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Decine di migliaia di camion e furgoncini diesel (in
genere non catalizzati) occupano in misura crescente
le strade delle nostre città per prendere e portare
merci "just in time" e quasi mai viaggiano pieni. Si
riuscirà a regolare la distribuzione delle merci, a
razionalizzarla, a ridurne l'impatto ambientale? La
contraddizione è evidente, il problema è grande.
Come dice il rapporto annuale 2002 di Ambiente
Italia," l'aumento delle percorrenze di persone e
merci ha largamente ecceduto la crescita economica e
l'intensità di trasporto per unità di PIL è di
conseguenza cresciuta." In altri termini: per
effetto dei processi di globalizzazione dei mercati
e di frammentazione geografica dei processi
produttivi, c'è un aumento dell'intensità di
trasporto merci per unità di reddito. Il Piano
Generale dei Trasporti, approvato nel gennaio 2001
dall'ultimo governo di centro-sinistra, non mette in
discussione questa tendenza ma tenta, in sintonia
colle indicazioni europee, di riformarla in due
punti chiave : a) ridimensionare il primato del
trasporto su strada rispetto alla ferrovia e alla
navigazione b) razionalizzare le consegne nelle aree
più congestionate, innanzitutto quelle urbane.
Gherardo Larotonda, direttore dell'Interporto di
Torino (Orbassano), dice "è una bruttissima
situazione, perchè la distribuzione viene fatta
quasi esclusivamente da piccoli "terzisti" oppure in
conto proprio dai piccoli imprenditori, con mezzi
vecchi, che girano a vuoto." la SITO (Società
Interporto di Torino) ha appena mandato agli enti
locali una proposta di "distribuzione pulita" almeno
nel centro della città, dove l'accesso dovrebbe
essere riservato a mezzi elettrici o a metano, e
tutti dovrebbero accettare di entrare in un
consorzio, o almeno in un coordinamento che
programma le consegne via computer. Il direttore di
Sito ne parla come di un'idea rivoluzionaria, ma
forse senza saperlo, più città si stanno muovendo
nella stessa direzione. Alla fine di marzo a Vicenza
è nata la società mista pubblico-privata, destinata
a gestire il Logistic City Center che qualche
spiritoso già chiama centro Eco-Logistico. Il
progetto prevede che scattino al più presto divieti
di transito per i veicoli merci non catalizzati nel
centro di Vicenza e che il Logistic Center coordini
le consegne. Anche a Parma sta partendo uno studio
di fattibilità. Il comune della città emiliana lo ha
affidato alla sua Infomobility Spa e l'idea è quella
di realizzare dei "transit point" dove stoccare le
merci dalla tangenziale e poi farli recapitare solo
con mezzi ecologici e, soprattutto, pieni. Uno
studio dimostrerebbe che i furgoni entrano in Parma
con solo il 16% di carico. Il 17 maggio verrà
presentato il progetto di Parma. Forse più avanti è
la progettazione a Genova, dove è stato già
assegnato un finanziamento di un milione e mezzo di
euro del Ministero dell'Ambiente. E' stata
individuata un'area del centro storico, con 328
esercizi commerciali che per un periodo sperimentale
verranno riforniti da un gestore unico, che verrà
scelto a giorni attraverso una gara di appalto.
Naturalmente il gestore unico utilizzerà una
piattaforma vicina al centro e dovrà usare mezzi
puliti, probabilmente solo elettrici. I furgoni
dovranno essere ben pieni, e la consegna programmata
da computer. E i negozianti potranno sapere in tempo
reale, via computer, quando arriva la loro merce. Il
concetto è un po' quello di rendere la distribuzione
delle merci un po' più simile alla distribuzione
tradizionale della posta. (Così lo raccomandava, del
resto il Piano Generale dei trasporti.) A Firenze è
stato presentato uno studio per la distribuzione
coordinata in centro con mezzi elettrici o a metano
e si è chiesto un finanziamento governativo. A
Milano tutta l'attenzione è concentrata sui limiti
di orario al carico e scarico merci che dopo molte
controversie sono entrati in vigore a Pasqua. Per
quanto riguarda eventuali riforme logistiche di
altro tipo, si attende la conclusione di una ricerca
del Politecnico di Milano, cofinanziata dal
Ministero dell'Ambiente.
Fonte: Eco dalle Città
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