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Opposizione del WWF alle misure urgenti per garantire la sicurezza del sistema elettrico nazionale

Il WWF si oppone tanto alla filosofia quanto agli specifici contenuti del DL 7/2/2002 n° 7 per i seguenti motivi:

1. Sul piano generale e di principio. Si deplora la filosofia "emergenziale" che sta alla base del DL, secondo il quale esiste una "straordinaria necessità e urgenza" di superare una presunta situazione di crisi a venire che "minaccerebbe l'imminente pericolo di interruzione di fornitura di energia elettrica su TUTTO il territorio nazionale". Pur riconoscendo che una quota parte dell'energia attualmente consumata venga importata dall'estero e che in alcune zone vi sia un effettivo deficit rispetto ai fabbisogni, l'allarmismo del DL appare eccessivo e palesemente strumentale ad altri fini. Per il WWF, tali affermazioni servono ad aprire la strada a un rilancio in grande stile degli impianti termoelettrici (anche a carbone) senza garanzie localizzative ed ambientali; e forse a un rilancio del nucleare.

2. Il DL non contempla il contributo delle fonti rinnovabili, molte delle quali associano al ridotto impatto ambientale un livello di convenienza economica tale da giustificare l'intervento di imprenditori privati. Al 31/10/2001, secondo i dati del GRTN le domande di connessione per impianti da fonte rinnovabile ancora da realizzare era di 368, pari a una potenza di 13300 MW, cioè il 25% della domanda massima nazionale di energia elettrica (raggiungibile in pieno inverno). Per quanto riguarda gli impianti eolici, il WWF ha elaborato una propria posizione relativa alla ecocompatibilità dei medesimi.

3. L'atteggiamento emergenziale del DL denota la volontà dell'Italia di non voler rispettare gli impegni assunti ratificando il protocollo di Kyoto. La riduzione delle emissioni imporrebbe infatti di "governare" (invece di inseguire) la domanda di energia attraverso una serie di provvedimenti per il risparmio e l'efficienza energetica che, in fase di produzione, comprendono la diffusione di fonti rinnovabili nel rispetto del paesaggio e dell'ambiente, il ricorso alla cogenerazione, etc. Interventi questi realizzabili soprattutto attraverso il ricorso a impianti di piccola potenza: esattamente il contrario della filosofia che ispira il DL in via di conversione.

4. Sul piano tecnico. La costruzione di impianti di potenza superiore a 300 MW termici, la modifica e il potenziamento degli esistenti (con le "naturali" infrastrutture indispensabili) verrebbero ammesse ad una autorizzazione unica del Ministero interessato, sostitutiva di tutte le altre: urbanistiche, edilizie, paesaggistiche, ambientali, etc. Detta autorizzazione sarebbe rilasciata al termine di un "procedimento unico" al quale partecipano - con le ormai note modalità aleatorie e poteri di veto facilmente aggirabili tipici delle Conferenze dei Servizi - le Amministrazioni interessate.

5. Le opere previste sarebbero equiparate a quelle previste dalla legge 443/2001 (c.d. "Legge Obiettivo"), e la V.I.A. sarebbe pertanto ridotta a ben poca cosa, le decisioni finali essendo comunque devolute alla sfera politica e non più (o non anche) a quella tecnico/scientifica.
6. Gli Enti Locali dovrebbero essere solo "sentiti", mentre l'autorizzazione unica avrebbe automaticamente effetto di variante degli strumenti urbanistici. L'eventuale opposizione degli EE.LL. non contrebbe quindi nulla.

7. Il 5° comma dell'art. 1 del DL sospenderebbe fino al 31/12/2003 (e possiamo immaginare altre proroghe...) l'efficacia dell'Allegato IV al DPCM 27/12/1988 nonché altre norme di legge riguardanti le centrali termoelettriche e turbogas alimentate da fonti convenzionali. L'Allegato IV è in realtà il "corpus" delle normative riguardanti la localizzazione, le garanzie, la procedura di V.I.A., le intese con gli EE.LL. e quant'altro concerne la costruzione di nuove centrali termoelettriche e la modifica delle esistenti (in attuazione al comma 2 dell'art. 17 del DPR 24/5/1988 n° 203). La sua "sospensione" produrrebbe un vuoto normativo totale, restando in vigore solo le "straordinarie" e quanto mai accelerate procedure del DL 7/2002. L'effetto complessivo sembrerebbe quello di conferire - di fatto e forse di diritto - pieni poteri al Governo in materia di localizzazione e costruzione di grandi impianti termoelettrici e ripotenziamento degli esistenti.

Di fronte a normative così pericolose e palesemente ispirate da interessi economici estranei a qualsiasi concetto ambientale e a tutte le iniziative che a livello mondiale si stanno mettendo a punto per contrastare i mutamenti climatici, il WWF ha chiesto un responsabile impegno affinché la conversione in legge del DL venga completamente respinta.
Fonte: WWF Italia - http://www.wwf.it

Su questo argomento vedi anche:

Riscaldamento a biomassa a Brunico
Nuove centrali elettriche: priorita' rinnovabili e risparmio
Energia eolica, concorso Enel per nuovi progetti
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