Fin dagli albori dell’esistenza la comprensione, il controllo, l’eliminazione del dolore sono sempre stati tra i principali problemi dell’uomo.

Tuttavia il dolore molte volte segnala il rischio di perdita dell’integrità psicofisica funzionando come allarme di molte malattie individuabili meglio grazie, appunto, alle sue localizzazioni e alle sue qualità. Ma se tutto questo è vero riguardo alle malattie acute non lo è invece quando il dolore si fa cronico, cioè quando esaurisce il suo compito di sentinella perdendo l’utilità di allarme e divenendo esso stesso più malattia che sintomo.

Come può essere

In medicina il dolore è il più comune sintomo di malattia e indica che nell’organismo sta accadendo qualcosa di nocivo. In tutto il corpo, vi sono particolari sensori nervosi responsabili della prima trasmissione dolorifica al midollo spinale situato dentro la colonna vertebrale denominati “nocicettori”. Una seconda via nervosa nel midollo spinale giunge al cervello dove la “sensorialità” permette di sentire più o meno lo stimolo come dolore, la “cognizione” di capire che si ha il dolore, “l’emotività”, diversa da persona a persona, responsabile della tollerabilità al dolore.

Il dolore può essere:

localizzato, quando una persona indica il preciso punto del corpo dove avverte il dolore;

irradiato, nel caso in cui dal punto di origine il dolore sembra seguire un decorso lungo un tratto del corpo (ad esempio, un mal di schiena con una irradiazione sciatica);

riferito, cioè quando chi soffre indica un’area di dolore cutaneo più o meno vasta senza una chiara localizzazione.

Oltre alle vie nervose ascendenti che portano gli stimoli dolorosi dal corpo al cervello, esistono altre vie che da questo discendono al midollo spinale con la funzione di inibire o meno il dolore aiutate da particolari sostanze capaci di modificare la sensibilità al dolore.


Quanti tipi sono

Due sono le principali categorie delle sensazioni dolorose: somatico e neuropatico.

Dolore somatico
Origina nel corpo (in greco antico soma) nel suo complesso, escludendo il sistema nervoso. In questa categoria si usa distinguere: il dolore somatico vero e proprio, intendendo l’eccitazione dei sensori del dolore situati nella cute, nei muscoli, nelle articolazioni e nelle ossa; il dolore somatico viscerale cioè il dolore che nasce dagli organi interni. In ambedue i casi, cioè che si parli di dolore somatico vero e proprio o di dolore somatico viscerale, di frequente, lo stimolo doloroso è ben individuabile, il dolore è controllabile da antinfiammatori e analgesici, il dolore è spesso acuto.

Dolore neuropatico
E’ il dolore causato da alterazioni del cervello, midollo spinale, nervi ed è caratterizzato da: non chiaro stimolo causale; il non essere influenzabile dai comuni analgesici; una frequente cronicità e, spesso, dall’essere poco localizzabile.


Quali tipi sono

La metà dei pazienti che si reca dal medico lo fa per una lamentela primaria dei seguenti dolori:


Mal di testa

Le sinusiti, le anemie, l’ipertensione arteriosa, le otiti, le affezioni dentarie, le meningiti, il fumo, l’alcol… sono le più frequenti cause delle emicranie secondarie (10% dei mal di testa).

Il restante 90% è rappresentato dalle emicranie essenziali, cioè quel mal di testa di cui non è possibile stabilire con chiarezza la causa. Fra queste le più frequenti sono l’emicrania comune o vasomotoria e quella abituale.

L’emicrania comune
è caratterizzata da due sintomi principali: il dolore insorge spesso in una parte della testa e tende a diffondersi via via a tutto il corpo; in molti casi è violento e pulsante mentre in altri è sordo e continuo ed esacerbato da sforzi, movimenti, tosse, starnuti; una sua variante all’inizio oppure una sua concomitanza è la tensione dei muscoli della nuca e delle spalle. Il secondo sintomo, nausea, si manifesta molto spesso e se la persona sofferente arriva a vomitare non di rado cessa l’attacco.

Altri sintomi che possono accompagnare il dolore sono: aumento della lacrimazione oculare con bruciore, sonnolenza, aumento del muco nasale, senso di vertigini e instabilità alla luce e ad alcuni odori e suoni.

Emicrania abituale
Questo tipo di emicrania si presenta al mattino in modo sordo, può aumentare oppure no durante la giornata e accompagnare l’individuo fino al riposo notturno per ripresentarsi nuovamente il mattino seguente e tutto questo per settimane, mesi e, purtroppo, anche per anni.


Mal di schiena

I sintomi che presenta chi soffre di mal di schiena sono divisi a seconda del tratto della colonna vertebrale colpita. Vediamo i due dolori principali.

Dolore cervicale
Questo dolore può presentarsi in modo acuto oppure lento e via via più grave. Nel primo caso il dolore è improvviso e violento in una zona ristretta e ben localizzata della nuca (torcicollo). Nel secondo caso, a insorgenza lenta, il dolore è sordo, interessante tutta la nuca ed esacerbato o provocato dai movimenti del capo. Questa cervicalgia è detta cronica poiché molte volte continua per molto tempo.

Dolore lombare
Può presentarsi in forma acuta o cronica e comparire bruscamente. Quando è acuto in genere consegue all’improvviso per esempio nell’atto di sollevare un peso da terra. In questo caso si parla di “colpo della strega”, il dolore descritto come sensazione di uno “strappo” o di un “bruciore” violento. Nella forma cronica invece il dolore è di vecchia data.

Dolore sciatico
La “sciatica” è un sintomo doloroso del nervo sciatico (il tronco nervoso più grosso e più lungo del corpo umano) che decorre dalla parte lombare della colonna vertebrale ramificandosi in tutto l’arto inferiore e responsabile della sensibilità, del movimento delle gambe. Scoliosi, artrosi, discopatie o ernie del disco possono essere causa di sciatica, ma spesso il nervo può ammalarsi per suo conto (nevrite), per cause infettive, reumatiche e tossiche. Il dolore si manifesta in modo “vivo”, come da “nervo scoperto”, nella parte posteriore della coscia e della natica, con irradiazione lungo l’arto e nella parte anteriore e laterale della gamba, del polpaccio, interessando spesso anche il piede.

Dolore reumatico
E’ il dolore a carico delle articolazioni e delle strutture intorno a loro.

Vediamo adesso i principali tipi di dolore reumatico:

Dolore infiammatorio. Le cause di questo tipo di dolore possono essere di natura infettiva, immunitaria (reumatismo articolare acuto, artrite reumatoide, eccetera), dismetabolica (gotta). Il dolore interessa una o più articolazioni, può essere acuto oppure cronico e si associa generalmente ai classici sintomi dell’infiammazione.

Dolore meccanico. A parte i traumatismi acuti il dolore meccanico insorge generalmente in rapporto ad alterazioni della struttura ossea articolare e può derivare dai reumatismi infiammatori o da malattie di tipo “degenerativo” come l’artrosi. Il dolore spesso è scarsamente localizzabile in un punto preciso strettamente correlabile a particolari movimenti con il riposo. Talvolta le articolazioni sono facilmente dolorabili anche in rapporto alle “tensioni” muscolari e agli sbalzi della pressione atmosferica (clima). Fanno parte del dolore meccanico i cosiddetti reumatismi “extra – articolari” come le periartriti, le borsiti, le tendiniti, tutti processi infiammatori di strutture intorno alle articolazioni dovute a micro – traumatismi e caratterizzate da dolori acuti o cronici di solito ben localizzati ed evocati da precisi movimenti del segmento corporeo interessato.

Fibromialgia. La forma di “dolore reumatico” più comune interessa i muscoli e le strutture intorno alle articolazioni, non accompagnata da manifestazioni obiettive e infiammatorie né da impedimenti ai movimenti, denominata “reumatismo fibromialgico” oppure “fibromialgia diffusa”. Questo frequente disturbo colpisce in maggior parte le donne e i dolori vengono descritti come “fatica dolorosa”, “sensazione di stiramento”, bruciatura oppure morsicatura, “dolori dappertutto”, spesso drammaticamente influenzati dalle variazioni meteorologiche, e associate ad alterazioni del sonno, a mal di testa, a crisi ansiose.


Dolore viscerale

Il dolore somatico viscerale nasce dai sensori del dolore situati dentro e intorno agli organi interni del corpo umano. E’ spesso riferito a zone più o meno vaste della pelle a volte anche lontane dall’organo colpito. Esiste in questo senso una vera e propria “mappa” cutanea, ben conosciuta da tutti i medici, da cui è spesso possibile, individuata l’area dolente, risalire all’organo interno ammalato e non ben funzionante. Dato che il “mal di pancia” è molto diffuso tra la popolazione e riguarda il dolore viscerale, affrontiamo qui i due più comuni tipi di questo dolore: il dolore gastrico e quello ginecologico.

Dolore gastrico
Il “mal di stomaco” (dolore gastrico) è molto variabile da persona a persona anche se di solito è avvertibile nella metà superiore centrale dell’addome (epigastrio); può manifestarsi come bruciore, crampo, senso di dilatazione e può diffondersi in alto a destra o a sinistra, dietro lo sterno, a livello lombare della colonna vertebrale o fra le scapole. Il dolore può essere accompagnato da nausea oppure vomito e durare qualche giorno oppure essere sempre presente (dolore cronico). Le cause note del mal di stomaco sono la gastrite o l’ulcera e compare spesso dopo strapazzi fisici e dietetici o situazioni di stress.

Dolore ginecologico
I cosiddetti dolori mestruali possono essere dovuti ad anomalie funzionali (di tipo ormonale) oppure anche a problemi di tipo psicologico. Il dolore si accompagna spesso a mal di testa, a modificazioni dell’umore, e a caratteristiche spasmodiche (crampi) con tendenza a diminuire durante l’emorragia mestruale.

Nelle prossime puntate parleremo delle medicine più usate per combattere il dolore, dei metodi naturali antidolore e della psicologia del dolore.

Come comportarsi ai primi sintomi

Cosa fare

Prestare molta attenzione alle seguenti caratteristiche, qualità, modalità, localizzazioni del dolore:

  • quando è insorto;

  • dove è iniziato e come si irradia;

  • se è collegabile a cibi, clima, movimenti, emozioni;

  • come è stata la sua evoluzione, per esempio, subito forte oppure via via ingravescente;

  • se ci sono altri sintomi più o meno concomitanti quali: altri dolori, nausea, sudorazione, vertigini, pallore, stanchezza;

  • se c’è differenza di intensità tra movimento e riposo;

  • se la pressione sulla parte dolente peggiora o migliora l’intensità;

  • se il caldo oppure il freddo sono calmanti o riacutizzanti;

  • se disturba il sonno o no;

  • se in passato c’è già stato un dolore analogo e come è regredito.

Tutte queste informazioni sono molto preziose per il medico perché possa orientare al meglio la diagnosi. Rivolgersi principalmente al medico di famiglia o a un internista senza precipitarsi subito da uno specialista. Questo perché i dolori, ad esempio della colonna vertebrale, non sempre sono causati da un danno dell’organo sottostante la zona sofferente e di conseguenza si rischia di perdere tempo prezioso.

Cosa non fare

Non ricorrere subito ai farmaci analgesici o antinfiammatori perché, se assunti in modo inadeguato, i loro effetti collaterali possono essere più dannosi di quelli terapeutici (vale la pena comunque di consultare almeno il farmacista). E’ possibile invece ricorrervi se il dolore è lieve o è “conosciuto”.

  • Non resistere stoicamente al dolore perché si può perdere tempo prezioso, da un lato, e, dall’altro, può aggravarsi anche durante le normali attività della vita quotidiana.

  • Non drammatizzare il dolore perché l’agitazione psichica, l’ansia, la depressione, influiscono negativamente sulla sua intensità e durata.

  • Se si riscontra che l’attività fisica in genere, oppure qualche movimento in particolare, aggravano o riacutizzano il dolore, interrompere ciò che si sta facendo. Nonostante l’ovvietà di questo avvertimento non sono rari, ad esempio, golfisti o tennisti che vogliono terminare o iniziare una partita nonostante un dolore al gomito!

  • Non fare mai “autodiagnosi” perché si possono fare gravi errori. Il consiglio paradossalmente è valido anche per gli operatori sanitari poiché è necessaria, per orientare una valida diagnosi, una grande quota di neutralità e obiettività.

  • Non rivolgersi a terapeuti non laureati in Medicina.

  • Non usare con disinvoltura prodotti erboristici da ingerire perché anche con queste sostanze naturali vi possono essere effetti collaterali spiacevoli (ad esempio, l’artiglio del diavolo, pianta molto utile per i dolori reumatici ma che, se usata non correttamente, può causare seri disturbi gastrici).

Per l’utilizzo di “caldo” o “freddo” da applicare sulle parti dolenti non riferirsi a schemi preordinati, ma sulle sensazioni del momento (in alcuni casi di “colpo della strega”, per esempio, che in genere ha sollievo con il ghiaccio, può invece essere necessaria l’applicazione di calore).

I farmaci più usati

Acido acetilsalicilico

E’ il più impiegato per trattare molti dolori somatici acuti e cronici (mal di testa, dolori reumatici, mal di schiena, dolori mestruali) mentre non è utile in quelli di tipo neuropatico (per esempio, la sciatica). La sua azione è di tipo antinfiammatorio, antipiretico (febbri) e analgesico. Deve essere assunto sempre a stomaco pieno. E’ molto importante non abusarne, ponendo attenzione a eventuali disturbi digestivi e alla presenza di sangue nelle feci. Va impiegato con attenzione nei bambini perché può dar luogo a gravi complicazioni. L’acido acetilsalicilico è controindicato: negli emofiliaci, in chi ha mostrato fenomeni lievi di allergia al farmaco, nelle persone soggette a emorragie perché ha anche un potere anticoagulante (non assumerlo mai, per esempio, dopo un’estrazione dentaria), negli asmatici, in chi soffre di gastrite o ulcera, durante la gravidanza o l’allattamento.


Ibuprofen

Il farmaco, rispetto al precedente, ha una migliore tollerabilità, e minori effetti collaterali e possiede una maggiore azione analgesica. L’Ibuprofen ha le stesse controindicazioni dell’acido acetilsalicilico. Mal di testa e dolori mestruali sono i dolori contro cui il farmaco viene più usato.


Paracetamolo

Ha un’efficacia antipiretica e analgesica paragonabile a quella dei due farmaci sopra descritti senza però avere un’attività antinfiammatoria. Gli effetti collaterali del farmaco possono manifestarsi con eruzioni cutanee su base allergica ed è controindicato nei malati di fegato.


Rimedi naturali

E’ sempre consigliabile rivolgersi ad un esperto di medicina naturale laureato in Medicina e Chirurgia perché, sebbene molte malattie possano trovare grandi benefici dall’omeopatia, dall’agopuntura, dalla fitoterapia, in molte altre medicine alternative devono essere utilizzate insieme alle terapie della medicina ufficiale.


Omeopatia

Ha lo scopo non tanto di togliere i sintomi quanto di curare tutto ciò che li ha causati.

Mal di testa. La belladonna cura i mal di testa a comparsa rapida con dolori pulsanti e fastidio alla luce, all’aria fredda, al rumore; il gelsenium invece lenisce le emicranie precedute da abbassamento della vista; l’iris versicolor è il rimedio adatto per le cefalee con dolori oculari e che insorgono nei giorni di riposo e aggravati dalla nausea.

Mal di schiena. Rhus toxicodendron è il rimedio che dà sollievo al cosiddetto “colpo della strega” e a quelle persone, più spesso irrequiete, che hanno mal di schiena anche a riposo. Nux vomica è utile quando il dolore si presenta nella zona lombare nel tentativo di girarsi nel letto e quando è più forte la mattina e migliora camminando; sulfur è indicato nei mal di schiena aggravati all’alzarsi da una sedia, dal chinare la testa, dal cammino.

Dolore reumatico. Apis si utilizza quando le articolazioni sono gonfie e il dolore si acutizza quando vengono toccate o con il caldo; bryonia invece è indicato nelle articolazioni calde, arrossate e tumefatte in cui il sollievo viene dato dalla pressione forte (bendaggi) e dall’immobilità; rux toxicodendrum è il rimedio per i dolori aggravati dal freddo umido, provocati dagli sforzi, laceranti e interessanti soprattutto i tessuti intorno alle articolazioni e aggravati dallo stare a riposo.

Dolori ginecologici. Per i dolori mestruali cactus grandiflora è il rimedio utile nei dolori a forti crampi con flusso mestruale scarso; podophyllum è invece indicato nei dolori con spasmi intermittenti; colocynthis è utile quando il dolore migliora con il caldo, raggomitolandosi sul letto e con la pressione sull’addome.

Agopuntura

Da non molti anni in Occidente si è ormai dimostrata la grande efficacia dell’agopuntura nella terapia del dolore.

Mal di testa. I vari tipi di mal di testa vengono classificati in base alla causa che per i medici cinesi li provoca. Nel mal di testa da “vento – freddo”, per esempio, il dolore insorge, appunto, dopo esposizione a questo clima ed è localizzato alla nuca o sulla fronte dando contratture muscolari alle spalle accompagnate da brividi, scarsa sete e lingua ricoperta da una patina bianca; in quella da “vento – umidità” il dolore è simile al precedente però complicato da una penosa nausea, da una sensazione di corpo pesante – affaticato e di oppressione al petto; nelle “cefalee da fegato”, invece, (dato da eccessi di rabbia e collera) il male si localizza in prevalenza al vertice del capo accompagnato sovente, o preceduto, da vertigini, eccitazione, ansia, insonnia, sapore amaro in bocca, unghie fragili, acidità gastrica, capelli secchi e fragili, forti dolori mestruali.

Mal di schiena. Le molteplici cause possono essere ricondotte a: “situazioni climatiche” come freddo, caldo, umidità, vento; a fattori psicologici (principalmente tristezza, rabbia, paura); a errori alimentari quali eccessi di “sapori” (in genere salati – dolci) o carenze in genere (come, per esempio, bere poca acqua); a traumi diretti e indiretti alla colonna.

Facciamo l’esempio di uno fra i più comuni dolori lombari.

La lombalgia da freddo. Frequenza elevata nella dieta di alimenti troppo freddi e crudi, il freddo e l’umidità del clima, sono le cause di questo tipo di mal di schiena che sarà accompagnato da sensazione e paura del freddo, piedi spesso ghiacciati, depressione, pallore, lingua pallida con meteorismo, difficoltà digestive e respiratorie, stanchezza e qualche volta vertigini e ronzii auricolari, palpitazioni.

Dolori mestruali. La maggioranza dei dolori mestruali deriva per i cinesi da un blocco di energia eccessiva a livello del bacino. Il blocco può essere causato dal freddo climatico, dal freddo “interno” di origine alimentare (bevande e cibi freddi), da freddo e umidità associati, da fattori psichici come la paura e le preoccupazioni eccessive. Generalmente i sintomi sono: forti dolori premestruali, gonfiori addominali che tendono a regredire quando compaiono le mestruazioni. La terapia cinese più efficace è l’utilizzo della moxa (bastoncini di erbe incandescenti) con il fine di combattere il freddo stagnante nell’apparato genitale.


L’aspetto psicologico

Non c’è dolore fisico senza una componente emotiva che può moltiplicarlo a volte fino a renderlo insopportabile o addirittura invece attutirlo fino a cancellarlo. Non è ancora del tutto chiaro perché ciò accada. Secondo gli studiosi del comportamento umano, comparabile molte volte a quello animale, avrebbe il senso di stimolare l’individuo o espletare atti denominati di “lotta o fuga” in funzione della conservazione di se stessi. D’altro canto è abbastanza difficile classificare “categorie” emotive riferite al dolore perché è ormai noto come ogni individuo viva il dolore in modo del tutto personale a causa di molte variabili.

Vi sono infine studi psicosomatici, come quelli appartenenti alla scuola di medicina psicosomatica Riza, che interpretano i vari dolori e le malattie che li causano come messaggi simbolici inconsci che il corpo cerca di trasmettere proprio grazie alla sofferenza di una parte piuttosto che di un’altra. Vediamo in questo senso l’interpretazione di Riza di alcuni dei dolori descritti in questo articolo.

Mal di testa. Questo dolore sembra rivelare simbolicamente una lotta interiore tra il “mondo” del capo (il mondo della ragione) con il “mondo” delle emozioni e degli istinti. A sostegno di ciò starebbe il fatto che in molte occasioni la maggior parte degli “emicranici” è “sul che vive”, pensa molto e non ama la spensieratezza.

Mal di schiena. Quando una persona soffre di mal di schiena occorrerebbe prendere in considerazione anche i suoi stati d’animo (e la “storia” esistenziale) concomitanti o subito precedenti l’inizio del dolore perché vi può essere una stretta relazione tra lombalgia, cervicalgia o dorsalgia, con la cosiddetta “vita emotiva”. Vediamo allora come in questo senso possono essere “letti” i messaggi dati dal dolore cervicale e dal lombare.

Cervicalgia. Se si definisce lo “stare in piedi” umano l’ultimo atto evolutivo che ci rende diversi dagli altri e che è avvenuto in parallelo allo sviluppo delle attività cerebrali, allora l’uomo può essere considerato nella natura come la rappresentazione simbolica della vittoria della “coscienza – cervello” sul “mondo basso” degli istinti. In tutto ciò il tratto della colonna cervicale ha un ruolo preminente perché la sua funzione è quella di “sostenere la testa”, cioè il mondo del pensiero razionale e della coscienza vigile. E’ in tal senso che alcune cervicalgie, soprattutto di tipo muscolare, si possono interpretare, cioè il dolore è il risultato di uno sforzo fisico della colonna cervicale insieme a uno psicologico (come, per esempio, la volontà) finalizzati a “non perdere la testa” in contrapposizione però al desiderio di “lasciarsi andare” a istinti come l’aggressività, la sessualità, considerati moralmente e socialmente “bassi e pericolosi”.

Lombalgia. Dice un detto cinese: “L’uomo è come una canna di bambù, forte ed elastica insieme, tanto da piegarsi molto con qualsiasi vento senza rompersi mai”. Ebbene il “mito” dell’uomo moderno purtroppo è esattamente il contrario dell’antica frase cinese tant’è che “spezzarsi piuttosto che piegarsi” sembra essere sempre di più la miglior rappresentazione di chi “sa stare al mondo”. Ebbene, quando la forza delle idee, la coerenza innanzitutto, l’efficienza del corpo al servizio della mente, il controllo delle emozioni, la razionalità, alla fantasia può manifestarsi a livello fisico una vera e propria “guerra fratricida” particolarmente in quella zona del corpo (la colonna lombare) dove appunto “rigidità” ed “elasticità” in genere trovano una loro equilibrata coesistenza. Ecco allora che alcune lombalgie, ad esempio, caratterizzate da blocchi improvvisi, possono venire interpretate come uno “stallo” tra due forze in lotta (senza vincitori e vinti) oppure, al contrario, come un tentativo del corpo di ritrovare, purtroppo dolorosamente, l’equilibrio.

Le regole d’oro

Esistono diverse medicine alternative ed ognuna di loro è adatta per curare un male:

Le erbe scaccia dolori

Mal di testa. La rosa canina, ricca di vitamina C, ha un’attività specifica nelle cefalee pulsanti; la corteccia di yohimbehe ha un’azione ipotensiva ed è indicata nei mal di testa da pressione alta; il pinus montana è specifico per i dolori al capo derivanti dall’artrosi cervicale; la lavanda officinalis è utile nei mal di testa in soggetti ansiosi, ipereccitabili.

Mal di schiena. La ribes nigrum è un’erba ad azione antinfiammatoria molto utile nelle lombalgie. La tilia tomentosa è indicata invece in tutti i dolori di schiena in cui è prevalente la componente di tensione muscolare. L’applicazione di foglie di cavolo tritate per una mezz’ora sulle vertebre lombari infiammate (ad esempio nelle discopatie) per dieci giorni toglie progressivamente il dolore.

Mal di stomaco. La glycyrrhiza glabra (liquirizia) è indicata nei dolori di stomaco con la sensazione di “vuoto”, oppure che insorgono quando si è “nervosi”. E’ da usare con parsimonia perché può alzare la pressione arteriosa. L’urtica urens (ortica) invece è utile quando c’è bruciore e dolore di stomaco dopo un pasto affrettato e abbondante.

Dolori reumatici. L’erba regina per la cura di questi dolori è l’harpagophytum procumbens, potente antinfiammatorio sia per reumatismi da infiammazione sia per quelli degenerativi (artrosi). E’ da utilizzare sempre dopo i pasti.

Dolori da traumi. L’arnica si utilizza per contusioni, escoriazioni, ematomi, slogature, strappi muscolari.

Dolori mestruali. Per la dismenorrea, collegata anche a irregolarità mestruali, l’erba più indicata è la potentilla, detta anche argentina o piede d’oca. La chamomilla vulgaris invece è da assumere nei dolori mestruali che possono accentuarsi in prossimità della menopausa. Il rubus idaeus infine induce il rilassamento della muscolatura liscia uterina.


Le tecniche di rilassamento

Biofeedback. E’ una tecnica che utilizza un’apparecchiatura che informa la persona sulle proprie funzioni fisiologiche (quali temperatura cutanea, tensione muscolare, frequenza cardiaca, eccetera).

Meditazione. E’ una tecnica per calmare la mente. Si apprende attraverso il suono, l’evocazione di immagini, il respiro.

Ipnosi. E’ una tecnica che induce a un “sonno profondo”, in cui si possono evocare immagini mentali che possono alleviare il dolore.

Distensione immaginativa. Questa tecnica insegna a evocare immagini di sé positive e, in questo senso, “antidolore”.


Le terapie fisiche aniti-dolore

Ultrasuoni. L’effetto principale è produrre calore in profondità in modo che le articolazioni vengano “nutrite” meglio dal sangue. Sono controindicati nella osteoporosi, negli stati infiammatori acuti.

Laser. E’ utilizzato in lombalgie, cervicalgie acute, tendiniti, periartriti, eticondiliti, discopatie, contratture muscolari, artrosi.

Marconi e radar terapia. Entrambi sono indicati soprattutto per le artrosi.

Magnetoterapia. L’effetto è di tipo antinfiammatorio, antidolore, rilassante i muscoli ed è utilizzata contro il mal di schiena, il mal di testa, i dolori mestruali, i dolori intestinali.

Dott. Antonio Turetta

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