studi di ingegneria applicati alla comprensione del corpo umano hanno dimostrato che se una spina dorsale si presentasse in linea retta sarebbe ben diciassette volte meno robusta e mobile del normale, infine tutte le vertebre possiedono un loro foro, chiamato intervertebrale, dove passa il midollo spinale, cioè l’insieme dei nervi che collegano ogni parte del corpo al cervello permettendo così a questo di ricevere informazioni e di dare loro conseguenti “risposte”.

Quali sono le sue funzioni

La stabilità dell’intero corpo, il sostegno della testa (pesante in media otto chili) e delle spalle, la forma del torace, la protezione del midollo spinale, la capacità di assorbire carichi e forze esterne, sono tutte funzioni della colonna vertebrale. Fra queste la più importante è quella di permettere, nonostante tutto l’insieme possa apparire alquanto rigido, gran parte dei movimenti che caratterizzano l’uomo attraverso una notevole elasticità e flessibilità. Vediamo allora quali sono le azioni dei tre tratti mobili della colonna.

Tratto cervicale. Le 7 vertebre di questa parte della colonna permettono di sostenere il capo e i suoi movimenti rotatori, flessori ed estensori. Dunque grazie alla colonna cervicale è possibile allargare il campo visivo degli occhi guardando in basso, in alto, dietro, a destra e a sinistra. Inoltre è da queste vertebre che escono i nervi (provenienti dal midollo spinale e prima dal cervello) che comandano i muscoli delle spalle con l’arto superiore fino alla mano.

Tratto dorsale. In gran parte delle vertebre dorsali si articolano le costole e si inseriscono alcuni importanti fasci del muscolo diaframma. Il tratto dorsale allora compartecipa in modo sostanziale al vasto e complesso movimento della respirazione tanto che persone affette da “dorsalgie” spesso riferiscono di non riuscire a respirare profondamente. D’altro canto ogni medico sa che alcuni dolori dorsali a volte possono essere considerati veri e propri segnali di allarme di malattie polmonari quali pleuriti o broncopolmoniti, da escludere quindi (o confermare) sempre attraverso l’esame clinico dei polmoni con una radiografia del torace. Infine (grazie soprattutto ale ultime vertebre in prossimità del tratto lombare) la colonna dorsale permette le rotazioni, le flessioni e le estensioni di tutta la schiena.

Tratto lombare. La parte lombare della colonna, strettamente ancorata al bacino, con le sue vertebre particolarmente robuste sostiene tutta la spina dorsale (quindi il corpo in generale) e, nonostante sia poco mobile, “non si sta in piedi” se questa non svolge la sua funzione di “stabilizzazione” del bacino attraverso movimenti anche millimetrici di una vertebra con l’altra. Mentre si cammina questo vero e proprio “centro” corporeo (regge grandi strutture legamentose, ossee, muscolari, vascolari, nervose) aiuta il basculamento del bacino e contribuisce in modo determinante alla formazione del “baricentro”, impedendo così la perdita dell’equilibrio.

I sintomi del male

Affrontiamo ora i sintomi che presenta chi soffre di mal di schiena secondo i tratti in cui è suddivisa la colonna vertebrale. Occorre precisare che la descrizione tralascia volutamente qualsiasi riferimento causale poiché quest’ultimo è di esclusiva pertinenza medica e viene individuato solo dopo l’esame clinico e le indagini strumentali che ogni caso può richiedere.

Dolore cervicale
Questo dolore (cervicalgia) può presentarsi in modo acuto oppure lento e via via ingravescente. Nel primo caso la persona lamenta un dolore improvviso e violento in una ristretta zona della nuca (torcicollo) che impedisce in genere la rotazione del corpo o verso destra o verso sinistra accompagnato a volte da forte nausea oppure, più raro, da vertigine, ronzio auricolare, agitazione e lieve confusione mentale. Nel secondo caso, quando è ad insorgenza lenta, il dolore riferito è sordo e localizzato in un tratto cervicale della colonna e provoca dolore, per esempio, guardare in alto o indietro (come nelle manovre di retromarcia in auto). Talvolta ogni movimento del collo fa male ed il dolore può scomparire e ricomparire a brevi intervalli senza un riferimento preciso, oppure essere silente per molto tempo per poi riacutizzarsi improvvisamente.

In genere quest’ultima cervicalgia (detta anche cronica) è destinata, se non curata, a manifestarsi in modo continuo intervallandosi a volte con episodi acuti, spesso accompagnati da forti mal di testa invalidanti. Una variazione del dolore cervicale è la cervico brachialgia (o nevralgia cervico brachiale) con cui si intende un dolore irradiato all’arto superiore fino alla mano. Questo può essere: a destra, a sinistra o bilaterale; intenso o lieve; persistente o presente solo durante alcuni movimenti; aggravato nella posizione supina e attenuato in altre (per esempio, ponendo le mani dietro la nuca).

Dolore dorsale
Il dolore dorsale rappresenta il dieci per cento dei mal di schiena, in genere si manifesta in modo acuto, molte volte localizzato e si irradia lungo le arcate costali (non raramente fino allo sterno). Quando è particolarmente forte influenza negativamente la respirazione (la persona lamenta di non respirare bene). Se la zona più colpita è quella fra le scapole, il dolore è evocato quando si allargano le braccia oppure quando si stringono (come nel movimento dell’abbracciare) o ancora quando si portano le braccia in alto per prendere qualche oggetto. Se il dolore invece è sotto le scapole, si presenta soprattutto nelle rotazioni e nelle flessioni del tronco e la respirazione profonda (cioè quella parte della respirazione che implica il massimo sforzo del muscolo diaframma) è limitata.

Dolore lombare
Insieme al dolore cervicale la lombalgia è il mal di schiena più frequente (90 % dei casi). Può presentarsi in forma acuta o cronica e comparire bruscamente. Nella forma acuta il dolore consegue all’improvviso movimento di estensione del tronco, per esempio nell’atto di sollevare un peso da terra. Chi ne è colpito (si parla di “colpo della strega”) riferisce la sensazione di uno “strappo” o di un “bruciore” tanto violento da impedire qualsiasi tentativo di “rimettersi dritti” (la persona spesso si presenta al medico piegata in avanti).

Nella forma cronica invece il dolore è di vecchia data, magari intervallato da più o meno frequenti episodi di “colpo della strega”. Di solito la persona indica delle posizioni del corpo che esacerbano (o diminuiscono) il dolore. Pressoché unanimamente la posizione che si assume in automobile, soprattutto durante lunghi viaggi, è quella più deleteria. Un altro sintomo che accompagna la lombalgia cronica è quello si “essere storti”, cioè, guardandosi allo specchio (ma anche come sensazione) la persona riferisce di “pendere” da un lato (destro o sinistro). La ragione di tutto ciò è data da una reazione naturale di difesa della muscolatura della schiena che tende a proteggere la parte dolente contraendosi intorno, nel tentativo di tenere fermo il tratto della colonna colpito non permettendogli così ulteriori sollecitazioni.

Ecco le cause del male

Numerose sono le cause del mal di schiena. Generalmente si classificano in due grandi gruppi: cause derivanti dalla struttura ossea e cause muscolari. Questa divisione non corrisponde in realtà ad una vera differenza perché a problemi ossei conseguono problemi muscolari (spesso questi ultimi più importanti dei primi) e, viceversa, disequilibri con dolori muscolari possono a lungo andare creare complicazioni ossee. Vi sono inoltre altre cause di solito non riconosciute dalla medicina ufficiale e cioè quelle che vengono individuate dalle cosiddette medicine alternative (o “parallele”). Queste ultime verranno spiegate più avanti quando illustreremo il modo incui viene curato il mal di schiena dalla medicina tradizionale cinese e dalla chiropratica.

Cause ossee

Regina delle cause ossee è sicuramente l’artrosi (già ampiamente descritta negli articoli apparsi sui numeri 20 e 21 del 1994 di Gente), malattia spesso erroneamente riferita all’invecchiamento del corpo ma che in realtà può colpire l’essere umano pressoché in tutte le età. E’ questa una degenerazione delle articolazioni caratterizzata da usura, diminuzione del liquido posto tra i capi articolari, contratture muscolari intorno ai tratti interessati conseguenti al dolore, blocco dei movimenti. I tratti della colonna più colpiti sono quelli cervicale e lombare e tipico è il dolore acuto alla mattina quando ci si mette in movimento e che poi recede con l’attività per ripresentarsi alla sera.

Altra causa di questo gruppo è l’ernia al disco. Come detto, le vertebre sono separate una dall’altra dai dischi intervertebrali, formazioni di consistenza acquosa – gelatinosa che funzionano da ammortizzatori dei grandi pesi che la spina dorsale deve sopportare camminando, stando in posizione eretta o facendo dei movimenti. Poiché il disco tende a scivolare in tutte le direzioni in funzione degli spostamenti vertebrali, la natura ha provveduto a mantenerlo nella sua sede anatomica grazie a strutture legamentose e ha garantito robustezza all’insieme di una vertebra con l’altra e di tutta l’intera colonna.

Per cause non ancora chiarite, però, può accadere che i legamenti subiscano dei cedimenti tali per cui non riescono a svolgere al meglio la loro funzione di contenimento permettendo così ai dischi di scivolare fuori dal loro posto (ernia) talvolta anche sotto l’impulso di sollecitazioni di solito considerate lievi (alzarsi da una poltrona, sollevare una valigia).

L’ernia si definisce “contenuta” nell’iniziale cedimento dei legamenti. Si considera “protrusa” quando, pur essendo riuscita a far breccia sui legamenti, non si allontana dalla sua sede. E’ “espulsa” quando il disco è fuoriuscito e si distacca dallo spazio tra le due vertebre.

In genere l’ernia discale colpisce prevalentemente il sesso maschile nell’età compresa tra i 35 e i 50 anni (in età successiva l’invecchiamento generale del corpo causa una perdita della consistenza acquosa – gelatinosa dei dischi, cui consegue la diminuzione dello “scivolamento”). E’ più frequente a livello lombare (ultime vertebre), mentre è rara a livello dorsale e cervicale. Inoltre rappresenta la causa più comune di lombosciatalgia e di nevralgia cervico – bracciale, cioè dolore a livello lombare e cervicale con irritazione più o meno grave dei nervi che fuoriescono dalle vertebre in quelle sedi (lo sciatico per le gambe, il brachiale per gli arti superiori).

Cause muscolari

La compresenza di rigidità ed elasticità caratteristiche della colonna vertebrale è dovuta non solo alla struttura ossea (mobile e dura nel tempo stesso), ma anche ad un complesso muscolare che va dal capo al bacino comprendendo anche spalle, torace e fianchi. Per chiarire meglio, si può paragonare il dorso del corpo ad una barca a vela vista da dietro in cui la colonna è “l’albero” inserito nella “chiglia” (il bacino), con i “tiranti” (sartie) rappresentati dai muscoli a sostegno delle “vele” date dall’intera superficie della schiena. La rigidità è garantita dai tiranti muscolari, simmetrici a destra e a sinistra, che, come le sartie della nave, hanno il compito di ancorare la colonna al bacino. L’elasticità dipende dal fatto che i muscoli possono, oltre a “contrarsi” anche rilasciarsi, insieme alla particolare struttura di tutta la spina dorsale fatta, come abbiamo visto, di parti ossee mobili una sull’altra.

L’equilibrio descritto tra rigidità ed elasticità permette alla colonna vertebrale, come all’albero della nave, di piegarsi molto senza spezzarsi mai. Quando c’è mal di schiena allora, escluse le cause ossee principali come artrosi ed ernia al disco, occorre considerare l’insieme muscolare per individuare il disequilibrio che ha causato il dolore. Il mal di schiena, nella maggioranza dei casi, è provocato dall’abitudine ad assumere le posture (posizioni del corpo) scorrette che sono colpevoli di queste disarmonie. Tornando per chiarezza al paragone con la barca a vela, si pensi ad un carico “stivato” in modo errato, per esempio tutto su un lato: la conseguenza è che la chiglia (il bacino) e tutto il veliero (la schiena) si inclineranno da quella parte. Affinché l’albero svetti ancora perpendicolarmente (cioè si continui a stare eretti) sarà necessario inclinarlo dall’altra parte. Quest’ultimo lavoro, che i muscoli “tiranti” fanno di continuo nelle variazioni delle posizioni corporee quotidiane, diventa dispendioso e faticoso quando una postura piuttosto che un’altra viene mantenuta troppo nel tempo o, peggio, quando certe attività, lavorative e no, vengono eseguite in modo scorretto.

Ecco allora il dolore, vero e proprio segnale di allarme che la schiena svolge con fatica il proprio lavoro. Stiratrici, dattilografe, operatori al computer, centralinisti, dentisti, commesse, camionisti, commessi viaggiatori, traslocatori sono tutti lavoratori a rischio di mal di schiena di tipo muscolare. Senza necessariamente cambiar lavoro, si può prevenire e curare questo disturbo a volte invalidante. Vi sono tuttavia altre situazioni che predispongono al mal di schiena; sono di tipo muscolare e non trascurabili come incidenza. Vediamone alcune.

Scoliosi

E’ un problema di tipo osseo soprattutto quando i gradi della scoliosi sono al di sopra dei venti. Sotto tale valore (scoliosi lievi) la colonna può, nonostante la sua deviazione, restare elastica a scapito però della parte muscolare della schiena. Questa per assicurare la robustezza del dorso “compensa” le seppur lievi curve scoliotiche e, dunque, subisce un carico di lavoro che a lungo andare si può esprimere come mal di schiena.

Dismetrie arti inferiori

Per ragioni non ancora chiarite durante la crescita corporea un arto inferiore può svilupparsi in lunghezza meno dell’altro. Questa situazione, diventata stabile in età adulta, può restare nei limiti del “fisiologico” quando la differenza è sotto i tre millimetri. Quando però questa misura è superata possono esistere dei problemi di tipo compensatorio a livello della schiena, anche qui sovraffaticata da lavoro supplementare.

Per comprendere meglio si pensi a un’automobile che, per esempio, ha i pneumatici a destra più sgonfi di quelli dell’altro lato. Il guidatore non se ne accorge, perché la differenza è lieve. A lungo andare dopo curve, frenate, accelerazioni, le gomme si consumano più a destra e così pure le sospensioni. Alla fine la soluzione del problema non consiste più solo nel “gonfiare le gomme” (nell’essere umano basta una semplice soletta interna alle scarpe) ma nel cambiarle, purtroppo insieme alle sospensioni.

Traumi

Cadute a terra durante sport o attività lavorative (con gli sci, dalle scale) oppure i colpi di frusta causati da incidenti automobilistici, sono le cause più comuni di mal di schiena. Dopo tali traumi accade che la muscolatura vertebrale si irrigidisca come per meglio proteggere il tratto di colonna che ha subìto “l’insulto”. Se questo è stato particolarmente violento e non è stato curato adeguatamente, le contratture muscolari permangono cronicamente per lungo tempo e la conseguenza può essere il mal di schiena. Il dolore è in genere localizzato oppure si manifesta in altre zone lontane perché i collegamenti dei muscoli del dorso sono tali da far attuare compensi non fisiologici in parti anche distanti dalla zona colpita.

Le regole per capire quando arriva

Fate attenzione a questi segnali d’allarme:

quando alzandosi dalla sedia o dal divano, entrando o uscendo dall’auto si avverte dolore alla parte lombare della schiena

quando, facendo retromarcia in automobile si avverte una fitta dolorosa al collo, soprattutto poi se il dolore si irradia (anche come “scossa”) lungo un braccio

quando, mentre si guarda in alto (alzando la testa per prendere qualcosa), compare dolore nucale complicato magari da vertigini e sensazioni di nausea

quando si ha spesso mal di testa con la sensazione di peso sul collo e sulle spalle

quando durante starnuti e colpi di tosse si avverte una fitta dolorosa tra le scapole o alla parte lombare della colonna vertebrale

quando è presente un dolore dorsale, anche lieve, che impedisce la respirazione profonda

quando, portando dei pesi o raccogliendo qualcosa da terra si avverte “fatica” nella zona lombare oppure si sente dolore che regredisce in breve tempo

quando al mattino lavandosi i denti o il viso si avverte rigidità della schiena nel tornare eretti

Consigli per aiutarsi durante il colpo della strega:

durante l’attacco acuto sdraiarsi sul pavimento supini (a pancia in su) e flettere le ginocchia tenendo le piante dei piedi a terra. In questo modo si diminuisce la tensione lombare

durante il riposo notturno stare supini con un cuscino sotto le ginocchia per mantenerle flesse

anche se si riesce a camminare non continuare a lavorare perché la lombalgia acuta può notevolmente peggiorare in breve tempo (soprattutto se si continua a sforzare la colonna)

basarsi sulle proprie sensazioni piuttosto che sui consigli di altre persone (a meno che non si tratti di un medico) per decidere se mettere sulla parte lombare il ghiaccio oppure il termoforo. Nel primo caso applicare la borsa di ghiaccio per venti minuti tre volte al giorno; nel secondo, utilizzare, appunto, il termoforo o, meglio, immergersi in un bagno caldo

Consigli per chi lavora

Se si avvertono rigidità, dolori lievi, pesantezza, fatica ai muscoli della schiena, interrompere il lavoro per pochi minuti e fare i seguenti esercizi di rilassamento:

seduti, piedi paralleli con gambe perpendicolari al pavimento, gomiti appoggiati sulle ginocchia, tronco flesso in avanti, testa “molle” flessa in avanti, occhi chiusi, respirare lentamente e profondamente per due minuti circa (posizione del “cocchiere addormentato”)

in piedi, appoggiare la schiena ad una parete tenendo il capo “molle” flesso in avanti e le braccia lungo il corpo “lasciando andare” le spalle. Con gli occhi chiusi respirare lentamente e profondamente per due minuti circa

Consigli per chi è predisposto al mal di schiena:

quando si ha un dolore alle articolazioni della bocca, oppure si avverte di masticare male e solo da una parte, non rimandare una visita odontoiatrica perché numerose sono le situazioni in cui il mal di schiena e malocclusione dentale sono collegate

se si avverte di camminare male, oppure si nota un diverso consumo delle suole di cuoio delle scarpe tra destra e sinistra, e ancora, quando si fa l’orlo dei pantaloni e si nota una differenza tra un lato e l’altro, occorre fare una visita fisiatrica per prevenire il mal di schiena da “dismetria” degli arti inferiori o da cattivo appoggio dei piedi a terra (piedi piatti, valghi, ecc.)

per chi sa di avere la scoliosi (anche in modo lieve) è utile fare periodici controlli delle simmetrie della schiena e praticare uno sport simmetrico come, ad esempio, il nuoto

dopo incidenti o cadute a terra, anche se non si avvertono dolori, controllare la funzionalità e l’elasticità della schiena (una visita specialistica ogni due mesi per almeno tre volte).

Quali sono i rimedi più efficaci per combattere il mal di schiena

Come impostare diagnosi e cura dei vostri dolori secondo le regole farmacologiche dettate dalla medicina “ufficiale”, ma anche secondo le terapie suggerite dall’agopuntura, dalla chiropratica, dalla medicina psicosomatica e dall’omeopatia. Queste cure non sono alternative a quelle stabilite dalla medicina ufficiale. Bensì, altrettanto efficaci, si possono considerare un’integrazione delle cure tradizionali. Cominciamo dunque dal capitolo sulla diagnosi e la cura del mal di schiena proprio secondo la medicina ufficiale.

Diagnosi precise

Prima di qualsiasi indagine strumentale o esame del sangue, la visita medica rappresenta il miglior approccio al mal di schiena. Il medico di base infatti è colui che “inquadra” inizialmente il problema e decide a quale specialista inviare il malato. I principali specialisti che si occupano di mal di schiena sono due: il fisiatra e l’ortopedico. Mentre il primo è specializzato in terapia fisica e riabilitazione ed è un internista che si occupa sia di diagnosi dei problemi muscolo – scheletrici, sia di rieducazione funzionale, il secondo è essenzialmente un chirurgo che si dedica alla cura però delle alterazioni ossee anche attraverso terapie non chirurgiche prescrivendo, ad esempio, l’uso di speciali apparecchi come corsetti, trazioni eccetera, atti a “mettere a riposo” o a modificare i rapporti tra le articolazioni. Lo specialista indaga inizialmente sullo “stile di vita” della persona sofferente: quale lavoro svolge, quali attività fisiche pratica e così via. Questo per comprendere bene quali possono essere stati i movimenti, le posture, i traumi che hanno provocato il dolore. In seguito lo specialista visita il paziente per individuare se le cause sono ossee o muscolari o entrambe, e per escludere malattie che possono provocare anche il mal di schiena come pleuriti, polmoniti e altre. Infine, se necessario, per indagare meglio o per avere conferme diagnostiche, prescrive degli esami strumentali. Questi sono: la radiografia della colonna in ortostasi (cioè in piedi) per visionare le curve della spina dorsale, i rapporti tra le vertebre, le deviazioni, i disequilibri del bacino, la presenza di eventuale artrosi; la tomografia assiale computerizzata (TAC) esame in cui si utilizzano i raggi X fatti passare perpendicolarmente alla schiena in modo da “fotografare” porzioni anche millimetriche di ogni vertebra; la risonanza magnetica nucleare, più precisa, meno dannosa ma anche più costosa della TAC, effettuata attraverso campi sonori (ultrasuoni) e magnetici analizzati da un computer, con cui si vedono vertebre, dischi, muscoli, vasi, legamenti eccetera, con estrema chiarezza; l’elettromiografia, indagine che serve per valutare attraverso “elettrodi ad ago” inseriti nella pelle di mani o piedi, la funzionalità e l’integrità dei nervi che escono dal midollo spinale vertebrale.

Le terapie tradizionali

Affrontiamo ora il problema della cura: parliamo di problema perché sono numerosi gli specialisti della medicina ufficiale e non coinvolti nella terapia del mal di schiena. Primo obiettivo della terapia è combattere il dolore, il secondo, contemporaneo, è modificare le cause che l’hanno provocato, anche per impedire le recidive e per permettere alla persona di condurre una vita il più normale possibile.

Contro il dolore
L’arma in assoluto più utilizzata dal medico contro il dolore è la terapia farmacologica. Esistono numerosi farmaci antidolorifici, tutti più o meno efficaci, ma, purtroppo, altrettanto tossici. Dunque la loro prescrizione deve essere cauta e personalizzata (gli antidolorifici non agiscono tutti nello stesso modo e viceversa non tutte le persone reagiscono a loro adeguatamente). Altri farmaci sono gli antinfiammatori (paracetamolo, acido acetilsalicilico, indometacina, cortisonici), agenti in generale appunto contro le infiammazioni e indirettamente contro il dolore, tuttavia oberati da effetti collaterali (a volte anche molto seri sulla mucosa dello stomaco). Infine i “miorilassanti”, cioè farmaci che rilasciano la muscolatura e in tal senso molto efficaci sul mal di schiena di tipo muscolare (che possono dare sonnolenza). Oltre ai farmaci esistono contro il dolore apparecchi che utilizzano i mezzi fisici. I più noti sono: il laser a raggi infrarossi, utile sui dolori vertebrali, e nelle sciatalgie; la marconiterapia, efficace nelle forme artrosiche, nelle lombalgie in genere e come preparazione a sedute di fisioterapia; la radarterapia utilizzante onde elettromagnetiche e indicata nel mal di schiena soprattutto muscolare; i TENS (transcutaneous electrical nerve stimulation) apparecchi eroganti correnti alternate applicate con elettrodi nei punti di maggior dolore sia locali che distanti la zona della schiena interessata.

Contro le cause ossee
Per quanto riguarda l’ernia del disco le “vie” terapeutiche contro il dolore sono, oltre a quelle farmacologiche e con i mezzi fisici sopraddetti, la fisioterapia e le trazioni vertebrali. Queste, controindicate nelle fratture vertebrali e nell’osteoporosi, consistono in applicazioni di forze che agiscono sulle vertebre cervicali e lombari della colonna. La loro azione è finalizzata a determinare un allontanamento dei corpi vertebrali (fino a un massimo di 2 millimetri) allungando contemporaneamente i muscoli contratti e diminuendo gli “schiacciamenti” dati dai dischi sulle strutture nervose. Possono essere applicate dalle mani di un fisioterapista o con letti o sedie speciali, muniti di congegni elettrici e idraulici che permettono una precisa regolazione graduale delle forze applicate (fino a 10-15 chili per le vertebre cervicali, 80-100 chili per quelle lombari). Occorre precisare che di fronte a un’ernia discale l’atteggiamento medico attuale è più “conservativo” che “chirurgico” nel senso che si va a togliere l’ernia solo quando è “espulsa” o vi siano gravi rischi di complicazioni nei “territori” muscolari innervati dai nervi che fuoriescono dalle vertebre (gambe o braccia). Gli interventi più utilizzati sono: l’escissione diretta dell’ernia; la nucleolisi (viene iniettata nella zona direttamente sul disco erniato una sostanza che lo “scioglie”); la nucleoaspirazione, cioè una tecnica operatoria di recente acquisizione meno “invasiva” dell’escissione diretta ma applicabile però solo in particolari casi.

I farmaci antinfiammatori e le terapie fisiche descritte (con in più ultrasuoni e magnetoterapia) sono interventi altrettanto validi nella cura del mal di schiena causato dall’artrosi, e vanno accompagnati spesso con la fisioterapia (indicata anche nell’ernia del disco). E’ questa una terapia impostata dal medico fisiatra tenendo conto delle possibilità biologiche, psicologiche e sociali della persona sofferente di mal di schiena con artrosi, e attuata dal fisioterapista, paramedico profondo conoscitore dei meccanismi ossei e muscolari del corpo umano nella statica e durante i movimenti. Ecco allora tecniche di movimento segmentari (chinesiterapia), di allungamento e riequilibrio posturale (mezière – souchard), di decontrazione muscolare (kabat), di trazione manuale sulla cute delle zone sofferenti (massaggio connettivale) eccetera, tutte finalizzate a risolvere il mal di schiena curando contemporaneamente l’artrosi sottostante.

Contro le cause muscolari
Nel mal di schiena causato da problemi muscolari viene prescritta ancora una volta la fisioterapia, applicata però con esercizi diversi e meno impegnativi di quelli utilizzati per la cura delle “cause ossee”. Tuttavia nell’affrontare la correzione di queste cause è di estrema importanza studiare le posizioni che la persona assume durante la vita quotidiana (lavorativa e no) individuando le “scorrettezze” e le “fissità” di posizione per poi insegnare come operare le opportune modifiche. Infatti non tutti sanno che la parte lombare della colonna “sopporta” circa 25 chili di pressione quando si è sdraiati, 70 chili in posizione eretta e 120 piegandosi in avanti, circa 185 chili portando in questa posizione dei pesi e, per quanto possa sembrare incredibili, 250 chili se si sta seduti scorrettamente (come quando il tronco è flesso in avanti senza essere appoggiato a uno schienale!).

Dunque è importante sapere come modificare le posizioni del corpo mentre si lavora e imparare a variarle per “scaricare” le pressioni prevenendo così il mal di schiena o diminuirlo quando si presenta.

Vediamo allora alcuni esempi.

Operatori al computer
Sempre più di frequente questi lavoratori (in aumento parallelamente all’evoluzione tecnologica di questi ultimi anni) lamentano mal di schiena. La posizione di lavoro è apparentemente comoda, perché si sta seduti, ma in realtà obbliga il corpo in una posizione fissa in cui i muscoli del collo e delle spalle accumulano tono muscolare in modo eccessivo per mantenere fermo e concentrato lo sguardo nel ristretto schermo del computer. Peraltro, a volte, il video non è alla stessa altezza degli occhi ed è posto o più in alto o più in basso costringendo il lavoratore a flessioni o ad estensioni del capo aumentando così ulteriormente la tensione del collo. Dopo molto tempo il risultato di queste posizioni statiche e scorrette spesso sarà mal di schiena a livello cervicale e dorsale complicati talora da mal di testa, vertigini, occhi arrossati e “stanchi”, svogliatezza e lieve confusione mentale. In questo caso basta variare nella giornata le posizioni, ad esempio cambiando tipo di sedia, alzarsi in piedi di tanto in tanto, muovere gli occhi e la testa a destra e a sinistra anche per poche volte, mantenere lo schermo allo stesso livello degli occhi.

Commessi viaggiatori
Fare molti chilometri al giorno in automobile è forse una delle cause muscolari più frequenti di mal di schiena soprattutto a livello lombare. Attualmente è vero che le Case automobilistiche sono maggiormente attente alla costruzione dei sedili (anatomici, non eccessivamente morbidi eccetera) ma, come spesso accade, è il guidatore a fare errori di posizioni tali per cui il risultato è la lombalgia. Molto utile in tal senso è guidare con il tronco appoggiato allo schienale (senza assumere una posizione troppo “sdraiata” o troppo diritta), con i gomiti (quando è possibile) appoggiati ai due braccioli, in un atteggiamento dunque simmetrico, interponendo un cuscinetto rotondo tra la parte lombare e il sedile.

Traslocatori
Con questo termine non si intendono solamente gli addetti ai traslochi, ma anche tutti quei mestieri faticosi che implicano sforzi per sollevare pesi, tipo magazzinieri, scaricatori. Quando si sollevano pesi quotidianamente e di continuo le ultime vertebre lombari sono messe sotto grande pressione e il mal di schiena può diventare un penoso “compagno di lavoro”. E’ necessario allora imparare bene come sollevare dei pesi caricando di lavoro più gli arti inferiori che la parte lombare della schiena (ad esempio, piegando le ginocchia mantenendo diritta la colonna), in che modo allenare i muscoli della spina dorsale a contrarsi e a rilasciarsi anche mentre si lavora e subito dopo, come riposare tutto il dorso anche per pochi minuti (esistono delle posizioni atte allo scopo da assumere anche in piedi eccetera).

Agopuntura, chiropratica, medicina psicosomatica, omeopatia

Abbiamo visto quali sono i modi di intervento della medicina ufficiale, adesso affronteremo il mal di schiena come lo affronta la medicina naturale nell’agopuntura, nella chiropratica, nella cura con le erbe e nella medicina psicosomatica, precisando però che queste medicine non sono in alternativa, ma spesso integrative delle cura tradizionali.

Dalla Cina: l’agopuntura

I clamorosi successi ottenuti con l’agopuntura (ma anche con micromassaggi e laser sui punti cutanei) nella terapia del mal di schiena, nelle sciatalgie e nei dolori in genere, sono stati la porta d’entrata in Occidente di questa antica medicina. E’ risaputo infatti che molti medici, pur mantenendo uno scetticismo di fondo verso i presupposti di base diagnostici e terapeutici della medicina cinese, consigliano appunto, l’agopuntura per il mal di schiena! Anzi, da più parti cosiddette “scientifiche” (dunque secondo canoni esclusivamente appartenenti alla medicina occidentale) si è cercato di spiegare che l’effetto anti dolore dato dalle stimolazioni cutanee con agopuntura è ottenuto esclusivamente grazie a particolari riflessi nervosi e non certo a “strane teorie energetiche” fondate su incomprensibili concetti come Yin e Yang. Da tutto ciò è nata una particolare terapia chiamata, appunto, “del dolore”, squisitamente occidentale, dove si usano gli aghi dell’agopuntura, infissi nei punti indicati dalla medicina cinese, però considerando, ad esempio, il mal di schiena di una persona del tutto identico a quello di un’altra. La medicina tradizionale cinese invece reputa il mal di schiena, il dolore e molti altri sintomi, fenomeni finali di un disequilibrio iniziato a volte tempo prima della malattia e sicuramente differente da individuo a individuo, perché “ogni uomo è un essere unico”. Ecco allora che, ad esempio, i “punti” da utilizzare con l’agopuntura in due persone sofferenti dello stesso tipo di mal di schiena saranno necessariamente diversi a seconda della storia clinica, della personalità, delle caratteristiche fisiche, dell’età, del sesso eccetera, di ognuno di loro. Dunque l’agopuntura nella cura del dolore vertebrale si basa (e così in tutte le malattie) sulla profonda conoscenza del corpo e dell’animo umano accentuando più le diversità che facili “uguaglianze”, con il proposito di togliere sì il sintomo, ma anche di aiutare il malato a ritrovare un’armonia che sembrava perduta.

In questa antica medicina si classificano ben 17 tipi di dorsalgia, 10 di dolore cervicale (alcuni complicati da mal di testa) e circa 18 tipi di lombalgia. Le cause possono essere ricondotte a tutte le “situazioni climatiche” in cui è a contatto l’uomo (freddo, caldo, umidità, vento) e a fattori sia psichici (principalmente tristezza, rabbia, paura) che alimentari, cioè “errori” nella dieta quali eccessi di “sapori” (in genere salato, dolce) o carenze in genere (come, ad esempio, dell’assunzione quotidiana di acqua). Di tutti i tipi di mal di schiena quello più frequente è la lombalgia detta “a sbarra”, cioè il dolore è trasversale e localizzato nelle parti basse della schiena. Per la medicina cinese questo dolore è determinato dall’energia del rene, intendendo così non una malattia renale conclamata (tant’è che i vari esami di quest’organo risultano tutti negativi), ma un mal funzionamento “energetico” che si esprime, appunto, attraverso la lombalgia. Questa è a localizzazione profonda con sensazioni di debolezza della zona interessata e degli arti inferiori (tanto da avere difficoltà al cammino); il dolore non è molto violento anche se fastidioso perché spesso non passa neanche con il riposo; si aggrava dopo rapporti sessuali, stress psichici, affaticamenti fisici. In generale le cause dell’indebolimento energetico renale sono: i fattori psichici come la paura, l’angoscia, lo stress psichico in genere, soprattutto se permangono per lungo tempo; le patologie invalidanti, cioè malattie che durano a lungo; gli abusi sessuali; gli “strapazzi” fisici e psicologici dati da eccessivi lavori corporei e sforzi mentali in cui si impegna a fondo e continuamente “l’attenzione” con la “volontà”.

In particolare, invece, vi sono due grandi categorie che “consumano” l’energia dei reni in modo diverso, cioè la base Yang e quella Yin di questi organi. Nella medicina cinese, riferendosi alle due grandi energie che governano l’uomo e la natura, si distingue, appunto, “un rene Yang” e “un rene Yin” in equilibrio tra loro; mentre il primo (Yang) ha il ruolo di “riscaldare” e permettere il buon funzionamento di tutti gli organi e i tessuti, il secondo (Yin) si occupa del trasporto, della ripartizione e dell’eliminazione dei liquidi del corpo. Ebbene, vediamo allora le cause e i sintomi conseguenti, responsabili in modo specifico della lombalgia detta appunto da “deficit del rene Yang” e “deficit del rene Yin”.

Lombalgia rene Yang. Alimenti troppo freddi e crudi, il freddo e l’umidità del clima, possono consumare il rene Yang e il mal di schiena sarà accompagnato da sensazione e paura del freddo, piedi ghiacciati, depressione, pallore del viso, lingua pallida, colite con meteorismo, difficoltà digestive e respiratorie, stanchezza fisica e psichica, qualche volta vertigini e ronzii auricolari, palpitazioni.

Lombalgia rene Yin. Alimenti troppo caldi e speziati, il calore e la secchezza del clima, emorragie acute e croniche (ad esempio quelle mestruali), perdita di liquidi come nelle eccessive sudorazioni durante l’influenza o come nelle diarree, la carenza di acqua nella dieta, possono consumare il rene Yin. Il mal di schiena sarà allora caratterizzato anche da ansia, insonnia, mal di testa, capogiri, vuoti di memoria, secchezza di bocca e gola, stitichezza, calore al palmo delle mani e alla pianta dei piedi, a volte dimagrimento e febbricola soprattutto serale.

La cura di questi due tipi di lombalgia è finalizzata quindi a togliere il dolore locale da un lato (con agopuntura, laser, micromassaggi eccetera) e dall’altro a riequilibrare le energie del corpo in generale, soprattutto correggendo l’alimentazione e utilizzando rimedi erboristici di derivazione cinese.

Chiropratica: arte e scienza

La chiropratica è una scienza e un’arte insieme che utilizza le capacità del corpo e le relazioni tra le strutture scheletriche – muscolari con le funzioni dell’organismo, in particolare tra colonna vertebrale e sistema nervoso, ai fini del recupero e del mantenimento della salute. Di fronte a una persona sofferente di mal di schiena, il chiropratico in genere cerca di individuare la cosiddetta “sublussazione”, cioè una piccolissima variazione dei rapporti tra le vertebre (non visibile alle radiografie) sufficiente però a provocare il dolore. La sublussazione può essere dovuta a stress diretti alla schiena (posture scorrette, cadute, colpi di frusta, obesità eccetera) oppure a cause anche lontane dalla zona dolente, ad esempio, derivanti dai piedi o dalla masticazione. Per quanto riguarda i piedi quando questi non appoggiano bene sul terreno a causa di piattismi, valgismi, traumi eccetera, potrà esserci un disequilibrio conseguente del bacino e della schiena che prima o poi darà dolore. La valutazione invece della masticazione si basa sul fatto che per complessi meccanismi nervosi e muscolari delle articolazioni della bocca, influenzanti l’equilibrio dei muscoli del collo e del dorso, alcuni tipi di mal di schiena possono essere riferiti a una cattiva occlusione dentale (propriamente detta “malocclusione”). Infine, sulla base del sapere medico cinese unito a conoscenze di neurofisiologia attuali, per il chiropratico i dolori della colonna vertebrale possono essere indicativi di un mal funzionamento di organi “viscerali”, come lo stomaco, i reni, l’intestino, eccetera. Questo perché nel midollo spinale contenuto nelle vertebre passano nervi appartenenti al sistema nervoso detto “autonomo” o “vegetativo”, cioè quell’insieme di nervi e “gangli” (scollegati dalla volontà dell’individuo) che inviano e ricevono impulsi atti al funzionamento di tutti gli organi. Ecco allora, ad esempio, perché una cattiva digestione oppure una colite possono dare segno di sé attraverso un dolore alla schiena, e in questi casi il chiropratico, attraverso le cosiddette “manovre manipolative” delle vertebre, finalizza il suo intervento curativo, oltre che al dolore locale, anche a quegli organi non ben funzionanti.

Medicina psicosomatica

Questo tipo di medicina viene qui inserita perché, a differenza di quella “ufficiale”, considera l’essere umano un insieme indissolubile di mente e corpo. La conseguenza di questo presupposto è che ogni malattia può essere la rappresentazione corporea di un contemporaneo “disagio esistenziale” più o meno consapevole. Non vi sarebbe dunque una causa psichica a cui consegue una malattia e viceversa, ma una simultaneità dei due aspetti mente – corpo, visti così come “facce della stessa medaglia”. Secondo questa concezione allora la schiena, poiché è il luogo della verticalità umana, è la parte “dietro” del corpo, è l’asse centrale che sostiene l’organismo e su cui si struttura la forma dell’individuo, verrebbe vissuta da ogni persona (e collettivamente) come una parte corporea densa di significati “simbolici”. Infatti frasi come “avere spina dorsale”, “mi spezzo ma non mi piego”, “avere spalle forti” oppure “la testa sulle spalle” eccetera, sembrano tutti comuni modi di dire che rimandano a contenuti sia strutturali che psicologici fusi insieme. Quindi, quando una persona soffre di mal di schiena occorre prendere in considerazione anche i suoi stati d’animo (e la “storia” esistenziale) concomitanti o subito precedenti l’inizio del dolore, perché vi può essere una stretta relazione tra lombalgia, cervicalgia o dorsalgia, con la cosiddetta “vita emotiva”. Vediamo allora come secondo questa concezione medica “alternativa” si può “leggere” un disturbo corporeo come il mal di schiena risalendo a possibili conflitti emotivi senza ciò nulla togliere (ma anzi integrare) alla diagnosi medica specialistica tradizionale.

Cervicalgia. Se si definisce lo “stare in piedi” umano come l’ultimo atto evolutivo di differenziazione dall’animale avvenuto in parallelo allo sviluppo delle attività cerebrali, allora l’uomo può essere considerato nella natura come la rappresentazione simbolica della vittoria della “coscienza – cervello” sul “mondo basso” (terreno) degli istinti. In tutto ciò il tratto della colonna cervicale ha un ruolo preminente perché la sua funzione (con il corrispondente valore psicologico) è quella di “sostenere la testa”, cioè il mondo del pensiero razionale e della coscienza vigile. E’ i tal senso che alcune cervicalgie soprattutto di tipo muscolare si possono interpretare, cioè il dolore è il risultato di uno sforzo “fisico” della colonna cervicale insieme ad uno psicologico (come, ad esempio, la volontà) finalizzati a “non perdere la testa”, in contrapposizione però al desiderio (molte volte inconsapevole) di “lasciarsi andare” ad istinti come l’aggressività, la sessualità eccetera, considerati moralmente e socialmente “bassi e pericolosi”.

Lombalgia. Dice un detto cinese: “L’uomo è come una canna di bambù, forte ed elastica insieme, tanto da piegarsi molto con qualsiasi vento senza rompersi mai”. Ebbene il “mito” dell’uomo moderno purtroppo è esattamente il contrario dell’antica frase cinese tant’è che “spezzarsi piuttosto che piegarsi” sembra essere sempre di più la migliore rappresentazione di “chi sa vincere” nella vita e di chi “sa stare al mondo”. Ebbene , quando la forza delle idee, la coerenza innanzitutto, l’efficienza del corpo al servizio della mente, il controllo delle emozioni, la razionalità sopra tutte le cose, la durezza, l’indipendenza, eccetera si contrappongono in modo esasperato alla flessibilità, all’irrazionalità, alla fantasia, ai sogni, all’essere morbidi, alla possibilità di cambiare idea, alla fragilità, alla dipendenza, alle emozioni… può manifestarsi a livello fisico una vera e propria “guerra fratricida” particolarmente in quella zona del corpo (la colonna lombare) dove appunto “rigidità” ed “elasticità” in genere trovano una loro equilibrata coesistenza. Ecco allora che alcune lombalgie, ad esempio, caratterizzate da blocchi improvvisi, possono venire interpretate come uno “stallo” tra due forze in lotta (senza vincitori né vinti) oppure, al contrario, come un tentativo del corpo di ritrovare, purtroppo dolorosamente, l’equilibrio.

La cura legata alla medicina psicosomatica

La conseguente cura per questa medicina, si può articolare attraverso due tipi di intervento: la psicoterapia psicosomatica e la riabilitazione ad indirizzo psicosomatico.

Psicoterapia psicosomatica. E’ necessario premettere che la psicoterapia è un mezzo terapeutico attuato attraverso colloqui con un esperto, finalizzati a sviscerare conflitti, molte volte di tipo emotivo, che disturbano la vita di relazione di una persona, aiutandola nel contempo a ritrovare un equilibrio armonico secondo la personalità che la caratterizza. Dunque niente di “plagiante” o “distruttivo” la personalità di un individuo (per citare solo alcuni dei luoghi comuni spesso riferiti alla psicoterapia), ma un sereno “mettersi in discussione” con l’aiuto di uno psicoterapeuta. La psicoterapia psicosomatica è una fra i molti tipi di psicoterapia esistenti (vi sono a tal proposito elenchi di psicoterapeuti presso tutte le sedi degli Ordini dei medici) ed è caratterizzata dall’analisi dei vissuti, delle emozioni, delle immagini, dei sogni, presenti e passati della persona con particolare riguardo al corpo. Quindi negli incontri con il medico psicosomatista (a tale proposito questo tipo di psicoterapia è decisamente molto meno lunga di quella ad impronta psicanalitica) attraverso metodiche sia verbali che corporee, come ad esempio, le varie tecniche di rilassamento, l’individuo che soffre di mal di schiena cerca di scoprire quali possono essere i conflitti emotivi “somatizzati” in quella parte del corpo e, in seguito, come ritrovare un equilibrio psico – somatico, cioè mentale e corporeo insieme.

Riabilitazione ad indirizzo psicosomatico. Rifacendosi agli studi della medicina psicosomatica questo tipo di cura del mal di schiena (metodo Oliva) mira a far recuperare alla persona sofferente la funzionalità dell’intero sistema osseo – muscolare – articolare (colonna vertebrale, arti, respirazione, eccetera), permettendogli insieme però di riappropriarsi in modo positivo dei contenuti emotivi che possono essersi “somatizzati”. Tutto ciò avviene attraverso una terapia corporea (le tecniche utilizzate sono quelle manuali praticate in genere nella fisioterapia) dove si tiene gran conto di come la persona “racconta” o “vive” il proprio corpo e in che modo lo usa o no emotivamente nella relazione con gli altri. Vengono dunque attuati con il terapeuta particolari esercizi che aiutano l’individuo a fare un vero e proprio viaggio di conoscenza di sé fisica ed emotiva insieme, dove il dolore viene via via “superato” attraverso l’apprendimento di movimenti e posizioni sempre più in equilibrio ed in armonia con la propria “intera” personalità.

Rimedi omeopatici

Sebbene l’omeopatia sia ancora oggi in Italia una medicina non bene considerata da quella “ufficiale”, vi sono molti medici che la studiano e la praticano perché i suoi principi si fondano sulla considerazione che un essere umano è sempre diverso da un altro e che la malattia non esiste come entità a sé stante ma è caratterizzata dalla personalità, dallo stile di vita, dai pensieri, dalle emozioni. Tuttavia è possibile descrivere quali sono i rimedi omeopatici cosiddetti d’urgenza da utilizzare quando si ha mal di schiena con la raccomandazione però di rivolgersi in seguito ad un medico omeopata per individuare al meglio come riequilibrare il proprio corpo e come stimolare i personali processi difensivi psicosomatici. Vediamo allora quali sono quelli più indicati nel mal di schiena.

Nux vomica. E’ il rimedio più utile quando il dolore si presenta o si accentua soprattutto nella zona lombare nel tentativo di girarsi nel letto, quando è più forte alla mattina, migliora con il cammino, e la persona è ipersensibile alla luce, ai rumori, al vento (nel senso che con questi diviene facilmente irritabile).

Rhus Toxicodendron. Questo rimedio dà sollievo al cosiddetto “colpo della strega” e a quelle persone inquiete e agitate perché hanno mal di schiena anche durante il riposo.

Colocynthis. Rimedio molto utile nelle sciatalgie lancinanti aggravate dai movimenti, dalla pressione sulla schiena e spesso precedute da episodi di collera.

Sulfur. Rimedio indicato nei mal di schiena aggravati dall’alzarsi da una sedia, dal chinare la testa, dal cammino.

Le regole d’oro

PER LA MEDICINA CINESE

fare attenzione agli “sbalzi” di temperatura, soprattutto dal caldo al freddo

esternare sempre le proprie emozioni, in particolare la rabbia e la tristezza

non prolungare nel tempo gli sforzi fisici e psichici soprattutto quando si impegna a fondo l’attenzione e la volontà

non alimentarsi per troppe volte con alimenti freddi e crudi

limitare il sale nei cibi, fare attenzione ai dolci e bere sempre molta acqua durante la giornata anche fuori dai pasti

PER LA CHIROPRATICA

non trascurare i “traumi” corporei anche quando sono di lieve entità perché possono provocare la cosiddetta “sublussazione” cioè una piccolissima variazione dei rapporti tra le vertebre non visibile alle radiografie ma sufficiente a provocare dolore di schiena

se si avvertono dolori o “rumori” mandibolari quando si mastica occorre far controllare al più presto da un dentista come funziona la masticazione perché molte occlusioni dentali scorrette possono causare mal di schiena

fare attenzione a come si appoggiano i piedi al terreno quando si cammina e in tal senso è utile controllare se il consumo delle suole delle scarpe è diverso a destra in confronto alla sinistra e viceversa

PER LA MEDICINA PSICOSOMATICA

considerare il proprio corpo non solo una macchina da mantenere in efficienza ma anche una “struttura” ricca di possibilità espressive ed emotive

vivere consapevoli che non esiste solo il “mondo della testa”, cioè la razionalità, ma anche altri “mondi”, come ad esempio, quello istintivo con cui è possibile convivere in equilibrio

ricordare che la migliore prevenzione psicosomatica per il mal di schiena non è vivere secondo il detto “mi spezzo ma non mi piego” ma, piuttosto “essere come una canna di bambù, forte ed elastica insieme tanto da piegarsi molto con qualsiasi vento senza rompersi mai”

fare attenzione che rigidità ed elasticità “se nel mondo della mente” possono apparire inconciliabili in quello corporeo invece, soprattutto nella colonna vertebrale, coesistono e si armonizzano tra loro.

Dott. Antonio Turetta

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Comments

  1. quotazioni
    13 agosto 2018 at 9:38

    Grazie per aver creato questo blog

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