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Inquinamento da campi elettromagnetici ad alta frequenza

 

Proseguiamo il discorso sugli effetti dei diversi campi elettromagnetici

 

di Paolo Bevitori

 

 

Quando si parla di campi elettromagnetici ad alta frequenza, si intende, in genere, quei campi compresi nella banda delle radiofrequenze (RF da 100 kHz a 300 MHz e delle microonde (MO da 300 MHz a 300 GHz).

Le principali sorgenti sono gli apparati utilizzati per scopi terapeutici ed industriali (radar e marconiterapia, risonanza magnetica, macchine per l'incollaggio della plastica, ecc. alcuni dispositivi domestici (telefoni cellulari, babyphone, forni a microonde, ecc.) e tutti gli apparati per telecomunicazioni (trasmittenti radiotelevisive antenne per la telefonia cellulare, radar, ponti radio, ecc.).

Tutte queste ed altre sorgenti, come riportato nella tabella, emettono nello spettro delle alte frequenze

 

PRINCIPALI UTILIZZAZIONI DELLA GAMMA DI FREQUENZA DA 3 KHZ A 30 GHZ
(Mantiply et al., 1997)

BANDA SIGLA SORGENTI
3-30 kHz VLF Trasmissioni marittime (Omega)
Videoterminali (VDT)
Stufe elettriche domestiche
30-300 kHz LF Trasmissioni marittime (Loran)
300-3000 kHz MF Trasmissioni radio AM
Trasmissioni radioamatori (lamda 160 m)
Forni elettrici industriali a induzione
Unità elettrochirurgiche
3-30 MHz HF Trasmissioni internazionali
Trasmettitori radioamatori
Trasmettitori radio cittadine
Saldatrici di elettr. industriali
Diatermia ad onde corte
30-300 MHz VHF Trasmissioni radio FM
Televisione VHF
Trasmittenti mobili e portatili
Telefoni senza filo
300-3000 MHz UHF Televisione UHF - Telefoni cellulari
Forni a microonde e diatermia a micr.
Radar per controllo traffico
3-30 GHz SHF Ponti radio a microonde
Connessioni satellitari
Radar di bordo (aerei) e uso polizia

 

 

Le principali unità di misura usate per esprimere l'entità del campo elettromagnetico, sono riportate di seguito
a) Componente elettrica del campo elettromagnetico (E): la sua unità di misura è il volt per metro (V/m).

b) Componente magnetica del campo elettromagnetico (H): la sua unità di misura è l'ampere per metro (A/m).

c) Densità di potenza associata all'onda elettromagnetica (S):la sua unità di misura è il watt per metro quadrato (W/m2). Spesso, per esprimere la densità di potenza, si usano alcuni sottomultipli quali il milliwatt per centimetro quadrato (mW/cm2) ed il microwatt per centimetro quadrato (m W/cm2), ricordando che 1 W/m2= 0,1 mW/cm2 =100 (m W/cm2).

 

Effetti sanitari dei campi elettromagnetici ad alta frequenza (rf-mo)
Gli effetti descritti nella letteratura, ascrivibili ad esposizioni a campi elettromagnetici ad alta frequenza, possono essere schematicamente divisi in effetti termici, effetti non termici, effetti indiretti ed effetti a lungo termine.

 

Effetti termici
Come è ampiamente documentato da un grandissimo numero di studi compiuti nell'arco di oltre quarant'anni, l'effetto primario dei campi elettromagnetici a radiofrequenze e microonde è l'effetto termico, conseguente all'assorbimento dell'energia elettromagnetica che viene dissipata sotto forma di calore.

Nel caso di elevate e prolungate esposizioni a tali campi, si possono subire danni localizzati agli organi più sensibili all'ipertermia, in quanto scarsamente vascolarizzati, come il cristallino (cataratta) e i testicoli infertilità e sterilità.

E stato dimostrato sperimentalmente che, affinché si verifichino danni di questo genere, e necessario superare nell'organo bersaglio densità di potenza di almeno 50/60 mW/cm2 per tempi di esposizione prolungati: condizioni di esposizione di tale intensità possono interessare soltanto alcune categorie di lavoratori i per esempio gli addetti all'incollaggio della plastica) ma non la popolazione in generale.

 

Effetti non termici
Per lungo tempo si è ritenuto che la radiazione ad alta frequenza, al di sotto della soglia che può causare innalzamento termico, non avesse effetto sugli organismi biologici. Oggi si sa che questo era errato.

Sono stati osservati, infatti, una molteplicità di effetti dovuti all'interazione dei campi elettromagnetici ad alta frequenza con la materia vivente, per densità di flusso al di sotto della soglia termica.

L’effetto più interessante è rappresentato dalla possibile azione del campo elettrico sulla permeabilità della membrana cellulare.

Sono stati osservati, inoltre, effetti delle microonde su mutazioni nelle cellule, sia somatiche sia germinali così come effetti sulle funzioni del sistema nervoso centrale in seguito a esposizioni a radiofrequenze.

Risultati recenti hanno dimostrato la perdita di ioni calcio nel tessuto nervoso ed una maggior permeabilità della barriera ematoencefalica per esposizioni a basse intensità di radiazioni a radiofrequenze.

Si suppone, infine, che l’esposizione a campi elettromagnetici ad alta frequenza possa dare luogo anche ad effetti sul sistema cardiovascolare.

 

Effetti indiretti
I circuiti elettronici che compongono le apparecchiature elettromedicali quali ad esempio i monitor di battiti cardiaci, registratori di onde cerebrali, misuratori di pressione sanguigna, monitor di capacità respiratoria, apparecchiature per l’udito, pompe per l'insulina nonché i pace-maker, possono essere influenzati nel loro funzionamento da campi elettromagnetici esterni ad alta frequenza.

Comitati scientifici internazionali hanno fissato valori limite di esposizione al campo elettromagnetico al di sopra dei quali tali apparecchiature possono essere influenzate negativamente dalla presenza del campo stesso,

Per esempio, per quanto riguarda i pace-maker il limite a cui i problemi di mal funzionamento iniziano a sorgere risulta, da ricerche di laboratorio, tra 70 e 80 V/m (12-17 W/m2).

 

Effetti a lungo termine
Nel caso delle alte frequenze sono state sviluppate ricerche ed indagini epidemiologiche, anche se in quantità minore rispetto alle basse frequenze, per valutare eventuali rischi da esposizioni prolungate nel tempo.

La maggior parte delle indagini sono state effettuate, in particolare, su lavoratori potenzialmente esposti a radiofrequenze e microonde, come, per esempio, dipendenti di industrie di telecomunicazioni, personale di ambasciate, operai di aziende di prodotti in plastica con mansioni di termosaldatura, ecc.

Tra i vari studi eseguiti sui lavoratori ricordiamo quello effettuato sul personale dell'ambasciata americana a Mosca dove gli individui sono stati esposti, per lungo tempo, a campi elettromagnetici a radiofrequenze di bassa intensità (Lillienfeld et al.,1978).

Tale studio, che ha interessato 1800 impiegati e 3000 dipendenti dell'ambasciata, non ha evidenziato significativi effetti dannosi per la salute.

Un altro importante studio è stato effettuato durante la guerra in Corea (Robinette et al, 1980) su personale militare.

In tale studio è stata analizzata la mortalità per tumori durante il periodo 1950-1974 di 40.000 dipendenti della marina degli Stati Uniti esposti a microonde. Anche questo studio non ha evidenziato differenze significative.

Al contrario, un altro studio, eseguito sempre su personale militare (Szmigielski et al., 1988) ha segnalato un aumento del rischio di cancro.

Per quanto riguarda le indagini effettuate sulla popolazione, la maggior parte si sono indirizzate su residenti in prossimità di impianti di telecomunicazioni ed in particolare vicino a ripetitori radiotelevisivi, come lo studio eseguito a Honolulu (Anderson et al., 1996) caratterizzato dalla presenza di trasmettitori radiotelevisivi all'interno di un'area densamente popolata. Nell'immediata vicinanza di questi trasmettitori erano stati misurati campi elettrici superiori a 60 V/m che scendevano a livelli minori di 20 V/m a distanze superiori a 3O-50m.

Negli anni 1987-83, si osservò un eccesso di incidenza di tumori totali (45 % negli uomini e 27% nelle donne) e per le leucemie (58 % negli uomini e 45 % nelle donne) nelle sezioni di censimento nelle quali si trovavano i trasmettitori, rispetto ai tassi di riferimento nazionali

Un altro importante studio, di recente pubblicazione, ha analizzato l'incidenza di tumori nella popolazione residente in prossimità di un grande ripetitore radiotelevisivo (il ripetitore di Sutton Coldfield) negli anni 1974-86. Il valore massimo del campo elettrico era 2 V/m per le emittenti TV e 4.5 V/m per le emittenti radio.

Il rischio di leucemia negli adulti, in un raggio di 2 km intorno al sito, era 1.83, basato su 23 casi osservati e 12 casi attesi.(Dolk et al, 1997 a).

A seguito di questa osservazione, è stata studiata in tutta la Gran Bretagna l'incidenza dei tumori nella popolazione residente in prossimità dei trasmettitori radiotelevisivi con potenza effettiva di almeno 500 kW per la televisione e 250 kW per la radio, con riferimento al periodo 1974-96.(Dolk et al, 1997 b).

Su tutta la popolazione residente in un raggio di 10 km dai ripetitori si sono verificati 3305 casi di leucemia negli adulti numero abbastanza uguale ai casi attesi e con un declino del rischio in funzione della distanza mentre non si sono evidenziati eccessi tra i residenti nel raggio di 2 km.

Anche gli studi di laboratorio, d'altra parte, non forniscono indicazioni conclusive circa eventuali effetti a lungo termine dei campi elettromagnetici a RF e MO.

In realtà, in un lavoro recente è stato segnalato un eccesso di linfomi in topi transgenici esposti a campi elettromagnetici pulsati a 900 MHz (Repacholi et al, 1997) ma tale indagine deve essere replicata prima di poter essere considerata probante ai fini di un'interpretazione dell'associazione in senso causale.

In base a questi ed altri studi è possibile concludere che pur non esistendo al momento solide evidenze quantitative di rischi cancerogeni legati all'esposizione cronica a campi elettromagnetici ad alta frequenza della popolazione è comunque opportuno, in futuro, realizzare altre indagini epidemiologiche e ricerche sperimentali affinché sia possibile disporre di dati aggiornati e approfonditi che permettano di fare valutazioni più esaustive e certe sul rischio.

 

Normativa vigente
Già nel settembre del 1981 il Ministro della Sanità, anche sulla base della legge 833/78 sull’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale decideva di nominare una "Commissione Nazionale" con il compito di formulare una normativa nel campo della protezione della popolazione e dei lavoratori dai campi elettromagnetici ad alta frequenza.

Le proposte contenute nella versione finale redatta dalla Commissione Nazionale (Campos Venuti et al. 1983) e trasformata successivamente in una bozza di normativa nazionale, venne successivamente presentata al Ministero della Sanità ma non diventò mai legge.

Il risultato è che, ancor oggi, in Italia, non esiste una normativa per la protezione dei lavoratori e della popolazione dai campi elettromagnetici ad alta frequenza.

In assenza di questa si fa riferimento a raccomandazioni di organismi protezionistici internazionali quali l'IRPA (International Radiation Protection Association) e l'ANST (American National Standards Institute) ed in Europa il CENELEC (European Committee for Electrotechnical Standardization).

Recentemente il Comitato Elettrotecnico Italiano (CEI) le cui norme tecniche, in assenza di leggi specifiche, possono essere considerate di riferimento nazionale al sensi della legge 186 del 1 marzo 1968, ha approvato la norma ENV-50166-2/1995 che per le alte frequenze prevede limiti di esposizione alle varie frequenze.

In assenza di una organica normativa italiana numerose Regioni (Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Abruzzo, Veneto) si sono dotati di strumenti legislativi propri volti a regolare l'utilizzo dei campi elettromagnetici a radiofrequenza e microonde, almeno in alcuni settori.

In ogni caso, tutte le normative o proposte di normative sopra citate sono rivolte alla protezione della popolazione da effetti immediati e non considerano gli effetti a lungo termine.

Nel giugno del 1997 la Commissione Tecnico-Scientifica costituita dalla Giunta Comunale di Bologna di cui facevano parte autorevoli esperti di rilevanza nazionale ed internazionale in vari campi (Alberghini, Bersani, Bevitori, Biocca, Bollini, Capuzzinati, Grilli, Marinelli, Podo, Rossi, Sacchetti, Sasdelli, Soffritti), ha elaborato un documento sui "Rischi sanitari dovuti all'inquinamento da radiazioni non ionizzanti e possibili misure di prevenzione per la popolazione". Tale documento raccoglie un parere e diverse relazioni dei componenti sull'inquinamento elettromagnetico.

Il parere della Commissione è formulata su due range di frequenza: le basse frequenze (50/60 Hz) e le alte frequenze (Radiofrequenze e Microonde).

Per quanto riguarda le alte frequenze, viene proposto un limite che tiene conto anche degli effetti a lungo termine, pari cioè a 6 V/m per il campo elettrico e 0.01 mW/cm2 di densità di potenza1.

Recentemente un gruppo di lavoro interministeriale ha predisposto una proposta di legge quadro sulla tutela dell'inquinamento elettromagnetico che riguarda sia le basse che le alte frequenze.

Tale proposta è attualmente in discussione in Parlamento insieme ad altri progetti di legge presentati dai vari gruppi politici.

Sempre per quanto riguarda le alte frequenze, è stato predisposto, recentemente, un Decreto dal Ministero dell’Ambiente che è già stato approvato dalla Conferenza Stato Regioni ed è, tuttora, in attesa di approvazione da parte del Consiglio di Stato.

Tale Decreto, che in molte sue parti si rifà al documento della Commissione Tecnico Scientifica del Comune di Bologna, prevede due tipi di limiti, come di seguito specificato.

Nell'articolo 3, infatti, sono previsti limiti di esposizioni distinti per range di frequenza:

Ad esempio. nelle frequenze più importanti (2-3000 MHz) dove rientrano le frequenze delle antenne radiotelevisive e quelle per telefonia cellulare è previsto un limite di 20 V/m.

Inoltre, in corrispondenza degli edifici adibiti a permanenza non inferiori a quattro ore non devono essere superati i seguenti valori su qualsiasi intervallo di sei minuti: 6 V/m per il campo elettrico e 0.016 A/m per il campo magnetico, intesi come valori efficaci e per frequenze fra 2 MHz e 300 GHz, e 0.1 W/m2 per la densità di potenza.

Tutte le normative o proposte di normative di cui si è fatto cenno fino ad ora, prevedono l'esenzione di tutti gli apparati che non siano in grado di emettere una potenza totale superiore a 7W.

La base logico-scientifica di questa esclusione deriva evidentemente dalla impossibilità pratica di controllare dispositivi la cui emissione di potenza risulti molto bassa e localizzata.

In realtà, come vedremo, alcuni studi condotti recentemente su sistemi ricetrasmittenti mobili, con tecniche sia teoriche che sperimentali, hanno chiaramente mostrato come questa assunzione non sia più generalmente valida (Kuster e Balzano, 1992).

I telefoni cellulari, per esempio, pur emettendo potenze inferiori a 7 W, possono dare luogo, nelle vicinanze della testa, a livelli di campo elettrico ben superiori ai limiti raccomandati, data la vicinanza dell'antenna emittente.

Le varie organizzazioni protezionistiche stanno ora analizzando attentamente questo problema, la cui importanza va crescendo per la rapidissima diffusione della telefonia.

 

Livelli di esposizione a campi ad alta frequenza (rf-mo) generati da sorgenti esterne.

Le principali sorgenti che emettono campi elettromagnetici ad alta frequenza (Radiofrequenze e Microonde) in ambiente esterno e che interessano la popolazione, sono soprattutto gli apparati per la telecomunicazione (antenne per telefonia cellulare, antenne radiotelevisive, ecc.).

Tali apparati, che più di altri contribuiscono ad elevare il livello di inquinamento elettromagnetico ambientale, danno luogo ad esposizioni continue ai campi elettromagnetici a coloro che vivono nelle loro vicinanze.

Di seguito saranno trattate alcune delle principali sorgenti esterne che emettono campi elettromagnetici ad alta frequenza (RF-MO).

 

Antenne per la telefonia cellulare
Per poter parlare in ogni luogo con il telefono cellulare, è necessario la copertura del territorio attraverso una rete di ricetrasmittenti fisse dette stazioni radiobase, (Figura 1) ciascuna delle quali serve una porzione di territorio denominata cella.

 

 

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Ad oggi in Italia, sono attivi due sistemi di telefonia mobile definiti TACS (Totai Access Communication System) e GSM (Global System for Mobile Communication).

Sono inoltre state avviate le prime procedure per realizzare una nuova rete di telefonia mobile che opererà a 1800 MHz (DCS 1800).

Entrambi questi sistemi (TACS e GSM funzionano più o meno alla stessa frequenza da 920 a 950MHz), anche se presentano profonde differenze sia nelle caratteristiche tecniche degli impianti che nelle modalità di accesso.

Infatti mentre il sistema TACS opera con segnali modulati in frequenza (FM) in modo analogico, il sistema GSM utilizza segnali con modulazione digitale.

Le antenne per la telefonia cellulare emettono un fascio di onde elettromagnetiche di apertura verticale molto stretto, tipicamente tra 7 e 10 gradi, e solitamente funzionano con una potenza in antenna inferiore a 50 watt.

La presenza sempre più massiccia di queste antenne vicino agli edifici sta suscitando notevoli preoccupazioni per i possibili rischi per la salute in particolare per il cancro, da parte di coloro clic si trovano in prossimità di questi impianti, come conseguenza di un’esposizione continua al campo elettromagnetico anche se a bassi livelli di intensità.

Per rispondere alle preoccupazioni dell'opinione pubblica sono state realizzate diverse campagne di misura in edifici prossimi a tali antenne per conoscere il livello di campo elettromagnetico presente.

La maggior parte dei rilievi effettuati in prossimità di queste antenne hanno mostrato livelli di campo molto bassi, in genere mai superiori ai valori limite contenuti nella normativa di protezione sanitaria che, per le antenne radiobase, sono pari a 20 V/m (previsti da alcune Regioni) o 42 V/m (previsti da alcuni organismi internazionali come l’IRPA/INIRCP, ANSI. CENELEC).

In realtà, i livelli misurati risultano spesso inferiori anche ai valori limite previsti nel Decreto del Ministero dell'Ambiente di prossima approvazione, pari cioè 6 V/m, che, come è noto, tiene conto anche dell'esposizione a lungo termine.

I valori rilevati sono in accordo con campagne di misura effettuate in altri paesi.

Livelli così bassi sono giustificati anche dalle basse potenze di uscita del sistema e, inoltre, sono dovuti soprattutto ai lobi secondari di emissione delle antenne e non a quello principale che è direzionale.

Tutto ciò porta alla conclusione che in prossimità di antenne per telefonia cellulare i livelli di campo elettromagnetico sono molto bassi, se non addirittura confrontabili con il fondo elettromagnetico dovuto ad emittenti radiotelevisive e ad altre sorgenti.

In conseguenza di ciò risulta del tutto inutile effettuare misure di campi elettromagnetici ogni volta che viene installata una nuova antenna purché siano rispettate le procedure di autorizzazione previste.

Tali procedure prevedono che prima dell'installazione di ogni antenna venga espresso un parere sanitario dai Dipartimenti di Prevenzione dell'Azienda USL (AUSL) che si basano sulle valutazioni dei livelli dei campi elettromagnetici nelle zone interessate effettuate da ARPA9.

Succede spesso, però, che gli impianti per telefonia mobile sono costruiti dai gestori tramite una denuncia d'inizio attività e, pertanto, non sono soggetti al parere sanitario da parte dei Dipartimenti di Prevenzione dell'AUSL.

In questi casi l'impianto può sfuggire alla valutazione preventiva di ARPA.

Risulta altresì difficile individuare, con precisione anche le modifiche sostanziali degli impianti già in esercizio che dovrebbero, comunque. essere sempre soggette ad una nuova valutazione dei campi elettromagnetici.

Successivamente al rilascio del parere, può essere opportuno, in presenza di situazioni particolari, come nel caso in cui gli edifici siano molto vicini alle antenne o ci sia un'eccessiva preoccupazione della popolazione residente, effettuare misure dirette nella zona circostante le antenne e rendere pubblici i risultati in modo tale da rassicurare la popolazione ed evitare allarmismi spesso ingiustificati.

Dato che l'inserimento ambientale delle stazioni fisse per telefonia mobile e non, sono di competenza delle Amministrazioni Comunali, queste dovrebbero valutare preventivamente le collocazioni più idonee, in particolare in ambiente urbano, affinché non risultino in contrasto con gli obbiettivi di tutela paesaggistica, ambientale e di salvaguardia della salute.

Nonostante, come già ribadito, in prossimità di antenne radiobase, siamo in presenza di un livello di campo elettromagnetico trascurabile, sono state avviate recentemente, alcune indagini epidemiologiche, soprattutto negli Stati Uniti, tra i residenti, per valutare eventuali rischi sanitari.

I primi risultati saranno noti probabilmente tra qualche anno.

 

Antenne per il telefonino da città
Una nuova applicazione delle comunicazioni terrestri a mobilità locale è il sistema DECT introdotto recentemente anche in Italia.

Il DECT è fisicamente diviso in una parte fissa costituito da stazioni radio base (SRB) e da unità mobili rappresentate dai terminali radio portatili (telefonini).

Con questo sistema è possibile con un semplice apparecchio portatile comunicare sia dall'interno della propria abitazione che all'interno della propria città (per ora il sistema è attivo solo in poche città).

La grossa novità è che l'apparecchio può funzionare sia come cordless di casa e quindi collegato alla base della propria abitazione, sia come cellulare cittadino: il tutto utilizzando lo stesso numero.

Le stazioni radiobase (SRR) sono costituite da antenne di piccole dimensioni ciascuna delle quali serve una porzione di territorio denominata cella di circa 150-200 metri: per poter assicurare la copertura del territorio (in questo caso solo cittadino), queste vengono posizionate in diversi punti all'interno della città.

L’installazione delle antenne può essere a muro od a palo.

Un’installazione a muro avviene ponendo le antenne ad un'altezza compresa fra 4 e 6 metri sugli edifici, avendo cura di disporle in posizione non raggiungibile da finestre, balconi. ecc. e senza ostacoli di propagazione del segnale.

L'installazione a palo avviene alla stessa altezza dal suolo all'interno di parchi o aree in cui non vi sia presenza di edifici con permanenza prolungata di persone.

Il numero delle antenne varia a seconda dell'ampiezza del territorio che si deve coprire.

Per esempio, una città come Torino dovrebbero essere circa 1700 le antenne sparse per la città.

Queste antenne hanno una potenza massima molto bassa pari a 250 mV e operano alla frequenza di 1880-1900 MHz.

L'emissione dei campi elettromagnetici prodotta da ognuna di queste antenne nella zona circostante risulta molto bassa tanto che a 5/6 metri non c'è più nulla.

 

Trasmittenti radiotelevisive
Gli impianti radiofonici e quelli televisivi hanno, generalmente, potenze che variano da alcuni watt ad alcune centinaia di watt. Nel caso di impianti che devono coprire estese aree di servizio si può arrivare anche alle migliaia di watt.

I trasmettitori radiofonici (figura 2) trasmettono segnali modulati in frequenza (FM) nell'intervallo 80-120 MHz mentre, gli impianti televisivi, trasmettono segnali modulati in ampiezza (AM) negli intervalli di frequenze 47-230MHz (VHF) e 470-862 MHz (UHF).

 

 

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I trasmettitori radiofonici sono costituiti, di solito, da antenne tipo yagi, montate in modo da ottenere un segnale polarizzate verticalmente di dimensioni corrispondenti all'incirca a mezza lunghezza d'onda.

Quelli televisivi (figura 3) sono costituiti da pannelli di dimensioni che variano da 2 a 4 metri. contenenti schiere di dipoli montati in polarizzazione orizzontale.

 

 

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A partire dagli anni 70 si è assistito a installazioni di ripetitori radiotelevisivi al di fuori di qualsiasi schema di regolamentazione e, con il tentativo di sovrastare la concorrenza, sono state impiegate potenze sempre più elevate che hanno notevolmente innalzato il fondo elettromagnetico ambientale.

Secondo diverse indagini ambientali effettuate soprattutto negli Stati Uniti, in ambiente urbano i livelli medi di radiofrequenze e microonde attribuibili a ripetitori radiotelevisivi. sono dell'ordine di 0.1V/m.

Il 3% della popolazione urbana sarebbe esposta a campi elettrici > di 1 V/m generati da antenne AM, 0.5 % a campi elettrici > 2 V/m generati da emittenti FM, 0.1 % a campi > 2 V/m generati da antenne TV/VHF e 0.01 % a campi elettrici > 1 V/m generati da trasmettitori TV-UHF (Mantiply et al., 1997).

Inizialmente le antenne radiotelevisive venivano posizionate sopra lo stabile in cui si trovava lo studio di produzione dell'emittente.

Successivamente sono state installate sempre più spesso su siti collinari circostanti la città che sono diventati sedi di una concentrazione selvaggia di impianti radiotelevisivi (figura 4).

 

 

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Negli ultimi tempi, per carenza di nuovi siti collinari disponibili, gli impianti sono stati posizionati sugli stabili più alti all'interno delle città.

Nel passato si poneva molta attenzione a coloro che abitavano nello stabile alla cui sommità erano situati impianti di radiotelediffusione in relazione alla potenziale esposizione a campi elettromagnetici che poteva derivare agli occupanti dello stesso stabile.

Diverse misure di campo elettromagnetico effettuate all'interno di edifici che ospitavano impianti radiotelevisivi, hanno più volte evidenziato una presenza di campo trascurabile.

Successivamente l'attenzione si è spostata su quei siti dove erano addensate le varie antenne.

Anche in questo caso, diverse valutazioni basate su campagne di misura effettuate in prossimità di siti riempiti da antenne radiotelevisive hanno evidenziato la non pericolosità per la popolazione.

Livelli significativi di campo elettromagnetico possono risultare nelle aree immediatamente circostanti gli impianti, mentre è del tutto trascurabile nei confronti dei centri urbani serviti dalle emissioni del sito stesso.

Ciononostante la popolazione che risiede in prossimità di siti ad alta concentrazione di antenne radiotelevisive è spesso allarmata e preoccupata.

Attualmente l'attenzione si è spostata su quegli impianti che, essendo installati negli edifici

più alti in aree urbane, si vengono a trovare molto vicino alle abitazioni.

In questi casi negli edifici vicino a questi impianti, è possibile misurare livelli di campo elettromagnetico piuttosto elevato ed in alcuni casi anche maggiore dei limiti previsti dalle normative protezionistiche.

Per tali motivi, sarebbe opportuno evitare di dislocare nuovi impianti radiotelevisivi negli edifici posti in aree ad alta densità abitativa ma preferire, quando disponibili, siti collinari.

In ogni caso, qualunque sia il luogo in cui dovrà essere installato un impianto, sia questo un sito collinare sia uno stabile, questo dovrebbe essere sottoposto ad un regime autorizzativo che impedisca il perpetuarsi di situazioni fuori da ogni controllo come sino ad oggi si è verificato.

Oltre alla valutazione di impatto ambientale prima dell'installazione di un impianto radiotelevisivo si dovrebbe prevedere un parere sanitario rilasciato dai Dipamimenti di Prevenzione dell'Azienda USL che. si basa sulle valutazioni dei livelli dei campi elettromagnetici nelle zone interessate effettuate da ARPA.

Anche in questo caso, come per le antenne radiobase, esistono modelli di calcolo che permettono di calcolare preventivamente il livello di campo elettrico in prossimità degli edifici prossimi all'impianto anche se spesso la presenza nel sito di altre sorgenti rende difficoltoso conoscere il campo elettromagnetico dovuto a tutte le sorgenti.

Successivamente all'attivazione dell'impianto radiotelevisivo si possono effettuare misure di campo elettromagnetico allo scopo di verificare il rispetto dei limiti previsti dalle normative protezionistiche.

Per quanto riguarda gli studi epidemiologici effettuati su residenti in prossimità di ripetitori radiotelevisivi per accertare l'esistenza di un possibile rischio sanitario, quelli più importanti sono stati effettuati negli ultimi anni.

A titolo di esempio ricordiamo due recenti studi.

Il primo ha riguardato l’incidenza dei tumori nella popolazione residente in prossimità di un grande ripetitore (il ripetitore di Sutton Coldfield) negli anni 1974-1986.

In tale area il valore massimo del campo elettrico era pari a 2 V/m per le emittenti TV e 4.5 V/m per le emittenti radio.

Il rischio di leucemia negli adulti, ha un raggio di 2km intorno al sito, è stato di 1.83, basato su 23 casi osservati e 12 casi attesi. (Dolk et al, 1997 a).

A seguito di questa osservazione, è stata studiata in tutta la Gran Bretagna l'incidenza dei tumori nella popolazione residente in prossimità dei trasmettitori radiotelevisivi con potenza effettiva di almeno 500 kW per la televisione e 250 kW per la radio, con riferimento al periodo 1974-96.(Dolk et al, 1997 ).

Su tutta la popolazione residente in un raggio di 10 km dai ripetitori si sono verificati 3305 casi di leucemia negli adulti numero abbastanza uguale ai casi attesi e con un declino del rischio in funzione della distanza mentre non si sono evidenziati eccessi tra i residenti nel raggio di 2 km.

 

Alcune soluzioni di mitigazione dei campi elettromagnetici ad alta frequenza (rf-mo)
Per ridurre il campo elettromagnetico emesso dalle antenne per la telefonia cellulare uno degli interventi possibili consiste nell'agire direttamente sull'antenna.

Per esempio, una volta verificato che in un'abitazione situata vicino all'antenna, è presente un campo elettromagnetico significativo, si possono adottare alcuni interventi tecnici.

Si può tentare di ridurre il livello del campo agendo sulla potenza dei trasmettitori, oppure sull'inclinazione dell'antenna stessa (tilt) cioè abbassandola o alzandola in modo da modificare la direzione verticale del segnale, o ancora ruotarla orizzontalmente per fare in modo che il fascio principale di onde elettromagnetiche non investa direttamente l'abitazione.

E’ chiaro che tutti questi ed altri interventi che prevedono l'azione direttamente sull'impianto prima di essere effettuati devono essere concordati con i gestori degli impianti che devono assicurare, in ogni caso. sempre la copertura dell’area interessata.

Per quanto riguarda le antenne radiotelevisive sono possibili diversi interventi

Per ridurre i livelli di campo elettromagnetico generato da un sistema d’antenna uno degli interventi possibili consiste nella modifica delle caratteristiche della sorgente.

Si può intervenire attraverso la riduzione della potenza di uno o più trasmettitori.

Un altro metodo è quello di agire sull'antenna attraverso opportune modifiche al diagramma d'irradiazione (per esempio restringendo il lobo del diagramma d'irradiazione) allo scopo di indirizzare la potenza emessa dall'antenna verso direzioni per le quali non diano inconvenienti.

Questo tipo d'intervento è attuabile, purché effettuato da personale altamente tecnico ed in particolare dei gestori in quanto devono conciliarsi con le esigenze tecniche di copertura dell'emittente o delle emittenti.

Anche la modifica della posizione dell'antenna può essere una soluzione per produrre efficaci riduzioni di campo.

Infine si può intervenire attraverso sistemi di schermatura: è noto che gli schermi metallici costituiscono un ostacolo alla propagazione dei campi elettromagnetici attraverso il fenomeno della riflessione o l'assorbimento.

Si ricorda comunque che la possibilità di utilizzare le schermature per ridurre il campo elettromagnetico all'interno della propria abitazione sono piuttosto scarse in quanto per mostrare una qualche efficacia, necessita di strutture metalliche di dimensioni elevate e di difficile impiego.

Al fine di minimizzare l'impatto ambientale degli impianti fissi per la telefonia mobile, andrebbero evitati i tralicci e privilegiati i pali.

Andrebbero inoltre ridotte le dimensioni delle antenne ed il loro numero.

Ricordando che tipicamente ogni cella è dotata di tre antenne, cioè una di trasmissione e due di ricezione, un'ulteriore riduzione dell'impatto ambientale è ottenuta, soprattutto per particolari situazioni architettoniche e paesaggistiche, adottando dispositivi di "duplice" che permettono di utilizzare una sola antenna sia per la trasmissione che per la ricezione.

Il risultato è la riduzione a due del numero di antenne per cella.

Utilizzando poi il dispositivo a duplice abbinato a tecniche di diversità di polarizzazione è possibile inoltre realizzare celle con una sola antenna a doppia polarizzazione.

Purtroppo la possibilità di utilizzare antenne di dimensioni più ridotte od in numero minore è quella di un raggio di celle più piccole e quindi di un maggior numero di sistemi radiobase.

E necessario ricordare anche che l'idea di localizzare queste antenne in siti lontano da centri urbani è di difficile attuazione in quanto non è possibile assicurare la necessaria capacità e quindi il servizio installando le stazioni radiobase lontano dai centri abitati.

Per quanto riguarda le antenne radiotelevisive è necessario ricordare che la maggior parte di queste sono state installate sia nei centri urbani che nei siti collinari e montani, senza nessun controllo, con la conseguenza dì aver deturpato completamente l'ambiente.

Nel caso di nuove installazioni, andranno effettuate migliori scelte dei siti, evitando quei siti che insistono su aree adibite ad attività scolastica, sanitaria e di edilizia residenziale.

 

 

COMMENTO SUL PROGETTO DI LEGGE QUADRO RELATIVO
ALL'INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO


La prima cosa positiva è che si adotta in Italia una legislazione che tiene conto del rischio sanitario per le esposizioni a campi elettromagnetici sia nelle basse frequenze che nelle alte frequenze, per la popolazione e per i lavoratori.
Inoltre la legge si applica ad una vasta gamma di attività: l'unica esclusione è rappresentata dall'esposizione dei pazienti per motivi diagnostici o terapeutici (art.2).
L'articolo 4 tratta delle competenze dello Stato, prima fra tutte quella della determinazione dei valori massimi di esposizione e la cosa innovativa è che tiene conto anche delle esposizioni a lungo termine.
L'art. 5 disegna le competenze delle regioni, province e comuni. In particolare è previsto l'adozione di un piano regionale di localizzazione dell'emittenza radiotelevisiva, l'adozione di un regime autorizzativo dei nuovi impianti e la formulazione dei piani di risanamento sia per impianti radiotelevisivi che per gli elettrodotti che non rispettano i limiti che verranno previsti dai successivi decreti.
L'art. 6 introduce i criteri per la tutela della salute umana che hanno come fondamento l'esame sistematico delle conoscenze scientifiche.
I limiti di esposizione faranno riferimento agli effetti sanitari accertati ed inoltre sono introdotti obbiettivi di qualità da raggiungere in un arco di tempo per garantire una protezione da possibili effetti a lungo termine quali quelli cancerogeni.
L'art. 8 dispone lo svolgimento di campagne di informazione verso l'opinione pubblica concernente i rischi e le precauzioni idonee per ridurli.
L'art. 9 disciplina il regime sanzionatorio.
L'art. 10 attribuisce le funzioni di controllo alle province.
Il progetto di legge quadro è già stato approvato dal Consiglio dei Ministri ed è tuttora oggetto di discussione in parlamento insieme ad altri cinque progetti sullo stesso argomento presentati da diversi gruppi politici.

 

Note 1. Il documento è a disposizione degli interessati presso l'Ufficio Progetto Città Sane dell’osservatorio Epidemiologico Assessorato alla Sanità del Comune dì Bologna. in Via 5. Isaia, 90 - Bologna.

2. L'ARPA di Rimini effettua e valutazioni preventive dei campi elettromagnetici negli edifici circostanti l'impianto radiobase, considerando i limiti suggeriti dalla bozza del Decreto del Ministero dell’Ambiente, pari cioè a 6 V/m. Per tali valutazioni viene utilizzato un modello di calcolo che tiene canto delle caratteristiche tecniche del 'antenna, potenza, diagramma di irradiazione verticale e orizzontale, inclinazione, ecc.). della sua altezza e della distanza dagli edifici vicini. Il calcolo viene effettuato nelle condizioni peggiorative (che la stazione serva tutti i canali contemporaneamente e di conseguenza emetta la massima potenza)

 

 


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