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La goccia del giorno
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Per gli addetti ai lavori la funzione di Kim Novak nel cinema è stata soprattutto "decorativa". 
Molti critici le hanno rimproverato la sua scarsa mobilità espressiva scrivendo senza mezzi termini che, a parte la bellezza strepitosa, era totalmente priva di talento. 
Nata a Chicago nel 1933, la Novak fu scoperta dal "Gran Capo" della Columbia Harry Cohn che le impose di cambiare il suo vero nome (Marilyn) in Kim per non essere confusa con la bionda d'America più famosa del mondo. Dopo il trattamento della Columbia, Kim esordì nel film "Criminale di turno" e fece sciogliere all'istante il cuore dei maschi d'America. Ma il problema principale di Kim fu la stampa scandalistica che non smise di bersagliarla fin dal suo arrivo sulle scene. I titoloni dei giornali la dipingevano come una rubamariti e una rovinafamiglie e, quando la Novak, in una fase di depressione, decise di trascorrere un lungo periodo di solitudine nella sua villa di Big Sur, a picco sull'Oceano, la gente del posto mormorava che ogni tanto la diva usciva dal suo eremo per scendere al villaggio sulla strada nazionale a "reclutare" giovanottoni di passaggio per le sue notti brave.
E ci fu anche chi mise in giro la voce di torbidi amori omosessuali perché per brevi periodi Kim ospitava "misteriose signore" in quella villa che aveva fatto costruire di proposito come una fortezza inaccessibile. Lei si difese querelando i pettegoli, con il risultato che le loro insinuazioni finirono sulla bocca di tutti. Ma sono molte le persone che hanno parlato male di Kim Novak, anche gli uomini che sono stati suoi amanti.
Jack Lemmon, per esempio, suo partner in "Una strega in paradiso" e "L'affittacamere", disse che Kim "era più eccitante durante una partita a poker che sotto le lenzuola", eppure per arrivare a conquistarla aveva fatto follie, arrivando ad affittare un grand hotel solo per loro due e a offrirle una crociera in un sommergibile. Fred Astaire affermò invece che perfino una sua scarpa da "tip tap" era più intelligente di Kim; mentre Frank Sinatra, che prese una sbandata girando insieme con lei "L'uomo dal braccio d'oro", raccontò senza mezzi termini che Kim a letto era "più noiosa di una zanzara anche perché non la si può schiacciare". Eppure l'attrice per amore ha saputo sfidare l'opinione pubblica. Successe quando si innamorò, nel lontano 1956, di Sammy Davis Jr. Al capo della Columbia venne un "coccolone". Kim Novak era allora la principale risorsa economica della sua casa di produzione e Cohn, influenzato dalle pressioni degli azionisti, vedeva in quel legame con un cantante nero una seria minaccia all'immagine della sua star. Ricordò ad alcuni soci di Chicago qualche favore che gli aveva fatto in passato e loro in cambio gli trovarono Sammy Davis che stava facendo uno spettacolo a Las Vegas. Molto si racconta su ciò che disse dietro quelle porte chiuse Cohn a Davis, dall'offerta di un funerale senza troppo chiasso tra le dune di sabbia lì intorno, alle minacce di boicottaggio alla sua vita professionale. Fu comunque un colloquio risolutivo, perché, dopo qualche settimana, Sammy Davis sposò Loray White, una ballerina nera. La carriera cinematografica della Novak proseguì tra alti e bassi fino agli anni Settanta, poi improvvisamente l'attrice decise di abbandonare definitivamente il grande schermo e di dedicarsi alla cura degli animali abbandonati. E fu proprio grazie a questa sua nuova passione che Kim incontrò Robert Mallory, il veterinario di Los Angeles che il 12 marzo del 1973 diventò suo marito. Dopo le nozze l'attrice decise di ritornare al lavoro interpretando ruoli di "guest star" in numerosi serial televisivi fino alla consacrazione di quest'anno a Berlino. Una decisione che ha stupito persino lei. "In fondo", ha dichiarato con una certa amarezza, "il cinema è sempre stato un problema di secondo piano. Comunque meglio tardi che mai..."

di Alfonso Stagno

 

 

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