La regolarità intestinale è sempre stata considerata in molte culture un indice di buona salute. Anche da un punto di vista psicologico, nella tradizione popolare, spesso si associano certi disagi mentali, come la svogliatezza e la mancanza di concentrazione al cosiddetto “imbarazzo” intestinale, tant’è che in queste situazioni molte persone utilizzano purganti e diete disintossicanti come primo intervento terapeutico.

Al medico accade con grande frequenza di ascoltare dai propri pazienti molti problemi di salute legati appunto, all’inefficiente funzionamento dell’intestino. Fra questi la colite è sicuramente il disagio più importante anche se ad essa si riferiscono più malattie, ben diverse però l’una dall’altra. In questo articolo descriviamo dapprima la funzione intestinale, quindi che cosa è la colite e quali sono le principali malattie intestinali, quali sono le terapie della medicina ufficiale e quelle considerate alternative, e come, infine, si possono affrontare le disfunzioni di questo apparato anche da un punto di vista psicologico e psicosomatico.

La funzione digestiva

L’apparato, o tubo digerente, è formato da bocca, stomaco, intestino tenue, intestino crasso e retto. La bocca tritura il cibo, trasformandolo in un composto chiamato bolo. L’esofago spinge il bolo verso lo stomaco dove si diluisce ulteriormente, grazie ai succhi gastrici, fino a diventare un liquido chiamato chimo. Qui inizia l’assorbimento di alcune sostanze. L’intestino tenue raccoglie il chimo nel suo tratto iniziale, il duodeno, e completa la digestione. Quindi, sempre nel tenue, tutti gli elementi nutritivi, ormai ridotti a dimensioni elementari, vengono assorbiti per essere portati al fegato dove subiscono ulteriori trasformazioni prima di entrare nel sangue e infine arrivare a tutte le cellule. L’intestino tenue nel tratto terminale (ileo) è in comunicazione con il colon con una sorta di valvola detta “ileo – cecale”, attraverso la quale il chimo passa nella parte iniziale del colon, il cieco. Nell’intestino crasso o colon il chimo, divenuto ora chilo, cioè una poltiglia liquida, subisce da un lato l’assorbimento dell’acqua con gli ultimi elementi nutritivi e dall’altro la trasformazione via via in feci.

Le malattie intestinali

Affronteremo qui le malattie intestinali più frequenti e cioè il morbo di Crohn, la rettocolite ulcerosa, la colite spastica (o sindrome del colon irritabile).

Morbo di Crohn

E’ questa una malattia infiammatoria cronica dell’intestino tenue localizzata in modo segmentario ma che può diffondersi a vari tratti del tubo digerente, interessando anche l’intestino cieco (dove c’è l’appendice) e il retto.

Le cause che scatenano il morbo di Crohn attualmente sono sconosciute ma si fanno varie ipotesi. Due su tutte sembrano trovare più credito. Vediamole.

  • Cause infettive
    L’intestino in questo caso sarebbe interessato da un’infezione di tipo virale, oppure batterica, che tende nel tempo a non risolversi nonostante le buone difese immunitarie possedute dall’apparato. Il risultato è una lotta locale continua tra “forze” di difesa e agenti infettivi dimostrabile da lesioni locali di tipo nodulare (granulomi) ove sono presenti molte cellule del sistema immunitario. Non è stato però ancora individuato alcun agente infettivo che dimostri l’ipotesi.

  • Cause psicologiche
    In particolari persone vi sarebbe una sorta di predisposizione a una iperattività intestinale. La spiegazione sta nel fatto che in molti individui sofferenti di morbo di Crohn sono comuni alcuni tratti caratteriali e che la reattività emotiva di fronte a stimoli “stressanti” è appunto di tipo intestinale piuttosto che comportamentale.

I sintomi
L’inizio della malattia spesso è insidioso perché può iniziare, o non, con la diarrea, accompagnata da lieve febbre e dolore intestinale che, via via, aumenta, soprattutto nella parte inferiore destra dell’addome, mentre la febbre si mantiene a valori minimi (febbricola). La persona tende ad alimentarsi di meno per ovviare al sintomo dolorifico e quindi assume un aspetto emaciato. E’ stanca e mostra carenze di sostanze essenziali al funzionamento di vari organi.

La diagnosi
Viene effettuata prevalentemente con mezzi radiologici: pasto opaco e clisma opaco, esami che permettono di evidenziare “quadri” radiografici che sono caratteristici della presenza del morbo di Crohn.

La terapia
E’ essenzialmente una terapia di tipo sintomatico, caratterizzata da riposo a letto, riequilibrio delle perdite di acqua e sali minerali, compensi delle perdite di proteine e vitamine. In casi severi la terapia è attuata somministrando cortisonici a lungo termine, oppure farmaci che interferiscono con il sistema immunitario. In alcuni casi è necessario intervenire chirurgicamente, per esempio quando intervengono complicazioni come perforazioni intestinali (peritoniti), ascessi o occlusioni.

Rettolite ulcerosa

Malattia infiammatoria interessante il colon, ultimo tratto dell’intestino, fino al retto e che può essere acuta o cronica. E’ una malattia particolarmente diffusa nei Paesi nordici, colpisce persone in giovane età (25-35 anni) e nella maggioranza di sesso femminile.

Anche per questa malattia le cause non sono ben identificate e le ipotesi diagnostiche che andiamo a descrivere sono tuttora non pienamente dimostrate.

  • Cause infettive
    Come per la malattia di Crohn vi è un’ipotesi di tipo infettivo (soprattutto virale) senza però aver mai trovato alcun agente virale o batterico.

  • Cause immunologiche
    Poiché la malattia in alcuni casi si associa a compromissioni di altri organi (come alterazioni articolari, infiammazioni oculari, affezioni pleuriche) e nel sangue si possono trovare anticorpi contro le cellule del colon, l’ipotesi che la retticolite ulcerosa sia una disfunzione auto – immune trova consensi nella maggior parte dei gastroenterologi. Vi sarebbe cioè qualcosa (non si sa ancora che cosa né perché) che modifica il sistema immunitario in modo tale da renderlo incapace di riconoscere il colon come facente parte della persona. La conseguenza è un attacco degli anticorpi (cellule del sistema immunitario) contro le cellule del colon con il fine (errato) di distruggerle come se fossero “corpi estranei” (malattia auto – immune).

  • Cause psicologiche
    La retticolite ulcerosa è sicuramente la malattia più studiata fra quelle intestinali, dal punto di vista psicologico, anche perché è molto grande la frequenza di fattori psicologici “stressanti” resistenti e concomitanti l’esordio dei sintomi.

I sintomi
La forma tipica di colite ulcerosa si manifesta così: improvvisamente compare sangue nelle feci, febbre elevata, diarrea. E’ questa una forma acuta che molte volte scompare in modo del tutto spontaneo. L’evoluzione possibile è il ripresentarsi della forma descritta con aumento della diarrea, una febbre ancora più elevata e segni di compromissione generale come anemia, anoressia, stanchezza continua, dolore addominale soprattutto nella parte inferiore sinistra.

La diagnosi
Fra gli esami del sangue sicuramente è importante la dimostrazione di “auto – anticorpi – anticolon” insieme con l’anemia, lo squilibrio elettronico. L’esame però che dà una certezza diagnostica è il clisma opaco e la retto – colonscopia dove si dimostrano le lesioni che sono tipiche di questa malattia.

La terapia
Il riposo fisico e mentale è molto importante. Nella dieta si incoraggia un apporto di 2.500-3.000 calorie al giorno, con un aumento delle proteine associando dei composti polivitaminici. Latte e derivati con caffè ed alcol sono tassativamente proibiti. La psicoterapia è da più parti riconosciuta come molto utile per le persone che soffrono di retticolite ulcerosa. Gli antidiarroici sono impiegati per brevi periodi di tempo e soprattutto per diminuire i dolori intestinali. Un particolare sulfamidico è il farmaco più utilizzato per ottenere an’alta percentuale di guarigioni. Questo farmaco, in casi di tre recidive all’anno, viene prescritto come terapia cronica di mantenimento. I cortisonici sono farmaci indicati nelle fasi acute, ma da impiegare con grande cautela e comunque, una volta ottenuto il miglioramento, da “scalare” lentamente (in quattro – sei mesi) per possibili riacutizzazioni. Gli immunosoppressori (farmaci che agiscono sul sistema immunitario) sono prescritti solo nei casi in cui non vi è una efficace risposta terapeutica al cortisone perché non sono privi di seria tossicità ed effetti collaterali.

Colite spastica

La colite spastica (o sindrome del colon irritabile) è, nella pratica medica, la malattia dell’apparato gastroenterico più frequente (90 per cento dei casi). Nonostante sia una malattia benigna provoca notevole disagio in chi ne è affetto e tante volte una sensazione di incapacità e di frustrazione nel medico che tenta di curarla per la varietà dei sintomi, per la loro interscambiabilità, per l’assenza di farmaci oppure di regimi dietetici sicuramente efficaci e duraturi.

La causa
Anche per questa malattia intestinale non sono note le cause che la provocano. D’altro canto da molte ricerche scientifiche emerge un’influenza significativa, sull’inizio o sui momenti di acutizzazioni della malattia, di “stress” psicologici.

I sintomi
La sindrome del colon irritabile si riconosce dai seguenti sintomi principali: dolore all’addome nella parte inferiore sinistra; disturbi della regolarità intestinale con prevalenza della stitichezza, diarrea; senso di gonfiore addominale; meteorismo e flatulenza; anoressia, nausea, alitosi, cattivo sapore in bocca, stanchezza, difficoltà di concentrazione mentale. Per quanto riguarda la diarrea di solito il peggioramento è mattutino. Altri sintomi che possono essere presenti sono mal di schiena, facile affaticamento, palpitazioni, bruciore dietro o subito sotto lo sterno. La diagnosi.

La diagnosi
della sindrome del colon è suggerita dalla natura cronica, intermittente dei sintomi, dall’assenza di segni evidenti di “scadimento” delle condizioni organiche generali, dal rapporto dei sintomi con uno o più “stress” emotivi e dalla frequente presenza di uno stato psicologico ansioso – depressivo, dalla esclusione di altre malattie intestinali. Per quest’ultima considerazione clinica si effettua l’esame delle feci per rilevare sangue, parassiti, agenti batterici; la rettosigmoscopia per visionare soprattutto l’ultimo tratto del colon; il clisma opaco; la prova di tolleranza al lattosio per escludere un difetto “enzimatico” che impedisce la digestione del latte e dei suoi derivati; un dosaggio degli ormoni tiroidei.

La terapia
Il trattamento della sindrome del colon irritabile richiede come base indispensabile un buon rapporto medico – paziente perché è fondamentale che il medico rassicuri il malato sul fatto che questa malattia, normalmente, non conduce allo sviluppo di un’infiammazione intestinale (come la colite ulcerosa) oppure di un cancro al colon. Oltre a ipnosi, ad appoggio psicologico ed agopuntura, viene spesso usata una terapia di tipo farmacoligico che si pone l’obiettivo di correggere l’abnorme attività del colon. Sono indicati in questo senso: antispastici, antistaminici, ansiolitici e/o antidepressivi in quei casi in cui è ben chiara l’associazione causale diretta tra le situazioni psichiche che provocano “stress” e la malattia.

Ecco le cure alternative

Tra le medicine “alternative” due sono quelle considerate più efficaci delle altre malattie intestinali: la medicina cinese e la “medicina naturale”. Quest’ultima, più che una medicina vera e propria, è un insieme di metodologie diagnostiche e terapeutiche in cui si fondono il sapere della tradizione medica pre – scientifica e le recenti acquisizioni date da studi accurati sulle erbe, sull’omeopatia, sull’alimentazione, sui componenti minerali essenziali al corpo umano.

Medicina cinese

In questa antica medicina non si faceva la distinzione descritta precedentemente (morbo di Crohn, retticolite ulcerosa, colon spastico) ma si prendeva come riferimento il sintomo diarrea e dolore addominale. Solo in questi ultimi anni anche in Cina si è cominciato ad adottare la stessa denominazione della medicina ufficiale allo scopo di creare un “dialogo clinico” Oriente – Occidente in cui i due tipi di “sapere” possano essere meglio sfruttati. Qui descriviamo il modo “classico” cinese di affrontare le principali malattie intestinali evidenziando, ove occorra, il riferimento occidentale. In Italia, però, i medici esperti di medicina cinese devono sempre essere laureati in Medicina, capaci di distinguere in ogni caso quali sono le terapie più opportune da adottare.

“Da freddo” e “da calore”

Clima, alimentazione, stati psicologici sono i tre fattori di riferimento che secondo i cinesi possono causare coliti da “eccesso di energia”. Vediamoli riferiti alle coliti.

Colite da freddo
Il freddo tende a dare “contrazione” ed è la causa più frequente di coliche addominali. Contrariamente a quanto si possa pensare questo “clima” causa colite soprattutto in primavera – estate, cioè quando è più facile che ci siano sbalzi ambientali non solo di tipo “naturale” ma anche, per esempio, per l’abuso dei condizionatori d’aria in auto e nelle abitazioni. Analogamente al freddo climatico è altrettanto nocivo all’intestino il “freddo” alimentare, cioè quando ci si alimenta prevalentemente con cibi freddi e crudi. I fattori psicologici qui si considerano non predisponenti o concomitanti e quelli di riscontro più comune sono le insonnie e le sindromi ansioso – depressive. I sintomi delle coliti da eccesso di freddo sono: dolori addominali che migliorano con il caldo e con i massaggi, rumori intestinali, diarrea, paura del freddo, estremità degli arti fredde, aumento della quantità di urine, spesso molto chiare, lingua con patina biancastra, a volte mancanza di appetito, mal di testa, naso ostruito, pesantezza e rigidità degli arti.

Colite da calore
Il calore tende a dilatare e a diminuire i “movimenti” intestinali e quindi a causare coliti caratterizzate da stitichezza alternata a diarrea. Da questo punto di vista climatico le persone che rischiano questo tipo di colite sono quelle che giunte in un luogo di vacanza con ambiente caldo – umido, non attuano un’adeguata “acclimatizione” graduale. D’altro canto ci si può ammalare di “colite da calore” soprattutto quando l’alimentazione è particolarmente ricca di spezie, cibi caldi e ricchi di calorie. I sintomi in questo caso sono: dolori addominali a livello dell’ombelico a volte violenti, peggioramento al massaggio ed al calore, stitichezza alternata a diarrea, sete, ansia, lingua con colore giallastro in superficie.

Le altre coliti

Altre forme colitiche sono determinate sostanzialmente dalla mancanza dell’energia renale causata da fattori psicologici come paura, angoscia, stati ansiosi via via più gravi, malattie croniche debilitanti, strapazzi fisici e mentali. I sintomi sono: diarrea mattutina, scarso dolore addominale, “rumori” intestinali, sensazione di debolezza alle ginocchia e alla parte bassa della schiena (lombare). Un’evoluzione di questa colite porta a diarrea continua, dolori diffusi ma non intensi, palpitazioni, facile affaticabilità. Tutto migliora con il massaggio e il caldo. Queste coliti sono riferibili alla “occidentale” sindrome del colon irritabile.

Colite da “deficit” di milza. Un’alimentazione troppo ricca di cibi dal sapore dolce (asparagi, fagioli, lenticchie, patate, soia, funghi, zucchero raffinato, melanzane, barbabietole, lattuga, banane, latte, pesci d’acqua dolce, liquirizia), un eccesso di preoccupazioni,di pensieri ossessivi e di rimuginazioni, traumi diretti contusivi, sono tutte cause di deficit dell’energia della milza. La conseguenza è una sindrome intestinale analoga alla malattia di Crohn e i sintomi sono: distensione addominale soprattutto dopo aver mangiato, diarrea, febbre, dolore addominale, inappetenza con successivo deperimento organico.

Una variante di quanto sopra descritto è il sovrapporsi di un fattore climatico freddo – umido o un deficit dell’energia renale causato soprattutto da fattori psicologici come lo stress, l’angoscia e la sindrome ansiosa e i sintomi sono: diarrea a sangue, bruciore anale, a volte dolori addominali violenti, bocca amara, pallore e stanchezza, estremità fredde, dolori lombari, gonfiore alle caviglie.

Principi di terapia

Nelle coliti da deficit energetico il medico esperto di medicina cinese cerca di “armonizzare” oppure portare energia ove occorra. Oltre all’agopuntura vengono utilizzate particolari erbe (veri e propri farmaci per i medici cinesi), diete appropriate, micromassaggi sui punti di agopuntura e moxaterapia (“bastoncini di artemisia” oppure, per l’Occidente, erba di San Giovanni, con cui si scaldano specifici punti del corpo). Questi ultimi due metodi terapeutici hanno il grandissimo vantaggio di poter essere insegnati alle persone malate affinché possano attuare quotidianamente un’efficace “auto – terapia”.


I rimedi naturali

Nell’ambito della “medicina naturale” si considera più la persona che la malattia cercando di scoprire, e poi curare, qual è il disequilibrio globale presente, sia psichico sia corporeo insieme. Il medico esperto in medicina naturale dispone di vari metodi diagnostici e terapeutici come l’omeopatia, la fitoterapia (cura con le erbe), l’oligoterapia (cura con i minerali), il Vega test (strumento diagnostico per la valutazione delle energie degli organi e per svelare eventuali intolleranze alimentari). Vediamone alcuni:

Omeopatia
I rimedi omeopatici possono venire utilizzati in due modi: quando si vuole agire sulla “globalità” psicosomatica della persona per riequilibrare l’intero organismo ed è di esclusivo impiego da parte del medico. Oppure quando si vuole agire sul sintomo e i rimedi possono essere assunti senza particolari restrizioni. Facciamo qualche esempio di rimedi sintomatici:

  • Podophillum peltatum, utilizzato quando c’è diarrea spesso accompagnata da stanchezza e sensazione di vuoto all’addome e preceduta da dolori, che migliora stando sdraiati a pancia in giù.

  • Colocynthis, diarrea con dolori acuti, crampiformi, a inizio e fine rapidi che migliora piegandosi su se stessi o premendo con forza sull’addome. Chi soffre di questo tipo di disturbo molte volte è una persona collerica.

  • Argentum nitricum, rimedio spesso associato a gelsenium, utile nelle cosiddette diarree emotive in persone ansiose con tendenza a crisi di panico.

  • Aconitum napellus, impiegato in “diarrea da freddo” con innalzamento della temperatura corporea, pelle secca, stato di agitazione, sete intensa.

Vega test
E’ questo uno strumento elettronico utilizzato per indagare, attraverso una semplice e indolore misurazione su alcuni punti delle mani, qual è lo stato energetico – funzionale di gran parte degli organi del corpo umano. In questo modo è possibile individuare disfunzioni presenti ma anche stati di sofferenza senza che siano ancora presenti sintomi di malattia. Uno dei più recenti impieghi del Vega test è quello finalizzato a stabilire se vi sono intolleranze di tipo alimentare, spesso causa di malattie intestinali come il colon irritabile o, in buona percentuale, la retticolite ulcerosa e il morbo di Crohn. Il meccanismo delle intolleranze è analogo a quello delle allergie. Le cause di queste intolleranze possono essere: precedenti malattie intestinali di tipo infettivo come la salmonellosi, l’abuso o l’uso prolungato di antibiotici, la pillola anticoncezionale assunta da molto tempo, alimentazione poco variata, coloranti e conservanti degli alimenti, traumi psichici e “stress”. Una volta individuata la classe di alimenti cui la persona è intollerante, oltre a correggere le cause sopraddette il medico imposta una dieta di esclusione degli alimenti, dieta da far seguire alla persona per un periodo non lungo. In seguito, alla remissione dei sintomi e alla “negatività” di un “test” di controllo, gli alimenti verranno gradualmente reinseriti nella dieta.


La medicina psicosomatica

Fra gli indirizzi psicosomatici due meritano attenzione per quanto riguarda l’interpretazione sulla genesi delle malattie colitiche e intestinali: la scuola psicanalitica e quella “simbolica” di Riza – psicosomatica.

Psicanalisi
Nella psicanalisi per spiegare il sintomo diarrea “non disgiunto dalla stitichezza” si considera quali sono le possibilità di espressione dell’apparato digerente e soprattutto le dinamiche psicologiche legate addirittura all’infanzia. Quando il bambino viene indotto, intorno ai tre anni di vita, a separarsi dal suo contenuto intestinale a tempo e luogo debiti, le feci diventano un’arma efficace per accontentare o deludere gli adulti. Da tutto ciò nascerebbe il significato simbolico di “possesso di valore” attribuito al contenuto intestinale da cui deriverebbe, più avanti nell’età, un riferimento all’evacuazione di “conflitti inconsci” legati al “dare”, al “trattenere”, “donare”, “rifiutarsi”, “negare”. Oltre a questo aspetto del “possedere una preziosa merce di scambio” di valore affettivo – emotivo nel bambino nasce anche un senso di indipendenza dato dal controllo della propria funzione evacuatoria, cioè un primo atto del “saper fare da sé”. In definitiva conflitti emotivi riguardanti il possesso e l’autonomia possono ripercuotersi sulla funzione intestinale grazie ai legami simbolici stabiliti nell’infanzia che restano operanti a livello inconscio anche nell’adulto. Per quanto riguarda infine l’interpretazione della retticolite ulcerosa alcuni studi della personalità avrebbero individuato i seguenti tratti caratteriali in gran parte delle persone che ne soffrono: scrupolosità, pulizia, puntualità, coscienziosità, ostinazione, notevole autocontrollo, rigidità morale, aggressività inibita, forte richiesta d’affetto e dipendenza, idealizzazione dei rapporti amorosi con rifiuto a considerare gli aspetti erotici, scarsa capacità di autonomia e adattamento, preoccupazione per i cambiamenti, conformismo, forti legami di dipendenza da una figura parentale. Riguardo a questo ultimo punto parrebbe importante la figura materna, talvolta eccessivamente rigida e repressiva, intervenuta energicamente nel periodo dell’educazione alla pulizia.

Scuola di Riza – psicosomatica
Secondo questa scuola di pensiero i sintomi organici “mimano” accadimenti inconsci che pervadono tutto l’essere della persona: l’organo o l’apparato ammalato sarebbero una rappresentazione simbolica di un “tema conflittuale” inconsapevole che “parla di sé” non solo attraverso i sintomi ma anche attraverso il linguaggio, i comportamenti, i sogni e perfino il modo di muoversi, di vestirsi, della persona sofferente. Per quanto riguarda il “colitico” vi sarebbe l’esigenza, attraverso l’intestino, di “purgare” il corpo di tutti quegli elementi di impurità che possono inquinarlo riferendoli inconsciamente non solo agli aspetti per così dire materiali ma anche a quelli legati a fantasie, pensieri, immagini molte volte considerate inaccettabili da una coscienza etico – moralistica. Spesso infatti il “modo di essere” del colitico è condizionato da una morale rigida e assolutistica con tendenza a volte, ad un misticismo esasperato che tende a stabilire un “clima” interno, psichico e corporeo insieme, di assoluta “pulizia” morale. Il timore inconscio di queste persone sarebbe quello della “contaminazione” e “lo stato cronico di diarrea” potrà essere il simbolico bisogno di “purgare la mente” da idee, sogni, desideri paragonabili a veri e propri rifiuti mentali.

I consigli per stare bene

Ecco riassunti i consigli alimentari che vanno seguiti per prevenire e per affrontare nel modo più efficace la colite

Qui di seguito i cibi e gli elementi minerali che possono essere presenti e quelli che vanno eliminati nella dieta delle persone che soffrono di colite. Infine troverete alcuni suggerimenti pratici su come affrontare gli attacchi acuti della colite.

Alimenti vietati
Carni salate o affumicate, salami, selvaggina, acciughe, pesce fritto, molluschi, taleggio, gorgonzola, parmigiano, pecorino, insalata cruda, funghi, cavoli, rape, sottaceti, melone, ciliegie, fichi, prugne, pane bianco, pane ai cereali, brioches, tè, caffè, cioccolato, vino, superalcolici.

Alimenti utili
Pollo, coniglio, prosciutto cotto, sogliola, branzino, orata, yogurt, crescenza, ricotta, carote, zucchine, pomodori, radicchio, mele, pere, pesche, riso bianco, semolino, fiocchi di mais, patate al forno, grissini, fette biscottate, pane biscottato, miele, sorbetto di limone, gelatina di frutta.

Integratori alimentari
Molti malati di morbo di Crohn e di retticolite ulcerosa vanno incontro a carenze nutritive che occorre reintegrare per rinforzare i meccanismi di difesa dell’organismo.

  • Zinco. La carenza di questo elemento può provocare molte delle complicazioni delle coliti (scarsa cicatrizzazione, depressione immunitaria, anoressia). E’ utile, soprattutto nei malati di morbo di Crohn, reintegrarlo sotto forma di “zinco – picolinato”.

    Magnesio. La debolezza, l’anoressia e la mente confusa, l’ipereccitabilità, tutti sintomi spesso presenti nelle coliti e in particolare nella retticolite ulcerosa, possono trovare notevole giovamento con l’assunzione giornaliera di magnesio (sotto forma di “citrato”) per via intramuscolare (non per bocca per l’effetto lassativo).

    Vitamine. Con l’integrazione di vitamina A si rinforzano le capacità di difesa delle cellule del colon; l’assunzione di vitamina D invece aiuta a prevenire danni ossei conseguenti il “malassorbimento” intestinale delle coliti croniche; l’utilizzo infine della vitamina E, soprattutto per chi soffre del morbo di Crohn, è utile per prevenire e curare le debolezze muscolari.

Cosa fare durante l’attacco acuto

Il riposo a letto è la prima regola. Dieta liquida per uno o due giorni integrando le perdite di acqua con tisane, tè diluito, spremute di limone. Sono vietati caffè, alcol e tabacco. Una tazzina da caffè di decotto di “tormentilla” ogni mezz’ora in genere calma la crisi di diarrea in poche ore. Un fango tiepido – caldo d’argilla verde ventilata (soprattutto nelle diarree da “freddo”) posato per trenta minuti sopra e intorno all’ombelico (ripetendo dopo un’ora) molte volte risulta “miracoloso”. Si mette un cucchiaino d’argilla in una ciotola e si aggiunge un cucchiaino d’olio di oliva con acqua calda quanto basta per un impasto né troppo solido né troppo liquido. Ricordarsi che i farmaci antidiarroici sono da assumere secondo prescrizione medica e che, se c’è febbre, spesso occorrono antibiotici ad azione intestinale. Quando la malattia cessa non vuol dire che la colite è risolta ed è molto utile bere due volte al giorno l’argilla verde ventilata (due cucchiaini da caffè in mezzo bicchiere d’acqua, agitare e bere con rapidità).

Dott. Antonio Turetta

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